Appunto n. 14
Una pubblicità non voluta, come recita proprio il titolo del seguente articolo che - ironia - non risparmia particolari molto personali, forse superflui, forse evitabili. Non sarà la prima volta. Del resto ogni penna ha il proprio stile.
LA NAZIONE
23 giugno 1982
Chi è la donna giudice alla caccia dell'omicida
E' il sostituto procuratore Silvia Della Monica, titolare con il collega Izzo dell'inchiesta sui delitti del maniaco - Una pubblicità non voluta
La prima volta, cinque anni fa, scioccò qualche collega e qualche avvocato con i capelli bianchi per via di quei blue jeans che all'improvviso spuntarono sotto la severa toga nera da pubblico ministero mentre terminava la requisitoria. Piccola meraviglia di breve durata, presto cancellata dai metodi e dai risultati del suo lavoro. Silvia Della Monica, sostituto procuratore della Repubblica di Firenze, primo magistrato inquirente donna capitato nel barocco edificio di piazza San Firenze, è titolare con il collega Adolfo Izzo dell'inchiesta sul maniacale assassino dei fidanzati. A dare la caccia al mostro che tanto odia le donne, è proprio una donna.
Aggiunta al collega Izzo poco dopo il delitto di Scandicci del 6 giugno 1981, si è trovata per caso di turno nei giorni degli altri due duplici omicidi, il 22 ottobre 1981 e il 19 giugno scorso.
Piccola, esile, bionda, ha ben presto meravigliato i colleghi maschi per la notevole resistenza e la precisione, quasi per la pignoleria, con cui conduce le inchieste. Un temperamento nervoso nascosto dietro occhi azzurri dallo scettico, quasi pigro disegno partenopeo e rivelato solo dal frequente gesto di accendere sigarette.
Arrivò nella procura di Firenze quasi cinque anni fa dopo essere stata pretore a Carpi vicino Modena, e poi a Pontassieve. Era qui quando, il 15 settembre 1974 il mostro colpì la prima volta uccidendo vicino a Borgo San Lorenzo Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore, un ragazzo di Pontassieve.
Essere alle prese quasi quotidianamente con perizie balistiche, necroscopie, sopralluoghi su teatri di delitti, interrogare criminali, interpretare norme di codici non sembra in contrasto con la sua vita familiare. Il marito del sostituto procuratore Silvia Della Monica - che è mamma di un bambino di cinque anni - è un alto funzionario della questura di Firenze.
Poco amante della pubblicità tanto da rifiutare seppur cortesemente ogni intervista personale, Silvia Della Monica è finita spesso sui giornali per le inchieste di cui ha dovuto occuparsi. In particolare si è interessata di quasi tutti i principali casi di droga avvenuti a Firenze negli ultimi anni, accumulando una grossa esperienza nel settore e arrivando a conoscere in modo approfondito la problematica dei tossicodipendenti e della realtà che li circonda così da potersene occupare anche al di fuori del suo specifico lavoro.
Tra le indagini cui ha partecipato va ricordata quella abbastanza recente sul sequestro di Donatella Mosca, moglie di un facoltoso notaio fiorentino, conclusosi con la liberazione dell'ostaggio e la cattura dei banditi.
Della sua vita privata non è possibile sapere niente.
"Il suo hobby - sorride un collega - è il lavoro".
a firma di: M. S.
Non sarà possibile sapere niente della sua vita privata, ma in poche righe ne abbiamo una descrizione fisica e caratteriale e veniamo a conoscenza delle sue origini, dei suoi trascorsi lavorativi, delle sue occupazioni attuali, della sua famiglia. Quest'ultimo particolare per chi scrive era decisamente evitabile, dato che la si presenta come l'antagonista di un killer senza volto e pericolosissimo.
Un antagonista, donna, sempre presente.
Emeroteca di Flanz (La Nazione, giugno 1982)
martedì 13 marzo 2018
martedì 6 febbraio 2018
CLUB ANTI MOSTRO - La Prostituta e il Figlio Invisibile
Appunto n. 13
Sotto la sigla "Club Anti Mostro" pubblicherò una serie di informazioni che ho raccolto negli anni, a volte verbalmente e altre volte in forma scritta. Indagini amatoriali da parte di gruppi di appassionati di nera fiorentini. Perché anche nei primissimi anni 80 c'erano numerosi interessati ai fatti di cronaca che si trovavano e si scambiavano informazioni, che fissavano e facevano macchinate per raggiungere i luoghi degli omicidi a caccia di tracce. Un po' come avviene adesso. E nonostante non possedessero quell'utile strumento che è internet, avevano il vantaggio di effettuale i loro studi nello stesso periodo in cui i delitti avvenivano.
Alcune storie riguarderanno direttamente il Mostro Di Firenze, altre come in questo caso no, ma voglio nel mio piccolo rendere omaggio ai loro lavori che ci raccontano la Firenze di quegli anni. Non è un romanzo, sono tante piccole informazioni che alla fine hanno generato un quadro di insieme su personaggi legati alla prostituzione che dalla piazza arrivava fino a Santa Maria Novella.
Firenze, 1977. Dietro Piazza San Jacopino.
Una coppia di sposini sui trent'anni prende casa al quinto piano di una palazzina.
Partono per le vacanze e al loro ritorno, si ritrovano una denuncia per schiamazzi da parte degli abitanti del quarto piano. Ma i ragazzi, in quella casa, ancora non ci sono mai stati. Una vera e propria denuncia "preventiva". E' solo l'inizio.
La denuncia è stata sporta dalla più che settantenne signora G. vedova B.
Una vita intera trascorsa a prostituirsi.
Eccentrica, bassa, tarchiata, quando esce indossa una pelliccia voluminosa e una vistosa parrucca rossa che la rende inconfondibile. Nel quartiere è conosciuta come "la vecchia".
Quando rimane in casa, urla e impreca senza sosta, contro tutto e tutti.
I bambini del palazzo sanno che quando camminano per le scale, devono fare il massimo silenzio, perché lei li guarda dallo spioncino della porta e se sente un rumore, anche il più impercettibile, scatena la sua ira.
La notte la vedova B. posiziona sul pianerottolo un giradischi dal quale fa suonare a tutto volume, a ripetizione, canzoni romane sboccate, mentre lei fracassa il manico di un ombrello sulla ringhiera.
E quando non si improvvisa deejay, le cose vanno anche peggio: continue telefonate nel cuore della notte. A ripetizione. Senza sosta, fino al mattino.
La nuova coppia ci mette poco a scoprire che prima di loro questa signora irrefrenabile ha fatto scappare ben tredici inquilini.
Gli ultimi erano stati una signora molto anziana con il figlio pugile, un armadio di due metri che una mattina finì per perdere le staffe e, presa "la vecchia" per il bavero, la sbatacchiò contro il muro.
Prima ancora una coppia di anziani, il cui marito ebbe un esaurimento tale che cercò di buttarsi dal terrazzo.
Ma perché nessuno era mai riuscito a farsi valere con lei?
Da dove derivava tutta questa "intoccabilità" della vedova del quarto piano?
Forse dal suo amante, il maresciallo che le aveva pure regalato quell'appartamento?
Ma il maresciallo non era il suo unico amante, stando alle voci di quartiere anche il prete della Chiesa aveva una relazione con lei. Condividevano perfino il cognome.
La vecchia però non viveva sola. Aveva un figlio. I primi anni neanche se ne accorsero dell'esistenza di questo figlio, perché non si vedeva mai. Aveva lavorato per l'azienda telefonica poi diventata Sip (oggi Telecom).
Il figlio aveva circa 45 anni nel 1985.
Quelle rarissime volte che lo si vedeva in giro, anche lui indossava una parrucca rossa, come la madre.
Guidava una Vespa GTR celeste.
Non si hanno altre informazioni su di lui, perché la madre lo teneva segregato in casa.
Lo comandava, lo proteggeva dalle persone là fuori. Ciò che aveva fatto quel figlio, almeno ciò che era a conoscenza degli abitanti del quartiere, era terribile: aveva stuprato una ragazzina.
Una famiglia sicuramente atipica.
Una sera, guardando una trasmissione televisiva di approfondimento sul Massacro Del Circeo, madre e figlio passarono tutto il tempo ad urlare
"Bene! Uccidetele tutte quelle pu**ane! Sono solo delle pu**ane, meritano di morire!"
La coppia di sposini sopportò per otto anni quelle condizioni di convivenza infernale, poi si arrese.
La canzone preferita (Alvaro Amici, Sora Assunta, da YouTube)
Massacro del Circeo (Wikipedia)
Sotto la sigla "Club Anti Mostro" pubblicherò una serie di informazioni che ho raccolto negli anni, a volte verbalmente e altre volte in forma scritta. Indagini amatoriali da parte di gruppi di appassionati di nera fiorentini. Perché anche nei primissimi anni 80 c'erano numerosi interessati ai fatti di cronaca che si trovavano e si scambiavano informazioni, che fissavano e facevano macchinate per raggiungere i luoghi degli omicidi a caccia di tracce. Un po' come avviene adesso. E nonostante non possedessero quell'utile strumento che è internet, avevano il vantaggio di effettuale i loro studi nello stesso periodo in cui i delitti avvenivano.
Alcune storie riguarderanno direttamente il Mostro Di Firenze, altre come in questo caso no, ma voglio nel mio piccolo rendere omaggio ai loro lavori che ci raccontano la Firenze di quegli anni. Non è un romanzo, sono tante piccole informazioni che alla fine hanno generato un quadro di insieme su personaggi legati alla prostituzione che dalla piazza arrivava fino a Santa Maria Novella.
Firenze, 1977. Dietro Piazza San Jacopino.
Una coppia di sposini sui trent'anni prende casa al quinto piano di una palazzina.
Partono per le vacanze e al loro ritorno, si ritrovano una denuncia per schiamazzi da parte degli abitanti del quarto piano. Ma i ragazzi, in quella casa, ancora non ci sono mai stati. Una vera e propria denuncia "preventiva". E' solo l'inizio.
La denuncia è stata sporta dalla più che settantenne signora G. vedova B.
Una vita intera trascorsa a prostituirsi.
Eccentrica, bassa, tarchiata, quando esce indossa una pelliccia voluminosa e una vistosa parrucca rossa che la rende inconfondibile. Nel quartiere è conosciuta come "la vecchia".
Quando rimane in casa, urla e impreca senza sosta, contro tutto e tutti.
I bambini del palazzo sanno che quando camminano per le scale, devono fare il massimo silenzio, perché lei li guarda dallo spioncino della porta e se sente un rumore, anche il più impercettibile, scatena la sua ira.
La notte la vedova B. posiziona sul pianerottolo un giradischi dal quale fa suonare a tutto volume, a ripetizione, canzoni romane sboccate, mentre lei fracassa il manico di un ombrello sulla ringhiera.
E quando non si improvvisa deejay, le cose vanno anche peggio: continue telefonate nel cuore della notte. A ripetizione. Senza sosta, fino al mattino.
La nuova coppia ci mette poco a scoprire che prima di loro questa signora irrefrenabile ha fatto scappare ben tredici inquilini.
Gli ultimi erano stati una signora molto anziana con il figlio pugile, un armadio di due metri che una mattina finì per perdere le staffe e, presa "la vecchia" per il bavero, la sbatacchiò contro il muro.
Prima ancora una coppia di anziani, il cui marito ebbe un esaurimento tale che cercò di buttarsi dal terrazzo.
Ma perché nessuno era mai riuscito a farsi valere con lei?
Da dove derivava tutta questa "intoccabilità" della vedova del quarto piano?
Forse dal suo amante, il maresciallo che le aveva pure regalato quell'appartamento?
Ma il maresciallo non era il suo unico amante, stando alle voci di quartiere anche il prete della Chiesa aveva una relazione con lei. Condividevano perfino il cognome.
La vecchia però non viveva sola. Aveva un figlio. I primi anni neanche se ne accorsero dell'esistenza di questo figlio, perché non si vedeva mai. Aveva lavorato per l'azienda telefonica poi diventata Sip (oggi Telecom).
Il figlio aveva circa 45 anni nel 1985.
Quelle rarissime volte che lo si vedeva in giro, anche lui indossava una parrucca rossa, come la madre.
Guidava una Vespa GTR celeste.
Non si hanno altre informazioni su di lui, perché la madre lo teneva segregato in casa.
Lo comandava, lo proteggeva dalle persone là fuori. Ciò che aveva fatto quel figlio, almeno ciò che era a conoscenza degli abitanti del quartiere, era terribile: aveva stuprato una ragazzina.
Una famiglia sicuramente atipica.
Una sera, guardando una trasmissione televisiva di approfondimento sul Massacro Del Circeo, madre e figlio passarono tutto il tempo ad urlare
"Bene! Uccidetele tutte quelle pu**ane! Sono solo delle pu**ane, meritano di morire!"
La coppia di sposini sopportò per otto anni quelle condizioni di convivenza infernale, poi si arrese.
La canzone preferita (Alvaro Amici, Sora Assunta, da YouTube)
Massacro del Circeo (Wikipedia)
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venerdì 2 febbraio 2018
Golden Gay
Appunto n. 12
La prima parte che leggerete è una mia trascrizione personale perché in rete non ne trovo traccia, la seconda invece è ripresa dal sempre essenziale sito di Flanz.
23 Maggio 1994, Processo Pacciani.
Avvocato Santoni Franchetti:
"Non so se ve ne ricorderete ma uno degli investigatori del delitto del 1983, quello dei tedeschi, dei ragazzi tedeschi nel camper, disse che a una distanza di circa 10 metri dal luogo del delitto era stata rinvenuta e fotografata la copertina di una rivista pornografica. Intorno a questa rivista pornografica vi erano ritagliate pezzi - ritagliate dico con delle forbici, non so anche se vi erano pezzi di fotografie strappate - di altre riviste pornografiche. La difesa siccome questo argomento era stato oggetto di studio da parte di una perizia dei professori modenesi, chiese al Pubblico Ministero di vedere la copertina repertata ma non mi sembra acquisita agli atti e pertanto oggi se ne chiede l'acquisizione spiego brevemente l'importanza del reperto. Quando vidi la copertina che nelle fotografie non si vedeva peraltro molto bene, fui colpito da una circostanza singolare: che su quella copertina si faceva riferimento a un delitto, il cosiddetto Delitto Leroux. Cercammo questa rivista per due motivi fondamentali: sulla rivista si porta il numero 5 e se si va a leggere l'ottica di questi delitti cioè del modo di esecuzione noi vediamo che 74, 81, 81, 82, 83 questo è il quinto delitto. Ma la cosa più singolare è la data di questa rivista, che è del 1981. Ovvero sia è impossibile che quella rivista fosse stata lasciata prima di quella notte. Anche perché gli investigatori dissero - e l'avevano repertata proprio per quel motivo - che la fotografia, quella copertina non portava nessun segno di agenti atmosferici, pioggia, rugiada, sole. E quindi doveva essere stata messa per forza quella notte. Quindi noi ritroviamo quella notte una rivista di due anni prima, ricordiamoci che la serie dei delitti con una certa peculiarità incomincia nel Giugno del 1981, la rivista nasce nell'Aprile del 1981 e che porta "numero 5" come quel delitto e fa un riferimento a un altro delitto. Ritrovata la rivista, e per quello ne chiediamo l'acquisizione perché non era facile nemmeno trovarla, l'abbiamo trovata presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, non esisteva né a Milano né da altre parti. La rivista tratta e quindi chiedo che ne siano acquisite anche le pagine, di un tribunale che fa delle vendette. Cioè oggetto di questa rivista che non è omosessuale ma eterosessuale, a dispetto del nome "Golden Gay" è una rivista eterosessuale a tutto tondo, parla di un tribunale che fa delle vendette. E si conclude questi delitti in un modo molto simile a quello operato sulle vittime dei delitti che vanno dall'81 all'85. Atteso quello che ha detto l'attività investigativa e cioè che quella rivista non poteva essere che lasciata la notte del delitto, atteso il riferimento al numero 5, atteso l'anno di pubblicazione il 1981, atteso il contenuto singolarissimo un tribunale che incarica una persona di compiere una vendetta che poi viene sviluppata in modo molto simile a quello dei delitti, si ha ragione di credere, di ritenere come d'altronde fu pensato in quel periodo, che questa rivista, cioè questa pagina, sia stata posta o dall'autore, o dagli autori o da persone che avevano rapporti con l'autore di questo omicidio.
Quindi io chiedo che venga acquisita agli atti processuali.
Non solo, ma mi riservo, c'è una caratteristica in questa copertina.
E' stata strappata, almeno sembra, bisognerebbe farla vedere Presidente, da una parete.
Era stata appiccicata, forse con della colla o dello scotch, infatti sul retro si vede lo scollamento. La carta patinata è stata tolta e quindi non è possibile nemmeno pensare che questa pagina sia stata tagliata, strappata dalla rivista ma era stata proprio incorniciata. Cioè gli era stato dato un valore specifico. Io penso che anche il dottor Perugini possa vederla eventualmente se la Corte lo riterrà opportuno e le parti saranno consenzienti, per sapere se questo corrisponde a verità. La ringrazio.
Dopo le parti posso produrla, la difesa e il Pubblico Ministero ne hanno già avuto copia."
Presidente:
"La Corte provvedendo sull'istanza di produzione formulata dalla Parte Civile rappresentata dall'avvocato Santoni Franchetti e sentite le altre parti, ritenuto che anche alla produzione documentale in questione si applica il regime di ammissibilità richiamato nella precedente ordinanza odierna e sancito l'articolo 468 codice procedura penale che anche questa produzione è perciò allo stato inammissibile non risultando provata l'impossibilità di tempestiva richiesta a norma dell'articolo 493 comma terzo codice di procedura penale, respinge allo stato l'istanza di produzione.
E quindi questo lo ridiamo all'avvocato Santoni e questa la alleghiamo al verbale."
20 Ottobre 1994, Processo Pacciani.
Avvocato Santoni Franchetti:
"C'è una circostanza importante, verrà ritrovato accanto, a cinque metri circa dal furgone, una rivista, ci sono le fotografie, una rivista che si chiama "Golden Gay" di cui avevamo chiesto l'acquisizione, Presidente, del giornale, era tardiva, ma tardivamente l'avevamo scoperta, però c'è la fotografia e quindi ne possiamo parlare. Ed è una fotografia strana perché parla, questa rivista, di una setta di persone incappucciate e di un patto di sangue, compiono una vendetta con un atto finale che è simile - anche se compiuto a volte su uomini o su donne - a quello fatto dal mostro. La circostanza sarebbe per voi importante se si fosse usato il vecchio rito, acquisizione di altri atti. Nell'agosto del 1983 fu compiuta la perizia psichiatrica su Francesco Vinci. Fu dichiarato completamente sano di mente e lui parlò nell'agosto del 1983 di uomini incappucciati - c'è la perizia - nelle sue ricostruzioni e di patto di sangue. Guarda caso, dopo un mese e mezzo noi troviamo una rivista dell'aprile del 1981, cioè di prima, di pochi mesi prima che cominciassero questi delitti, in cui si parla di uomini incappucciati e di patto di sangue. Combinazione. È una combinazione. Ma chi ce l'ha messa? Dicono i Carabinieri: non era sgualcita, non era bagnata dalla rugiada, da nulla, è stata messa quella notte. Allora, quella notte qualcuno si è divertito a mettere una rivista del 1981 che parla di patto di sangue e di uomini incappucciati. Esattamente quello che dice - e la perizia non è agli atti purtroppo, ma c'è – di Francesco Vinci. Strano, molto, molto strano. Questa difesa di parte civile le cose le deve dire. Arriviamo invece, ed è molto importante, forse il delitto più importante: al 1984, dicevo l'85, l'84 è certamente importante perché voi dovete valutare, e anche su questo aspetto una risposta dalla Corte, un fatto importante. Signori, dopo il 1981 incomincia nei giovani una psicosi. Noi non si va più a fare l'amore in macchina perché veniamo uccisi. Le ragazze, ovviamente, si rifiutavano. Io mi ricordo nell'83 stavo a Borgo San Lorenzo e le coppie si radunavano intorno a un ospedale ancora non ultimato, proprio vicino al paese, nel paese e si vedeva quaranta macchine, cinquanta macchine, venti macchine a volte, tutte vicino, coi Carabinieri che ogni tanto venivano a controllare. La psicosi era enorme. Siamo nell'83. Trovare una coppia, più c'erano le pattuglie della Polizia, pattuglie del Carabinieri, volontari che andavano per le campagne a vedere, a guardare, cacciatori. Una psicosi. È logico, siamo nell'83 devono ancora avvenire il delitto dell'84 e dell'85. Trovare una coppia è difficilissimo, perché i luoghi, i posti sono migliaia. Pensate, il "mostro" colpisce sempre vicino a delle strade abbastanza importanti, ma se uno andasse nelle stradine di campagna poi ve ne è una varietà infinita e le coppie hanno paura; trovare qualcuno senza farsi notare è difficile. E sarà molto importante dopo. Talché nel 1984 penso che purtroppo per i poveri ragazzi di Vicchio fossero fra i pochi a uscire la sera in quel modo. Ma avranno pensato: 'Proprio qui deve venire a colpire?' Tra l'altro la strada è l'unico - io conosco i luoghi del delitto - quella strada è difficilissima da vedere se c'è una macchina, perché? Perché sale cosi, poi fa una curva, un rientro e non si vede da nessuna parte. Cioè, qualcuno dall'esterno non può vedere quel posto, l'hanno detto i Carabinieri, e poi i posti sono sempre lì. Il ragazzo d'altronde ha messo la macchina con la propria spalliera attaccata a una macchia, sulla destra c'è una casa e un prato. Quindi se viene qualcuno lo vede. Lì, con la macchina rivolta verso la strada. Ciononostante l'attacco verrà portato proprio dalla spalliera del guidatore, attaccata alla macchia. Sicché fa presupporre che la persona, o le persone che hanno aggredito quella coppia fossero già lì quando loro sono arrivati. Che vuol dire questo? E vorrà dire dopo, perché conoscere quel posto che non si vede, vivaddio, non può l'omicida aver girato in tutte le stradine, sono, ripeto, migliaia, tutte quelle di campagna, quelle sterrate, per vedere i posti possibili. Deve essere qualcuno che lo conosce molto bene e stiamo attenti, è a pochissimi chilometri dalla zona di Vicchio, è proprio, è quella zona lì. Ma questo delitto non ci dà altre connotazioni salvo una che viene, purtroppo, portato ulteriore oltraggio al seno della ragazza, ed è significativo. Purtroppo sono domande senza risposta. Noi vediamo che in tutti i delitti c'è qualche cosa di oltre, di di più: nel '74 c'è il vestito là sotto, e questo potrebbe essere importante in futuro per voi nel connotare psicologicamente l'omicida. C'è il vestito, poi sarà trovata a Calenzano una pietra rossa misteriosa: i Carabinieri faranno indagini incredibili.. Una pietra da salotto, un fermaporte di marmo, in mezzo a un bosco. Una pietra che ha un certo valore? Non riescono a capirlo. Verrà poi trovata la rivista. Verranno poi fatti altri dati connotativi come il taglio al seno. Nell'81 c'è invece il taglio al pube. Ogni volta c'è un qualcosa di più."
4 Giugno 1997, Processo Compagni Di Merende.
Avvocato Santoni Franchetti:
"Riguardando le carte, mi accorsi che nel delitto del 1983 ai tedeschi, accanto, c'erano delle riviste pornografiche, che nessuno aveva guardato perché le indagini non sempre furono fatte con molta attenzione. State bene attenti perché è fondamentale. Guardando un momento meglio queste riviste, ce n'era una sola, una pagina intera con attorno dei brandelli di foto. E in questa pagina intera notai una cosa strana, che oggi però acquista un significato completamente diverso. Guardando la data, vidi che era del 1981. Dissi 'o mio Dio, come fa a essere una rivista del 1981 se il delitto è del 1983?’. Anche perché, nei rapporti dei Carabinieri c'era scritto che quella rivista era stata messa, e non poteva che essere stata messa quella notte, perché non mostrava i segni di deterioramento che il sole o la rugiada potevano portare. E che poi, che fosse lì dal 1981 era impossibile. Anche perché Presidente, i testi sentiti, gli abitanti - c'è una casa proprio accanto - dissero: 'questo non è luogo dove le coppie vengono a far l'amore, guardoni non ci sono', quindi riviste pornografiche è difficile... ma è del 1981. E lo sapete Presidente di quand'è il primo numero? Il primo numero era dell'aprile del 1981. Quindi quando esce Stefano Mele, esce anche questa rivista che guarda caso era stata appesa a una parte perché dietro si vede lo scotch attaccato e poi quando viene staccata va via e resta la pagina strappata. Ora Presidente, visto che in questo processo appare la figura di Francesco Vinci, è importante parlare un momento - e ve la vorrei far vedere, c'è lo strumento, perché sennò sarà un po' difficile farla, vedere a tutta la Corte - perché dice delle cose, questa rivista, fondamentali. La prima pagina.
(CUT)
Dunque, ripeto, questa rivista è del 1981, va bene? E parla, lo vedremo poi nelle foto a riprova di quello che dico, parla di un gruppo di persone gay che compie delle vendette contro chi gli ha portato dei torti. In fondo vi è la punizione e vedremo che quella punizione portata a coloro che hanno osato offendere questo gruppo di persone è una punizione uguale a quella che avviene nell'omicidio. Però, Presidente, annuncio prima di vedere le immagini, che chiederemo, ai sensi dell'articolo 238 ter di procedura penale, l'acquisizione - il signor Pubblico Ministero dovrà dare il suo parere - della perizia psichiatrica che fu effettuata su Francesco Vinci nell'agosto del 1983. Che cosa voglio dire? Quando leggerò i brani di questa perizia psichiatrica, in cui lui fa delle dichiarazioni importantissime e Francesco Vinci credo che sia morto, non ne dubito, non lo so, ho parlato, non ho letto gli atti.Presidente, intanto leggo che cosa scrive, che cosa dice Francesco Vinci nel 1983, nell'agosto, cioè due mesi prima l'omicidio. Interrogato sulle macchie di Rorschach lui dice: "mah, a me sembra che siano due persone queste qui che stanno portando via una persona così, per le braccia. Sono due esseri umani, va bene, che stanno trascinando via un'altra persona. Ci sono, credo, delle persone con dei mantelli e dei cappucci che portano via un'altra persona".
E i commenti degli psichiatri dicono: ‘ma questo è imputato di omicidio di questo genere e ci dà queste risposte?'.
"E quei tali coi cappucci a che cosa le fanno pensare". "Mah, che sia un tipo di reato, un sequestro di persone, non so, cose del genere". E poi continua: "che cos'è questa?" "Una vagina". Sta interpretando le macchie di Rorschach. Ognuno dice è libero di interpretare a suo modo, fanno gli psichiatri. Certamente è molto strano. E poi continua: "Questi sono uomini incappucciati, questi sono uomini mascherati che legano le mani a un altro uomo, che portano via, e questo è sangue, un altro uomo”. Allora, noi sappiamo che nel 1983, due mesi prima l'omicidio, Francesco Vinci parla in questa perizia di uomini incappucciati, di uomini mascherati e parla esattamente di legame di sangue. Legame di sangue. Io, cioè, che è un giuramento di sangue. Ora io, Presidente le dico questo: quando voi vedrete ora non le possiamo vedere però è interessante la prima foto, perché vi spiegherà il seguito lui, secondo la tesi oggi del Lotti, dell'accusa verrà liberato perché delle persone non vogliono che lui ingiustamente, o giustamente poi non lo sappiamo, rimanga comunque in carcere. Si parla di uomini mascherati e in quella rivista vi sono uomini mascherati. Ve lo farò vedere, va bene? In quella rivista vi sono uomini mascherati. E la punizione è esattamente la stessa che viene, vi è sfondamento anale, in questa rivista la punizione è questa, la morte atroce per sfondamento anale, mentre in questi delitti abbiamo una punizione comunque con asportazione del pube con questo segno.
(CUT)
Insomma, per me è piuttosto importante vedere che una persona, che si dice oggi liberata da costoro, due mesi prima dell'omicidio viene a parlare di pluralità di persone e di persone incappucciate, di persone legate da un giuramento di sangue. Dopo due mesi io mi ritrovo sul luogo dell'omicidio una rivista del 1981, pressoché in data dell'inizio di questi omicidi, che mi parla di uomini incappucciati, di giuramento di sangue - testuale, in quella rivista c'è scritto giuramento di sangue - e di punizione simile a quella che viene compiuta contro. Io che cosa devo pensare, Presidente? Quello che pensai allora: la rivista fu lasciata sul luogo del delitto apposta come messaggio a Francesco Vinci per dirgli: il giuramento di sangue è stato adempiuto.
(CUT)
Come si vedrà nel corso del processo ai Compagni di Merende, l'avvocato propenderà per la ricostruzione del PM. Quindi Francesco Vinci legato a Vanni e Pacciani e via proseguendo nelle confessioni di Lotti.
Personalmente le parole di Vinci durante i test con le macchie non mi impressionano in direzione "secondo e terzo livello del mostro", mi sembrano più in sintonia con l'ambiente dei sequestri.
Quello che mi ha fatto interessare al Golden Gay è piuttosto la - seppur minima - possibilità che chi l'ha posizionato a Giogoli fosse a conoscenza delle risposte di Francesco ai test con gli psichiatri.
Qualche considerazione al di là dell'idea dell'avvocato condivisibile o meno: come si intravede nella foto, la copertina non ha l'angolo in alto a sinistra. Questo fa sorgere il sospetto che la rivista fosse stata trovata come allegato ad un'altra pubblicazione. Negli anni '80 infatti era pratica comune riempire le edicole di pacchetti con più riviste vecchie a poche lire (soprattutto in periodi estivi, ma c'era anche chi abbondava in tal senso durante tutto l'anno come la vecchia edicola all'esterno della Stazione di Santa Maria Novella). Altre volte una vecchia pubblicazione veniva inserita come allegato a una nuova ma privata di un angolo.
C'erano i pacchetti con Topolino, Braccio Di Ferro, con i super-eroi, e poi ovviamente con i giornaletti porno.
Il Golden Gay peraltro andò molto male sia in patria (era infatti la traduzione di una rivista francese) che in Italia dove infatti durò pochi numeri. Non stupisce che sia rimasto tra gli inveduti da riciclare.
AGGIORNAMENTO:
Come ipotizzato sopra, adesso ne abbiamo conferma da queste copie di SuperSex, rivista maggiore della stessa casa editrice del Golden Gay e sempre traduzione della versione pubblicata originariamente in Francia.
Manca l'angolo in alto a sinistra in quanto copie vecchie omaggio ad altre riviste.
Santoni Franchetti - deposizione del 23 Maggio 1994 (AUDIO, dal minuto 30)
Santoni Franchetti - deposizione 20 Ottobre 1994 (TRASCRIZIONE)
Maresciallo Storchi - deposizione del 29 Aprile 1994 (TRASCRIZIONE)
Santoni Franchetti - deposizione del 4 Giugno 1997 (TRASCRIZIONE)
La prima parte che leggerete è una mia trascrizione personale perché in rete non ne trovo traccia, la seconda invece è ripresa dal sempre essenziale sito di Flanz.
23 Maggio 1994, Processo Pacciani.
Avvocato Santoni Franchetti:
"Non so se ve ne ricorderete ma uno degli investigatori del delitto del 1983, quello dei tedeschi, dei ragazzi tedeschi nel camper, disse che a una distanza di circa 10 metri dal luogo del delitto era stata rinvenuta e fotografata la copertina di una rivista pornografica. Intorno a questa rivista pornografica vi erano ritagliate pezzi - ritagliate dico con delle forbici, non so anche se vi erano pezzi di fotografie strappate - di altre riviste pornografiche. La difesa siccome questo argomento era stato oggetto di studio da parte di una perizia dei professori modenesi, chiese al Pubblico Ministero di vedere la copertina repertata ma non mi sembra acquisita agli atti e pertanto oggi se ne chiede l'acquisizione spiego brevemente l'importanza del reperto. Quando vidi la copertina che nelle fotografie non si vedeva peraltro molto bene, fui colpito da una circostanza singolare: che su quella copertina si faceva riferimento a un delitto, il cosiddetto Delitto Leroux. Cercammo questa rivista per due motivi fondamentali: sulla rivista si porta il numero 5 e se si va a leggere l'ottica di questi delitti cioè del modo di esecuzione noi vediamo che 74, 81, 81, 82, 83 questo è il quinto delitto. Ma la cosa più singolare è la data di questa rivista, che è del 1981. Ovvero sia è impossibile che quella rivista fosse stata lasciata prima di quella notte. Anche perché gli investigatori dissero - e l'avevano repertata proprio per quel motivo - che la fotografia, quella copertina non portava nessun segno di agenti atmosferici, pioggia, rugiada, sole. E quindi doveva essere stata messa per forza quella notte. Quindi noi ritroviamo quella notte una rivista di due anni prima, ricordiamoci che la serie dei delitti con una certa peculiarità incomincia nel Giugno del 1981, la rivista nasce nell'Aprile del 1981 e che porta "numero 5" come quel delitto e fa un riferimento a un altro delitto. Ritrovata la rivista, e per quello ne chiediamo l'acquisizione perché non era facile nemmeno trovarla, l'abbiamo trovata presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, non esisteva né a Milano né da altre parti. La rivista tratta e quindi chiedo che ne siano acquisite anche le pagine, di un tribunale che fa delle vendette. Cioè oggetto di questa rivista che non è omosessuale ma eterosessuale, a dispetto del nome "Golden Gay" è una rivista eterosessuale a tutto tondo, parla di un tribunale che fa delle vendette. E si conclude questi delitti in un modo molto simile a quello operato sulle vittime dei delitti che vanno dall'81 all'85. Atteso quello che ha detto l'attività investigativa e cioè che quella rivista non poteva essere che lasciata la notte del delitto, atteso il riferimento al numero 5, atteso l'anno di pubblicazione il 1981, atteso il contenuto singolarissimo un tribunale che incarica una persona di compiere una vendetta che poi viene sviluppata in modo molto simile a quello dei delitti, si ha ragione di credere, di ritenere come d'altronde fu pensato in quel periodo, che questa rivista, cioè questa pagina, sia stata posta o dall'autore, o dagli autori o da persone che avevano rapporti con l'autore di questo omicidio.
Quindi io chiedo che venga acquisita agli atti processuali.
Non solo, ma mi riservo, c'è una caratteristica in questa copertina.
E' stata strappata, almeno sembra, bisognerebbe farla vedere Presidente, da una parete.
Era stata appiccicata, forse con della colla o dello scotch, infatti sul retro si vede lo scollamento. La carta patinata è stata tolta e quindi non è possibile nemmeno pensare che questa pagina sia stata tagliata, strappata dalla rivista ma era stata proprio incorniciata. Cioè gli era stato dato un valore specifico. Io penso che anche il dottor Perugini possa vederla eventualmente se la Corte lo riterrà opportuno e le parti saranno consenzienti, per sapere se questo corrisponde a verità. La ringrazio.
Dopo le parti posso produrla, la difesa e il Pubblico Ministero ne hanno già avuto copia."
Presidente:
"La Corte provvedendo sull'istanza di produzione formulata dalla Parte Civile rappresentata dall'avvocato Santoni Franchetti e sentite le altre parti, ritenuto che anche alla produzione documentale in questione si applica il regime di ammissibilità richiamato nella precedente ordinanza odierna e sancito l'articolo 468 codice procedura penale che anche questa produzione è perciò allo stato inammissibile non risultando provata l'impossibilità di tempestiva richiesta a norma dell'articolo 493 comma terzo codice di procedura penale, respinge allo stato l'istanza di produzione.
E quindi questo lo ridiamo all'avvocato Santoni e questa la alleghiamo al verbale."
20 Ottobre 1994, Processo Pacciani.
Avvocato Santoni Franchetti:
"C'è una circostanza importante, verrà ritrovato accanto, a cinque metri circa dal furgone, una rivista, ci sono le fotografie, una rivista che si chiama "Golden Gay" di cui avevamo chiesto l'acquisizione, Presidente, del giornale, era tardiva, ma tardivamente l'avevamo scoperta, però c'è la fotografia e quindi ne possiamo parlare. Ed è una fotografia strana perché parla, questa rivista, di una setta di persone incappucciate e di un patto di sangue, compiono una vendetta con un atto finale che è simile - anche se compiuto a volte su uomini o su donne - a quello fatto dal mostro. La circostanza sarebbe per voi importante se si fosse usato il vecchio rito, acquisizione di altri atti. Nell'agosto del 1983 fu compiuta la perizia psichiatrica su Francesco Vinci. Fu dichiarato completamente sano di mente e lui parlò nell'agosto del 1983 di uomini incappucciati - c'è la perizia - nelle sue ricostruzioni e di patto di sangue. Guarda caso, dopo un mese e mezzo noi troviamo una rivista dell'aprile del 1981, cioè di prima, di pochi mesi prima che cominciassero questi delitti, in cui si parla di uomini incappucciati e di patto di sangue. Combinazione. È una combinazione. Ma chi ce l'ha messa? Dicono i Carabinieri: non era sgualcita, non era bagnata dalla rugiada, da nulla, è stata messa quella notte. Allora, quella notte qualcuno si è divertito a mettere una rivista del 1981 che parla di patto di sangue e di uomini incappucciati. Esattamente quello che dice - e la perizia non è agli atti purtroppo, ma c'è – di Francesco Vinci. Strano, molto, molto strano. Questa difesa di parte civile le cose le deve dire. Arriviamo invece, ed è molto importante, forse il delitto più importante: al 1984, dicevo l'85, l'84 è certamente importante perché voi dovete valutare, e anche su questo aspetto una risposta dalla Corte, un fatto importante. Signori, dopo il 1981 incomincia nei giovani una psicosi. Noi non si va più a fare l'amore in macchina perché veniamo uccisi. Le ragazze, ovviamente, si rifiutavano. Io mi ricordo nell'83 stavo a Borgo San Lorenzo e le coppie si radunavano intorno a un ospedale ancora non ultimato, proprio vicino al paese, nel paese e si vedeva quaranta macchine, cinquanta macchine, venti macchine a volte, tutte vicino, coi Carabinieri che ogni tanto venivano a controllare. La psicosi era enorme. Siamo nell'83. Trovare una coppia, più c'erano le pattuglie della Polizia, pattuglie del Carabinieri, volontari che andavano per le campagne a vedere, a guardare, cacciatori. Una psicosi. È logico, siamo nell'83 devono ancora avvenire il delitto dell'84 e dell'85. Trovare una coppia è difficilissimo, perché i luoghi, i posti sono migliaia. Pensate, il "mostro" colpisce sempre vicino a delle strade abbastanza importanti, ma se uno andasse nelle stradine di campagna poi ve ne è una varietà infinita e le coppie hanno paura; trovare qualcuno senza farsi notare è difficile. E sarà molto importante dopo. Talché nel 1984 penso che purtroppo per i poveri ragazzi di Vicchio fossero fra i pochi a uscire la sera in quel modo. Ma avranno pensato: 'Proprio qui deve venire a colpire?' Tra l'altro la strada è l'unico - io conosco i luoghi del delitto - quella strada è difficilissima da vedere se c'è una macchina, perché? Perché sale cosi, poi fa una curva, un rientro e non si vede da nessuna parte. Cioè, qualcuno dall'esterno non può vedere quel posto, l'hanno detto i Carabinieri, e poi i posti sono sempre lì. Il ragazzo d'altronde ha messo la macchina con la propria spalliera attaccata a una macchia, sulla destra c'è una casa e un prato. Quindi se viene qualcuno lo vede. Lì, con la macchina rivolta verso la strada. Ciononostante l'attacco verrà portato proprio dalla spalliera del guidatore, attaccata alla macchia. Sicché fa presupporre che la persona, o le persone che hanno aggredito quella coppia fossero già lì quando loro sono arrivati. Che vuol dire questo? E vorrà dire dopo, perché conoscere quel posto che non si vede, vivaddio, non può l'omicida aver girato in tutte le stradine, sono, ripeto, migliaia, tutte quelle di campagna, quelle sterrate, per vedere i posti possibili. Deve essere qualcuno che lo conosce molto bene e stiamo attenti, è a pochissimi chilometri dalla zona di Vicchio, è proprio, è quella zona lì. Ma questo delitto non ci dà altre connotazioni salvo una che viene, purtroppo, portato ulteriore oltraggio al seno della ragazza, ed è significativo. Purtroppo sono domande senza risposta. Noi vediamo che in tutti i delitti c'è qualche cosa di oltre, di di più: nel '74 c'è il vestito là sotto, e questo potrebbe essere importante in futuro per voi nel connotare psicologicamente l'omicida. C'è il vestito, poi sarà trovata a Calenzano una pietra rossa misteriosa: i Carabinieri faranno indagini incredibili.. Una pietra da salotto, un fermaporte di marmo, in mezzo a un bosco. Una pietra che ha un certo valore? Non riescono a capirlo. Verrà poi trovata la rivista. Verranno poi fatti altri dati connotativi come il taglio al seno. Nell'81 c'è invece il taglio al pube. Ogni volta c'è un qualcosa di più."
4 Giugno 1997, Processo Compagni Di Merende.
Avvocato Santoni Franchetti:
"Riguardando le carte, mi accorsi che nel delitto del 1983 ai tedeschi, accanto, c'erano delle riviste pornografiche, che nessuno aveva guardato perché le indagini non sempre furono fatte con molta attenzione. State bene attenti perché è fondamentale. Guardando un momento meglio queste riviste, ce n'era una sola, una pagina intera con attorno dei brandelli di foto. E in questa pagina intera notai una cosa strana, che oggi però acquista un significato completamente diverso. Guardando la data, vidi che era del 1981. Dissi 'o mio Dio, come fa a essere una rivista del 1981 se il delitto è del 1983?’. Anche perché, nei rapporti dei Carabinieri c'era scritto che quella rivista era stata messa, e non poteva che essere stata messa quella notte, perché non mostrava i segni di deterioramento che il sole o la rugiada potevano portare. E che poi, che fosse lì dal 1981 era impossibile. Anche perché Presidente, i testi sentiti, gli abitanti - c'è una casa proprio accanto - dissero: 'questo non è luogo dove le coppie vengono a far l'amore, guardoni non ci sono', quindi riviste pornografiche è difficile... ma è del 1981. E lo sapete Presidente di quand'è il primo numero? Il primo numero era dell'aprile del 1981. Quindi quando esce Stefano Mele, esce anche questa rivista che guarda caso era stata appesa a una parte perché dietro si vede lo scotch attaccato e poi quando viene staccata va via e resta la pagina strappata. Ora Presidente, visto che in questo processo appare la figura di Francesco Vinci, è importante parlare un momento - e ve la vorrei far vedere, c'è lo strumento, perché sennò sarà un po' difficile farla, vedere a tutta la Corte - perché dice delle cose, questa rivista, fondamentali. La prima pagina.
(CUT)
Dunque, ripeto, questa rivista è del 1981, va bene? E parla, lo vedremo poi nelle foto a riprova di quello che dico, parla di un gruppo di persone gay che compie delle vendette contro chi gli ha portato dei torti. In fondo vi è la punizione e vedremo che quella punizione portata a coloro che hanno osato offendere questo gruppo di persone è una punizione uguale a quella che avviene nell'omicidio. Però, Presidente, annuncio prima di vedere le immagini, che chiederemo, ai sensi dell'articolo 238 ter di procedura penale, l'acquisizione - il signor Pubblico Ministero dovrà dare il suo parere - della perizia psichiatrica che fu effettuata su Francesco Vinci nell'agosto del 1983. Che cosa voglio dire? Quando leggerò i brani di questa perizia psichiatrica, in cui lui fa delle dichiarazioni importantissime e Francesco Vinci credo che sia morto, non ne dubito, non lo so, ho parlato, non ho letto gli atti.Presidente, intanto leggo che cosa scrive, che cosa dice Francesco Vinci nel 1983, nell'agosto, cioè due mesi prima l'omicidio. Interrogato sulle macchie di Rorschach lui dice: "mah, a me sembra che siano due persone queste qui che stanno portando via una persona così, per le braccia. Sono due esseri umani, va bene, che stanno trascinando via un'altra persona. Ci sono, credo, delle persone con dei mantelli e dei cappucci che portano via un'altra persona".
E i commenti degli psichiatri dicono: ‘ma questo è imputato di omicidio di questo genere e ci dà queste risposte?'.
"E quei tali coi cappucci a che cosa le fanno pensare". "Mah, che sia un tipo di reato, un sequestro di persone, non so, cose del genere". E poi continua: "che cos'è questa?" "Una vagina". Sta interpretando le macchie di Rorschach. Ognuno dice è libero di interpretare a suo modo, fanno gli psichiatri. Certamente è molto strano. E poi continua: "Questi sono uomini incappucciati, questi sono uomini mascherati che legano le mani a un altro uomo, che portano via, e questo è sangue, un altro uomo”. Allora, noi sappiamo che nel 1983, due mesi prima l'omicidio, Francesco Vinci parla in questa perizia di uomini incappucciati, di uomini mascherati e parla esattamente di legame di sangue. Legame di sangue. Io, cioè, che è un giuramento di sangue. Ora io, Presidente le dico questo: quando voi vedrete ora non le possiamo vedere però è interessante la prima foto, perché vi spiegherà il seguito lui, secondo la tesi oggi del Lotti, dell'accusa verrà liberato perché delle persone non vogliono che lui ingiustamente, o giustamente poi non lo sappiamo, rimanga comunque in carcere. Si parla di uomini mascherati e in quella rivista vi sono uomini mascherati. Ve lo farò vedere, va bene? In quella rivista vi sono uomini mascherati. E la punizione è esattamente la stessa che viene, vi è sfondamento anale, in questa rivista la punizione è questa, la morte atroce per sfondamento anale, mentre in questi delitti abbiamo una punizione comunque con asportazione del pube con questo segno.
(CUT)
Insomma, per me è piuttosto importante vedere che una persona, che si dice oggi liberata da costoro, due mesi prima dell'omicidio viene a parlare di pluralità di persone e di persone incappucciate, di persone legate da un giuramento di sangue. Dopo due mesi io mi ritrovo sul luogo dell'omicidio una rivista del 1981, pressoché in data dell'inizio di questi omicidi, che mi parla di uomini incappucciati, di giuramento di sangue - testuale, in quella rivista c'è scritto giuramento di sangue - e di punizione simile a quella che viene compiuta contro. Io che cosa devo pensare, Presidente? Quello che pensai allora: la rivista fu lasciata sul luogo del delitto apposta come messaggio a Francesco Vinci per dirgli: il giuramento di sangue è stato adempiuto.
(CUT)
Allora dico, questo fatto è fondamentale perché serve a illustrare questa vicenda. Ma vi dirò di più: il Lotti non ha saputo indicare quando avvenne il colloquio fra il Vanni ed il Vinci in San Casciano. Allora dico, ma signori della Corte, possiamo investigare su questo?
(CUT)
Quelli che mi interessano molto sono tutti quegli accertamenti oggettivi che meglio servono a strutturare una sentenza. Perché prima, ripeto, bisogna vagliare questi fatti e poi arrivare alle eventuali condanne o assoluzioni che esse siano. Questo è il senso e lo è sempre stato, Presidente, da 23 anni, di questa parte civile che ha combattuto. Perché questo è un processo anomalo, è diverso, ve l'ho detto. Troppi errori sono stati commessi e non si potrà mai rinfacciare niente a nessuno se siamo esseri civili non lo potremo mai rinfacciare, perché la premessa che ho compiuto inizialmente, la mia premessa iniziale fondamentale, questo è un processo anomalo, misterioso e quindi difficile. I moventi ci sono sostanzialmente sconosciuti. Perché una cosa così atroce, quando parla di vedere quelle maledette fotografie, ne vengo ogni volta sconvolto, Presidente, perché sono una cosa veramente atroce e dietro non ci può essere una banalità, ma qualche cosa di estremamente più complesso che ancora ci è sfuggito."
Come si vedrà nel corso del processo ai Compagni di Merende, l'avvocato propenderà per la ricostruzione del PM. Quindi Francesco Vinci legato a Vanni e Pacciani e via proseguendo nelle confessioni di Lotti.
Personalmente le parole di Vinci durante i test con le macchie non mi impressionano in direzione "secondo e terzo livello del mostro", mi sembrano più in sintonia con l'ambiente dei sequestri.
Quello che mi ha fatto interessare al Golden Gay è piuttosto la - seppur minima - possibilità che chi l'ha posizionato a Giogoli fosse a conoscenza delle risposte di Francesco ai test con gli psichiatri.
Qualche considerazione al di là dell'idea dell'avvocato condivisibile o meno: come si intravede nella foto, la copertina non ha l'angolo in alto a sinistra. Questo fa sorgere il sospetto che la rivista fosse stata trovata come allegato ad un'altra pubblicazione. Negli anni '80 infatti era pratica comune riempire le edicole di pacchetti con più riviste vecchie a poche lire (soprattutto in periodi estivi, ma c'era anche chi abbondava in tal senso durante tutto l'anno come la vecchia edicola all'esterno della Stazione di Santa Maria Novella). Altre volte una vecchia pubblicazione veniva inserita come allegato a una nuova ma privata di un angolo.
C'erano i pacchetti con Topolino, Braccio Di Ferro, con i super-eroi, e poi ovviamente con i giornaletti porno.
Il Golden Gay peraltro andò molto male sia in patria (era infatti la traduzione di una rivista francese) che in Italia dove infatti durò pochi numeri. Non stupisce che sia rimasto tra gli inveduti da riciclare.
AGGIORNAMENTO:
Come ipotizzato sopra, adesso ne abbiamo conferma da queste copie di SuperSex, rivista maggiore della stessa casa editrice del Golden Gay e sempre traduzione della versione pubblicata originariamente in Francia.
Manca l'angolo in alto a sinistra in quanto copie vecchie omaggio ad altre riviste.
Santoni Franchetti - deposizione del 23 Maggio 1994 (AUDIO, dal minuto 30)
Santoni Franchetti - deposizione 20 Ottobre 1994 (TRASCRIZIONE)
Maresciallo Storchi - deposizione del 29 Aprile 1994 (TRASCRIZIONE)
Santoni Franchetti - deposizione del 4 Giugno 1997 (TRASCRIZIONE)
domenica 28 gennaio 2018
MATERIALE INEDITO - il caso Forteto
Appunto n. 11
Tardo pomeriggio del 9 Luglio 2015. Alla libreria IBS di Firenze, viene presentato il libro "Setta Di Stato - il caso Forteto", edito da AB Edizioni.
Partecipano, insieme agli autori Francesco Pini e Duccio Tronci, Gigi Paoli (La Nazione) e Franca Selvatici (La Repubblica), giornalisti che hanno seguito passo dopo passo il recente processo che ha visto coinvolti Rodolfo Fiesoli ed altri 15 imputati.
Mentre riprendo, ad un certo punto Paolo Cochi mi dice di girarmi. E' appena entrato il giornalista Mario Spezi. Rimane in disparte.
AGGIORNAMENTO 1:
Neanche 15 minuti dalla condivisione del link su Facebook che Youtube ha richiesto la chiamata telefonica per confermare la volontarietà della mia pubblicazione
AGGIORNAMENTO 2:
Passati 48 minuti dall'upload del video (dove ho evitato accuratamente di inserire volti e immagini dei protagonisti) Youtube mi ha bloccato il canale e mandato una mail dove "spiega" che il materiale non rispetta le politiche del servizio.
Non so che dire.
Si tratta di una conferenza pubblica!
AGGIORNAMENTO 3:
Ho insistito e alla fine - almeno per il momento - ho vinto. Video nuovamente online. Confermato che dopo 15 minuti dalla pubblicazione è stato segnalato da qualcuno.
SETTA DI STATO - il caso Forteto (ABEdizioni)
Tardo pomeriggio del 9 Luglio 2015. Alla libreria IBS di Firenze, viene presentato il libro "Setta Di Stato - il caso Forteto", edito da AB Edizioni.
Partecipano, insieme agli autori Francesco Pini e Duccio Tronci, Gigi Paoli (La Nazione) e Franca Selvatici (La Repubblica), giornalisti che hanno seguito passo dopo passo il recente processo che ha visto coinvolti Rodolfo Fiesoli ed altri 15 imputati.
Mentre riprendo, ad un certo punto Paolo Cochi mi dice di girarmi. E' appena entrato il giornalista Mario Spezi. Rimane in disparte.
AGGIORNAMENTO 1:
Neanche 15 minuti dalla condivisione del link su Facebook che Youtube ha richiesto la chiamata telefonica per confermare la volontarietà della mia pubblicazione
AGGIORNAMENTO 2:
Passati 48 minuti dall'upload del video (dove ho evitato accuratamente di inserire volti e immagini dei protagonisti) Youtube mi ha bloccato il canale e mandato una mail dove "spiega" che il materiale non rispetta le politiche del servizio.
Non so che dire.
Si tratta di una conferenza pubblica!
AGGIORNAMENTO 3:
Ho insistito e alla fine - almeno per il momento - ho vinto. Video nuovamente online. Confermato che dopo 15 minuti dalla pubblicazione è stato segnalato da qualcuno.
SETTA DI STATO - il caso Forteto (ABEdizioni)
venerdì 26 gennaio 2018
MATERIALE INEDITO - il punto di Vieri Adriani con Paolo Cochi
Appunto n. 10
Altro intervento dalla cena a tema Mostro del 19 Gennaio scorso.
Stavolta a parlare è l'avvocato Vieri Adriani.
Canale YOUTUBE (Appunti Sul Mostro)
Altro intervento dalla cena a tema Mostro del 19 Gennaio scorso.
Stavolta a parlare è l'avvocato Vieri Adriani.
Canale YOUTUBE (Appunti Sul Mostro)
giovedì 25 gennaio 2018
MATERIALE INEDITO - Eraldo Stefani avvocato di Francesco Vinci
Appunto n. 9
Inauguro oggi il nuovo canale YouTube dove metterò video di conferenze, audio restaurati e magari anche qualche escursione campagnola e interviste (insomma, si vedrà).
Si inizia con il recentissimo intervento dell'avvocato Eraldo Stefani che difese prima Francesco Vinci e poi successivamente gli interessi dei suoi familiari al primo Processo Pacciani nel 1994.
Gradito spettatore della cena a tema Mostro avvenuta il 19 Gennaio di quest'anno, ha poi preso la parola dimostrando una passione ancora molto accesa per questa vicenda.
Canale YOUTUBE (Appunti Sul Mostro)
Inauguro oggi il nuovo canale YouTube dove metterò video di conferenze, audio restaurati e magari anche qualche escursione campagnola e interviste (insomma, si vedrà).
Si inizia con il recentissimo intervento dell'avvocato Eraldo Stefani che difese prima Francesco Vinci e poi successivamente gli interessi dei suoi familiari al primo Processo Pacciani nel 1994.
Gradito spettatore della cena a tema Mostro avvenuta il 19 Gennaio di quest'anno, ha poi preso la parola dimostrando una passione ancora molto accesa per questa vicenda.
Canale YOUTUBE (Appunti Sul Mostro)
mercoledì 17 gennaio 2018
MATERIALE INEDITO - Gente del 28 Giugno 1982
Appunto n. 8
Primo materiale inedito che diffondo su questo spazio virtuale. Si tratta di un reportage molto vecchio della rivista GENTE. Avendo ricevuto solo i ritagli delle pagine in questione, non so esattamente quando è stato pubblicato, ma si tratta del numero di fine Giugno 1982, metto come data fittizia il 28 Giugno 1982 perché è quando sono nato io (...). L'articolo racconta le reazioni delle famiglie Mainardi e Migliorini a distanza di una settimana dal tragico evento ed è impreziosito da immagini inedite. Tra qualche giorno avrete modo di vedere le pagine in questione sull'Emeroteca di Flanz Vinci, sito che merita di raccogliere tutto il materiale storico sul Mostro Di Firenze. Prossimamente pubblicherò altri articoli inediti, conferenze nuove e se interesseranno anche alcune udienze del Processo ai "Compagni di Merende" da me restaurate perché inascoltabili nella versione gentilmente diffusa su Radio Radicale.
NB: ancora non è avvenuto il collegamento con Signa e quindi si pensa che sia il quarto duplice delitto.
In otto anni ha ucciso otto volte
FIRENZE IDENTIKIT DI UN MOSTRO
"Il maniaco che aggredisce le coppie di fidanzati", dice lo psichiatra Giovanni Spadazzi "è un uomo sulla cinquantina che ha avuto in passato un forte "choc", di estrazione sociale elevata, capace di usare il bisturi" - "Nell'ultimo delitto, a Montespertoli, non ha avuto il tempo di portare a termine il suo piano e non ha compiuto la mutilazione su corpo della ragazza" - Parlano i genitori delle vittime
di PIERO POGGIO
Montespertoli (Firenze), giugno
"Quella maledetta sera sono andata a letto verso mezzanotte. Ero preoccupata per il ritardo di Antonella, che era sempre tornata a casa prima di quell'ora. Avevo preso sonno da poco, quando hanno suonato alla porta i parenti di Paolo in preda a grande agitazione per una telefonata ricevuta dai carabinieri. "Bisogna andare subito", hanno detto a me e a mio marito. "I ragazzi hanno avuto un incidente". Ho subito temuto che fosse accaduto qualcosa di grave, ma certo non avrei immaginato di trovare la mia povera creatura morta, uccisa da un pazzo con tre colpi di pistola nella testa. Paolo, il suo ragazzo, era in coma: è morto all'alba. Da quella terribile notte, è trascorsa più di una settimana e non riesco ancora a rendermi conto che Antonella non c'è più: la vedo sempre davanti a me, mi sembra di sentire la sua voce. Vorrei essere lontana da qui, dai ricordi, lontana dalla realtà. Mio marito ed io siamo distrutti, siamo disperati".
Adriana Migliorini parla a bassa voce, misurando le parole, senza più lacrime. E' con lei suo marito Renato, operaio alla Manetti e Roberts di Calenzano. Ci troviamo nella loro casa di Montespertoli, un paese circondato da vigneti e uliveti al culmine di una collina, a 30 chilometri da Firenze. Il fatto è accaduto a poca distanza da qui, nel fondovalle. Paolo Mainardi, meccanico di 22 anni, e Antonella Migliorini, sartina, di 20 anni, sono stati uccisi spietatamente dal maniaco sessuale che da alcuni anni ormai colpisce impunito nella campagna fiorentina, mentre erano a bordo della loro auto in sosta. E' la quarta coppia di fidanzati assassinata dal folle omicida.
POSTI SOLITARI
"Raccomandavo sempre a mia figlia di stare attenta", dice Renato Migliorini. "Quando, nell'ottobre dell'anno scorso, ci fu il delitto di Calenzano, proprio vicino alla fabbrica dove lavoro, ne parlammo in casa e io dissi ad Antonella che doveva essere prudente quando usciva la sera con il fidanzato, che doveva stare attenta a non sostare in posti solitari, che non doveva fermarsi per nessun motivo".
"Antonella", aggiunge la mamma "ci rassicurava". Diceva che a lei certe cose non potevano accadere. Tutti noi, quando succede un fatto grave, una disgrazia, siamo portati a pensare che non saremo mai coinvolti in un episodio analogo. Ma tutto si dimentica. Passata l'impressione per quel delitto, così come era successo per i precedenti, non ci si pensava più. La vita va avanti. Inoltre qui in paese non è mai accaduto niente di grave: siamo tutta gente tranquilla, lavoratori".
La signora Migliorini parla di sua figlia. Dopo l'iniziale riserbo, si sfoga, libera la tensione che ha dentro di sé. "Era una ragazza allegra, serena, una brava figlia. Dopo la scuola dell'obbligo, aveva preferito lasciare gli studi e trovare un lavoro presso una ditt di confezioni. Con Paolo era fidanzata da qualche anno ma si conoscevano da sempre. Stavano facendo progetti di matrimonio e forse si sarebbero già sposati, se Paolo non avesse perduto il padre e, per questo motivo, non avesse dovuto rinviare il matrimonio. La sera, quando usciva, Antonella mi diceva sempre dove andava; se faceva un po' più tardi del solito, se decideva magari di andare al cinema, mi telefonava: "Mamma non preoccuparti".
"Io, invece, mi preoccupavo sempre", interviene il padre "perché so cosa è la vita oggi e vedo tutto il male che ci circonda. Ma adesso è inutile parlare. Ho anche detto al capitano dei carabinieri che fa le indagini di lasciarmi in pace. Non c'è nulla che io possa fare per favorire la scoperta dell'assassino. Tutto è accaduto all'improvviso, senza che potessimo sospettare qualcosa. Non mi interessa ciò che accadrà, resterò indifferente anche se riuscissero a prendere l'assassino...".
"Mio marito è di questa idea", continua Adriana Migliorini. "Ieri mi diceva che, se anche si trovasse di fronte all'assassino, non sarebbe capace di torcergli un capello. Forse perché non c'è una spiegazione a quanto è successo ai nostri figli e agli altri ragazzi massacrati da questo folle. Non c'è spiegazione. Eppure, io vorrei conoscere i motivi che inducono questo maniaco a cercare le sue vittime e a ucciderle. Un pazzo sì, ma un pazzo lucido, intelligente, astuto, e per questo tanto più pericoloso."
La descrizione che la mamma di Antonella fa dell'assassino è perfettamente centrata, collima con l'immagine che di lui si sono fatta gli investigatori che gli stanno dando la caccia da quasi otto anni. Fu infatti il 15 settembre 1974 che si svolse il primo atto di questa allucinante vicenda. Un contadino che si era inoltrato in un campo nei pressi di Borgo San Lorenzo scoprì i cadaveri di due giovani, poi identificati per Pasquale Gentilcore, 19 anni, e Stefania Pettini, 18: i carabinieri, chiamati dal contadino, accertarono che il giovane era stato ucciso a revolverate; il corpo si trovava ancora al posto di guida della "127" a bordo della quale i fidanzati si erano appartati. Il corpo della ragazza era stato invece spostato dal sedile anteriore e completamente denudato dal pazzo omicida, il quale aveva poi eseguito un rito orrendo: per ben 87 volte aveva trafitto la vittima, già uccisa a revolverate, con un'arma da taglio, forse un cacciavite, più verosimilmente un bisturi. L'arma usata per uccidere, come accertarono gli investigatori, era una calibro 22. Appare subito evidente che l'opera devastatrice compiuta dall'assassino sul corpo della ragazza era il frutto di una mente malata. Non si trattava di colpi inferti con violenza, per consumare una vendetta, come avviene nei delitti passionali, ma di ferite provocate da una mano che agiva con calma e quasi con pazienza: 87 volte il folle aveva affondato l'arma nelle carni della sua povera vittima, tracciando strani segni circolari, simili a spirali, attorno ai seni e al pube.
Le indagini condotte su questo primo delitto non approdarono ad alcun risultato. I sospetti, che si erano concentrati su determinate persone, caddero, e la gente, col passare del tempo, dimenticò il tragico fatto di Borgo San Lorenzo. Subito dopo il fatto, però, un criminologo aveva detto: "Il folle omicida tornerà a uccidere fra cinque o sei anni, e se gli andrà bene, lo farà di nuovo in un tempo più breve, e così via, finché non si riuscirà a catturarlo...".
LUCIDA PAZZIA
L'allucinante pazzia del maniaco esplose una seconda volta sette anni dopo, la notte tra il 6 e il 7 giugno 1981. Teatro del nuovo duplice delitto fu un campo nella zona di Scandicci. L'assassino si avvicinò alla "127" a bordo della quale si trovavano Giovanni Foggi, 25 anni, e Carmela Di Nuccio, 20. Sparò alcuni colpi di pistola e uccise i due giovani. Trascurò il cadavere di Giovanni Foggi, che fu trovato al posto di guida (così come era stato trovato sette anni prima Pasquale Gentilcore) e dedicò la sua perversa attenzione al corpo senza vita di Carmela Di Nuccio. Lo trascinò fuori dell'auto, adagiandolo in un vicino fossato. Quindi portò a termine il rituale. In questa occasione, non si accanì sul corpo della vittima come nel primo delitto, ma, con pochi precisi tagli, asportò il pube della giovane donna.
Il delitto di Scandicci venne immediatamente messo in relazione con quello avvenuto sette anni prima a Borgo San Lorenzo. Le analogie erano evidenti, le modalità di esecuzione simili. La polizia scientifica stabilì che i segni sui bossoli trovati accanto all'auto erano incisi dallo stesso percussore che aveva fatto esplodere i proiettili che avevano ucciso, nel 1974, l'altra coppia di fidanzati. Anche il reiterato uso di un'arma da taglio (che sempre più si supponeva potesse essere un bisturi) creava concreti collegamenti tra i due fatti. Il "rituale" compiuto sui cadaveri delle donne confermava inoltre trattarsi dell'opera di un individuo in preda a gravissime tare mentali.
Fu allora che cominciò a prendere consistenza l'ipotesi secondo la quale a compiere gli efferati delitti fosse un individuo in grado di usare l'arma da taglio con estrema perizia: un macellaio, un pellettiere, forse un chirurgo. Si parlò di "implicazioni culturali" nella esecuzione del crimine, poiché alcuni particolari facevano pensare a un autore di perversa raffinatezza.
L'idea del bisturi venne ovviamente collegata all'ambiente medico e furono svolte indagini in questa direzione. La polizia perquisì l'abitazione di un chirurgo sul conto del quale erano nati sospetti, e trovò una pistola calibro 22, un'arma peraltro abbastanza diffusa. Si accertò che non si trattava dell'arma del delitto, e i sospetti sul chirurgo caddero.
Qualche giorno dopo il delitto di Scandicci, la polizia arrestò Enzo Spalletti, un uomo di circa 40 anni, sposato e padre di tre figli. Spalletti vive a Montelupo Fiorentino ed è autista della Misericordia, un ente di estrazione cattolica che risale al '200 e che svolge tra l'altro servizi di pronto soccorso per gli ammalati. Spalletti è appunto conducente di un'autoambulanza. Dopo una serie di interrogatori, Enzo Spalletti fu arrestato sotto l'accusa di duplice omicidio e vilipendio di cadavere.
MACABRO RITUALE
Il terzo delitto, compiuto la sera del 23 ottobre 1981, alla periferia di Prato, scagionò Enzo Spalletti, che fu immediatamente scarcerato, ma ripropose angosciosi interrogativi. La quinta e la sesta vittima del maniaco si chiamavano Stefano Baldi, 26 anni, e Susanna Cambi, 24 anni. L'assassino sparò almeno sette colpi di pistola calibro 22 sulle sue vittime; tanti furono i bossoli rinvenuti sul posto. Il Baldi fu raggiunto da quattro proiettili al cuore e al polmone sinistro. Mentre veniva colpito a morte, tentò forse di opporsi al carnefice, di reagire: il suo corpo fu trovato fuori dall'auto, nell'erba del fossato che costeggiava il viottolo di campagna dove il giovane aveva fermato la "Golf" nera. L'assassino sparò sulla ragazza almeno tre colpi. Poi prese il corpo di Susanna Cambi, lo trascinò fino al fossato, sulla parte opposta della stradina, rispetto al punto dove giaceva il cadavere del Baldi. A questo punto il folle omicida estrasse il coltello e infierì sui due cadaveri: tre coltellate alla schiena del Baldi, due alla schiena della Cambi. Quindi cominciò il solito, macabro "rituale": non più con il coltello (o pugnale che sia), ma con uno strumento molto tagliente e di piccole dimensioni, quasi certamente un bisturi, eseguì una vera e propria "operazione" chirurgica sulla ragazza, asportando il pube.
A distanza di otto mesi da questo terzo delitto, il folle maniaco sessuale è dunque tornato in azione scegliendo come sue nuove vittime Paolo e Antonella. Ma questa volta non è riuscito a portare a compimento il suo macabro disegno di morte. Nella sua mente malata, il folle ha ben chiaro l'epilogo della sua azione: dopo aver ucciso la coppia, si accanisce con il bisturi o con il coltello sul corpo della donna, operando sulla sua intimità. Questa volta non è riuscito a compiere la macabra operazione, a impossessarsi dell'orribile feticcio.
Ecco come gli investigatori hanno ricostruito la scena. Antonella e Paolo hanno cenato a casa del ragazzo e verso le 22,30 si allontanano in macchina. In pochi minuti raggiungono la strada che da Baccaiano porta a Fornacette, a mezzo chilometro dall'incrocio con la Volterrana. Un luogo tranquillo, ma non del tutto isolato, situazione, questa, comune ai precedenti delitti: l'assassino sceglie con cura il teatro delle sue azioni, facendo in modo di avere la possibilità di allontanarsi facilmente.
Eccolo in azione. Si avvicina alla macchina dal lato della guida e spara subito con la sua calibro 22 contro il ragazzo. Quindi punta l'arma contro la ragazza, che è seduta sul sedile posteriore, e la fulmina colpendola alla testa. Ma Paolo è solo ferito e tenta una reazione: accende i fari e innesta la retromarcia. La macchina compie alcuni metri all'indietro, verso la strada principale. Il ragazzo sta per farcela, ma purtroppo l'auto finisce con le ruote posteriori in un fosso. Il folle spara allora in direzione dei fari. Due colpi precisi, e i fari vanno in frantumi. Tornata l'oscurità sul luogo della tragedia, il pazzo si avvicina di nuovo alla macchina, e spara ancora, attraverso il parabrezza, colpendo il ragazzo che si accascia sul volante. Ancora un colpo di grazia, in direzione di Antonella.
FALSI SOSPETTI
A questo punto, qualcosa deve aver disturbato l'azione del mostro. Oramai la macchina si trova nei pressi della strada, possono transitare altre auto. Non c'è tempo per compiere il "rituale" sul corpo della ragazza. Il folle si è reso conto che sta rischiando troppo, e si allontana.
"E' questo un elemento di grande importanza", ci dice il professor Tommaso De Nardo, psichiatra. "Abbiamo infatti a che fare con uno psicopatico che non prova rimorso per i delitti commessi, ma che trae da essi la sua soddisfazione. Agisce al di fuori della realtà, con una logica delirante, e si appaga solo quando compie l'ultimo atto della sua azione delittuosa: il "rituale" sul pube della donna. Questa volta, non è riuscito a portare a termine il disegno, come nelle precedenti occasioni, e si può supporre che sia ora in preda alla disperazione. C'è da averne paura più che mai".
La paura serpeggia a Firenze e in tutta la provincia e produce fenomeni preoccupanti. Dice Piero Magi, direttore de La Nazione: "Riceviamo telefonate da ogni parte. E, come noi, immagino, ne riceveranno la polizia, i carabinieri, la magistratura. Tutti pretendono di aver visto il mostro che uccide e sevizia le giovani coppie; tutti scoprono che il vicino di casa, stamane, è pallido, ha una mano fasciata e l'espressione insolitamente stravolta. Non si ha idea di quante persone, nel racconto che ne fa qualche presunto testimone, si aggirino intorno ai cimiteri nelle ore del crepuscolo, e di quanti irreprensibili professionisti vengano sorpresi all'edicola mentre acquistano pubblicazioni erotiche infilandole frettolosamente nella borsa e trasalendo alla vista di un conoscente.
"Certo il primo dovere di ogni cittadino è quello di difendere, come meglio può, la vita propria e degli altri, e di manifestare i propri sospetti quando questi possano gettare un raggio di luce nel buio di un mistero angoscioso. Ma quanti pericoli questo dovere comporta!
"Ne avemmo la prova, alcuni anni or sono", prosegue Magi "al tempo del delitto Lavorini. Due uomini trovarono la morte (uno si uccise in carcere, l'altro si lasciò morire) per essere stati coinvolti, dalla diceria popolare, nel turpe mondo della pineta e dei ragazzi di vita. Dobbiamo evitare che ciò si ripeta".
Quanto Magi abbia ragione, lo dimostra la vicenda di un noto e stimato chirurgo di Empoli, costretto a presentare querela per diffamazione contro ignoti responsabili dell'inqualificabile linciaggio morale a cui è stato sottoposto in questi giorni.
Un altro personaggio, coinvolto in questa vera e propria caccia alle streghe, ha preferito presentarsi spontaneamente alla polizia.
Alla psicosi, al clima di caccia alle streghe, si sovrappone la domanda che da otto anni non trova risposta: chi è il maniaco assassino? Per ora può dire qualcosa solo lo psichiatra, nella speranza che le indagini in corso approdino a qualche risultato. Ascoltiamo il professor Giovanni Spadazzi: "Ho già espresso il mio pensiero in proposito. Ritengo che si tratti di un individuo in età matura che ha avuto in passato un forte choc emotivo legato al rapporto con una donna. Potrebbe essere un uomo sulla cinquantina, presumibilmente di estrazione sociale elevata, un uomo che possiamo incontrare in strada, in un negozio, in un ufficio, in uno studio medico, senza che desti in noi alcun sospetto.
"Dopo aver scaricatola sua follia, dopo aver eliminato le sue vittime, quest'uomo rientra nella normalità apparente, comportandosi tranquillamente. E' certamente un individuo che conosce l'anatomia umana, e lo si desume dal modo con il quale, nei tre precedenti delitti, ha usato il bisturi o un altro strumento tagliente per operare le mutilazioni. Nell'ultimo delitto, a Montespertoli, non ha avuto il tempo di portare a termine il suo piano e non ha compiuto la mutilazione della donna.
"Per questo, è presumibile che si trovi in uno stato di agitazione e di insoddisfazione che potrebbe portarlo a compiere un altro delitto a breve scadenza. Nella sua mente malata egli è ormai convinto di essere imprendibile. In più, è eccitato da ciò che legge in questi giorni sui giornali ed è quindi pronto a sfidare quanti gli stanno dando la caccia".
Piero Poggio
LA MAMMA DI ANTONELLA Montespertoli (Firenze). Adriana Migliorini, madre di Antonella, la ragazza uccisa dal mostro con il fidanzato. "Mi auguro che si scopra chi è il maniaco e perché ha massacrato i nostri figli e altri poveri ragazzi", dice.
EMEROTECA di Flanz Vinci (articoli scannerizzati da giornali e riviste d'epoca)
Primo materiale inedito che diffondo su questo spazio virtuale. Si tratta di un reportage molto vecchio della rivista GENTE. Avendo ricevuto solo i ritagli delle pagine in questione, non so esattamente quando è stato pubblicato, ma si tratta del numero di fine Giugno 1982, metto come data fittizia il 28 Giugno 1982 perché è quando sono nato io (...). L'articolo racconta le reazioni delle famiglie Mainardi e Migliorini a distanza di una settimana dal tragico evento ed è impreziosito da immagini inedite. Tra qualche giorno avrete modo di vedere le pagine in questione sull'Emeroteca di Flanz Vinci, sito che merita di raccogliere tutto il materiale storico sul Mostro Di Firenze. Prossimamente pubblicherò altri articoli inediti, conferenze nuove e se interesseranno anche alcune udienze del Processo ai "Compagni di Merende" da me restaurate perché inascoltabili nella versione gentilmente diffusa su Radio Radicale.
NB: ancora non è avvenuto il collegamento con Signa e quindi si pensa che sia il quarto duplice delitto.
In otto anni ha ucciso otto volte
FIRENZE IDENTIKIT DI UN MOSTRO
"Il maniaco che aggredisce le coppie di fidanzati", dice lo psichiatra Giovanni Spadazzi "è un uomo sulla cinquantina che ha avuto in passato un forte "choc", di estrazione sociale elevata, capace di usare il bisturi" - "Nell'ultimo delitto, a Montespertoli, non ha avuto il tempo di portare a termine il suo piano e non ha compiuto la mutilazione su corpo della ragazza" - Parlano i genitori delle vittime
di PIERO POGGIO
Montespertoli (Firenze), giugno
"Quella maledetta sera sono andata a letto verso mezzanotte. Ero preoccupata per il ritardo di Antonella, che era sempre tornata a casa prima di quell'ora. Avevo preso sonno da poco, quando hanno suonato alla porta i parenti di Paolo in preda a grande agitazione per una telefonata ricevuta dai carabinieri. "Bisogna andare subito", hanno detto a me e a mio marito. "I ragazzi hanno avuto un incidente". Ho subito temuto che fosse accaduto qualcosa di grave, ma certo non avrei immaginato di trovare la mia povera creatura morta, uccisa da un pazzo con tre colpi di pistola nella testa. Paolo, il suo ragazzo, era in coma: è morto all'alba. Da quella terribile notte, è trascorsa più di una settimana e non riesco ancora a rendermi conto che Antonella non c'è più: la vedo sempre davanti a me, mi sembra di sentire la sua voce. Vorrei essere lontana da qui, dai ricordi, lontana dalla realtà. Mio marito ed io siamo distrutti, siamo disperati".
Adriana Migliorini parla a bassa voce, misurando le parole, senza più lacrime. E' con lei suo marito Renato, operaio alla Manetti e Roberts di Calenzano. Ci troviamo nella loro casa di Montespertoli, un paese circondato da vigneti e uliveti al culmine di una collina, a 30 chilometri da Firenze. Il fatto è accaduto a poca distanza da qui, nel fondovalle. Paolo Mainardi, meccanico di 22 anni, e Antonella Migliorini, sartina, di 20 anni, sono stati uccisi spietatamente dal maniaco sessuale che da alcuni anni ormai colpisce impunito nella campagna fiorentina, mentre erano a bordo della loro auto in sosta. E' la quarta coppia di fidanzati assassinata dal folle omicida.
POSTI SOLITARI
"Raccomandavo sempre a mia figlia di stare attenta", dice Renato Migliorini. "Quando, nell'ottobre dell'anno scorso, ci fu il delitto di Calenzano, proprio vicino alla fabbrica dove lavoro, ne parlammo in casa e io dissi ad Antonella che doveva essere prudente quando usciva la sera con il fidanzato, che doveva stare attenta a non sostare in posti solitari, che non doveva fermarsi per nessun motivo".
"Antonella", aggiunge la mamma "ci rassicurava". Diceva che a lei certe cose non potevano accadere. Tutti noi, quando succede un fatto grave, una disgrazia, siamo portati a pensare che non saremo mai coinvolti in un episodio analogo. Ma tutto si dimentica. Passata l'impressione per quel delitto, così come era successo per i precedenti, non ci si pensava più. La vita va avanti. Inoltre qui in paese non è mai accaduto niente di grave: siamo tutta gente tranquilla, lavoratori".
La signora Migliorini parla di sua figlia. Dopo l'iniziale riserbo, si sfoga, libera la tensione che ha dentro di sé. "Era una ragazza allegra, serena, una brava figlia. Dopo la scuola dell'obbligo, aveva preferito lasciare gli studi e trovare un lavoro presso una ditt di confezioni. Con Paolo era fidanzata da qualche anno ma si conoscevano da sempre. Stavano facendo progetti di matrimonio e forse si sarebbero già sposati, se Paolo non avesse perduto il padre e, per questo motivo, non avesse dovuto rinviare il matrimonio. La sera, quando usciva, Antonella mi diceva sempre dove andava; se faceva un po' più tardi del solito, se decideva magari di andare al cinema, mi telefonava: "Mamma non preoccuparti".
"Io, invece, mi preoccupavo sempre", interviene il padre "perché so cosa è la vita oggi e vedo tutto il male che ci circonda. Ma adesso è inutile parlare. Ho anche detto al capitano dei carabinieri che fa le indagini di lasciarmi in pace. Non c'è nulla che io possa fare per favorire la scoperta dell'assassino. Tutto è accaduto all'improvviso, senza che potessimo sospettare qualcosa. Non mi interessa ciò che accadrà, resterò indifferente anche se riuscissero a prendere l'assassino...".
"Mio marito è di questa idea", continua Adriana Migliorini. "Ieri mi diceva che, se anche si trovasse di fronte all'assassino, non sarebbe capace di torcergli un capello. Forse perché non c'è una spiegazione a quanto è successo ai nostri figli e agli altri ragazzi massacrati da questo folle. Non c'è spiegazione. Eppure, io vorrei conoscere i motivi che inducono questo maniaco a cercare le sue vittime e a ucciderle. Un pazzo sì, ma un pazzo lucido, intelligente, astuto, e per questo tanto più pericoloso."
La descrizione che la mamma di Antonella fa dell'assassino è perfettamente centrata, collima con l'immagine che di lui si sono fatta gli investigatori che gli stanno dando la caccia da quasi otto anni. Fu infatti il 15 settembre 1974 che si svolse il primo atto di questa allucinante vicenda. Un contadino che si era inoltrato in un campo nei pressi di Borgo San Lorenzo scoprì i cadaveri di due giovani, poi identificati per Pasquale Gentilcore, 19 anni, e Stefania Pettini, 18: i carabinieri, chiamati dal contadino, accertarono che il giovane era stato ucciso a revolverate; il corpo si trovava ancora al posto di guida della "127" a bordo della quale i fidanzati si erano appartati. Il corpo della ragazza era stato invece spostato dal sedile anteriore e completamente denudato dal pazzo omicida, il quale aveva poi eseguito un rito orrendo: per ben 87 volte aveva trafitto la vittima, già uccisa a revolverate, con un'arma da taglio, forse un cacciavite, più verosimilmente un bisturi. L'arma usata per uccidere, come accertarono gli investigatori, era una calibro 22. Appare subito evidente che l'opera devastatrice compiuta dall'assassino sul corpo della ragazza era il frutto di una mente malata. Non si trattava di colpi inferti con violenza, per consumare una vendetta, come avviene nei delitti passionali, ma di ferite provocate da una mano che agiva con calma e quasi con pazienza: 87 volte il folle aveva affondato l'arma nelle carni della sua povera vittima, tracciando strani segni circolari, simili a spirali, attorno ai seni e al pube.
Le indagini condotte su questo primo delitto non approdarono ad alcun risultato. I sospetti, che si erano concentrati su determinate persone, caddero, e la gente, col passare del tempo, dimenticò il tragico fatto di Borgo San Lorenzo. Subito dopo il fatto, però, un criminologo aveva detto: "Il folle omicida tornerà a uccidere fra cinque o sei anni, e se gli andrà bene, lo farà di nuovo in un tempo più breve, e così via, finché non si riuscirà a catturarlo...".
LUCIDA PAZZIA
L'allucinante pazzia del maniaco esplose una seconda volta sette anni dopo, la notte tra il 6 e il 7 giugno 1981. Teatro del nuovo duplice delitto fu un campo nella zona di Scandicci. L'assassino si avvicinò alla "127" a bordo della quale si trovavano Giovanni Foggi, 25 anni, e Carmela Di Nuccio, 20. Sparò alcuni colpi di pistola e uccise i due giovani. Trascurò il cadavere di Giovanni Foggi, che fu trovato al posto di guida (così come era stato trovato sette anni prima Pasquale Gentilcore) e dedicò la sua perversa attenzione al corpo senza vita di Carmela Di Nuccio. Lo trascinò fuori dell'auto, adagiandolo in un vicino fossato. Quindi portò a termine il rituale. In questa occasione, non si accanì sul corpo della vittima come nel primo delitto, ma, con pochi precisi tagli, asportò il pube della giovane donna.
Il delitto di Scandicci venne immediatamente messo in relazione con quello avvenuto sette anni prima a Borgo San Lorenzo. Le analogie erano evidenti, le modalità di esecuzione simili. La polizia scientifica stabilì che i segni sui bossoli trovati accanto all'auto erano incisi dallo stesso percussore che aveva fatto esplodere i proiettili che avevano ucciso, nel 1974, l'altra coppia di fidanzati. Anche il reiterato uso di un'arma da taglio (che sempre più si supponeva potesse essere un bisturi) creava concreti collegamenti tra i due fatti. Il "rituale" compiuto sui cadaveri delle donne confermava inoltre trattarsi dell'opera di un individuo in preda a gravissime tare mentali.
Fu allora che cominciò a prendere consistenza l'ipotesi secondo la quale a compiere gli efferati delitti fosse un individuo in grado di usare l'arma da taglio con estrema perizia: un macellaio, un pellettiere, forse un chirurgo. Si parlò di "implicazioni culturali" nella esecuzione del crimine, poiché alcuni particolari facevano pensare a un autore di perversa raffinatezza.
L'idea del bisturi venne ovviamente collegata all'ambiente medico e furono svolte indagini in questa direzione. La polizia perquisì l'abitazione di un chirurgo sul conto del quale erano nati sospetti, e trovò una pistola calibro 22, un'arma peraltro abbastanza diffusa. Si accertò che non si trattava dell'arma del delitto, e i sospetti sul chirurgo caddero.
Qualche giorno dopo il delitto di Scandicci, la polizia arrestò Enzo Spalletti, un uomo di circa 40 anni, sposato e padre di tre figli. Spalletti vive a Montelupo Fiorentino ed è autista della Misericordia, un ente di estrazione cattolica che risale al '200 e che svolge tra l'altro servizi di pronto soccorso per gli ammalati. Spalletti è appunto conducente di un'autoambulanza. Dopo una serie di interrogatori, Enzo Spalletti fu arrestato sotto l'accusa di duplice omicidio e vilipendio di cadavere.
MACABRO RITUALE
Il terzo delitto, compiuto la sera del 23 ottobre 1981, alla periferia di Prato, scagionò Enzo Spalletti, che fu immediatamente scarcerato, ma ripropose angosciosi interrogativi. La quinta e la sesta vittima del maniaco si chiamavano Stefano Baldi, 26 anni, e Susanna Cambi, 24 anni. L'assassino sparò almeno sette colpi di pistola calibro 22 sulle sue vittime; tanti furono i bossoli rinvenuti sul posto. Il Baldi fu raggiunto da quattro proiettili al cuore e al polmone sinistro. Mentre veniva colpito a morte, tentò forse di opporsi al carnefice, di reagire: il suo corpo fu trovato fuori dall'auto, nell'erba del fossato che costeggiava il viottolo di campagna dove il giovane aveva fermato la "Golf" nera. L'assassino sparò sulla ragazza almeno tre colpi. Poi prese il corpo di Susanna Cambi, lo trascinò fino al fossato, sulla parte opposta della stradina, rispetto al punto dove giaceva il cadavere del Baldi. A questo punto il folle omicida estrasse il coltello e infierì sui due cadaveri: tre coltellate alla schiena del Baldi, due alla schiena della Cambi. Quindi cominciò il solito, macabro "rituale": non più con il coltello (o pugnale che sia), ma con uno strumento molto tagliente e di piccole dimensioni, quasi certamente un bisturi, eseguì una vera e propria "operazione" chirurgica sulla ragazza, asportando il pube.
A distanza di otto mesi da questo terzo delitto, il folle maniaco sessuale è dunque tornato in azione scegliendo come sue nuove vittime Paolo e Antonella. Ma questa volta non è riuscito a portare a compimento il suo macabro disegno di morte. Nella sua mente malata, il folle ha ben chiaro l'epilogo della sua azione: dopo aver ucciso la coppia, si accanisce con il bisturi o con il coltello sul corpo della donna, operando sulla sua intimità. Questa volta non è riuscito a compiere la macabra operazione, a impossessarsi dell'orribile feticcio.
Ecco come gli investigatori hanno ricostruito la scena. Antonella e Paolo hanno cenato a casa del ragazzo e verso le 22,30 si allontanano in macchina. In pochi minuti raggiungono la strada che da Baccaiano porta a Fornacette, a mezzo chilometro dall'incrocio con la Volterrana. Un luogo tranquillo, ma non del tutto isolato, situazione, questa, comune ai precedenti delitti: l'assassino sceglie con cura il teatro delle sue azioni, facendo in modo di avere la possibilità di allontanarsi facilmente.
Eccolo in azione. Si avvicina alla macchina dal lato della guida e spara subito con la sua calibro 22 contro il ragazzo. Quindi punta l'arma contro la ragazza, che è seduta sul sedile posteriore, e la fulmina colpendola alla testa. Ma Paolo è solo ferito e tenta una reazione: accende i fari e innesta la retromarcia. La macchina compie alcuni metri all'indietro, verso la strada principale. Il ragazzo sta per farcela, ma purtroppo l'auto finisce con le ruote posteriori in un fosso. Il folle spara allora in direzione dei fari. Due colpi precisi, e i fari vanno in frantumi. Tornata l'oscurità sul luogo della tragedia, il pazzo si avvicina di nuovo alla macchina, e spara ancora, attraverso il parabrezza, colpendo il ragazzo che si accascia sul volante. Ancora un colpo di grazia, in direzione di Antonella.
FALSI SOSPETTI
A questo punto, qualcosa deve aver disturbato l'azione del mostro. Oramai la macchina si trova nei pressi della strada, possono transitare altre auto. Non c'è tempo per compiere il "rituale" sul corpo della ragazza. Il folle si è reso conto che sta rischiando troppo, e si allontana.
"E' questo un elemento di grande importanza", ci dice il professor Tommaso De Nardo, psichiatra. "Abbiamo infatti a che fare con uno psicopatico che non prova rimorso per i delitti commessi, ma che trae da essi la sua soddisfazione. Agisce al di fuori della realtà, con una logica delirante, e si appaga solo quando compie l'ultimo atto della sua azione delittuosa: il "rituale" sul pube della donna. Questa volta, non è riuscito a portare a termine il disegno, come nelle precedenti occasioni, e si può supporre che sia ora in preda alla disperazione. C'è da averne paura più che mai".
La paura serpeggia a Firenze e in tutta la provincia e produce fenomeni preoccupanti. Dice Piero Magi, direttore de La Nazione: "Riceviamo telefonate da ogni parte. E, come noi, immagino, ne riceveranno la polizia, i carabinieri, la magistratura. Tutti pretendono di aver visto il mostro che uccide e sevizia le giovani coppie; tutti scoprono che il vicino di casa, stamane, è pallido, ha una mano fasciata e l'espressione insolitamente stravolta. Non si ha idea di quante persone, nel racconto che ne fa qualche presunto testimone, si aggirino intorno ai cimiteri nelle ore del crepuscolo, e di quanti irreprensibili professionisti vengano sorpresi all'edicola mentre acquistano pubblicazioni erotiche infilandole frettolosamente nella borsa e trasalendo alla vista di un conoscente.
"Certo il primo dovere di ogni cittadino è quello di difendere, come meglio può, la vita propria e degli altri, e di manifestare i propri sospetti quando questi possano gettare un raggio di luce nel buio di un mistero angoscioso. Ma quanti pericoli questo dovere comporta!
"Ne avemmo la prova, alcuni anni or sono", prosegue Magi "al tempo del delitto Lavorini. Due uomini trovarono la morte (uno si uccise in carcere, l'altro si lasciò morire) per essere stati coinvolti, dalla diceria popolare, nel turpe mondo della pineta e dei ragazzi di vita. Dobbiamo evitare che ciò si ripeta".
Quanto Magi abbia ragione, lo dimostra la vicenda di un noto e stimato chirurgo di Empoli, costretto a presentare querela per diffamazione contro ignoti responsabili dell'inqualificabile linciaggio morale a cui è stato sottoposto in questi giorni.
Un altro personaggio, coinvolto in questa vera e propria caccia alle streghe, ha preferito presentarsi spontaneamente alla polizia.
Alla psicosi, al clima di caccia alle streghe, si sovrappone la domanda che da otto anni non trova risposta: chi è il maniaco assassino? Per ora può dire qualcosa solo lo psichiatra, nella speranza che le indagini in corso approdino a qualche risultato. Ascoltiamo il professor Giovanni Spadazzi: "Ho già espresso il mio pensiero in proposito. Ritengo che si tratti di un individuo in età matura che ha avuto in passato un forte choc emotivo legato al rapporto con una donna. Potrebbe essere un uomo sulla cinquantina, presumibilmente di estrazione sociale elevata, un uomo che possiamo incontrare in strada, in un negozio, in un ufficio, in uno studio medico, senza che desti in noi alcun sospetto.
"Dopo aver scaricatola sua follia, dopo aver eliminato le sue vittime, quest'uomo rientra nella normalità apparente, comportandosi tranquillamente. E' certamente un individuo che conosce l'anatomia umana, e lo si desume dal modo con il quale, nei tre precedenti delitti, ha usato il bisturi o un altro strumento tagliente per operare le mutilazioni. Nell'ultimo delitto, a Montespertoli, non ha avuto il tempo di portare a termine il suo piano e non ha compiuto la mutilazione della donna.
"Per questo, è presumibile che si trovi in uno stato di agitazione e di insoddisfazione che potrebbe portarlo a compiere un altro delitto a breve scadenza. Nella sua mente malata egli è ormai convinto di essere imprendibile. In più, è eccitato da ciò che legge in questi giorni sui giornali ed è quindi pronto a sfidare quanti gli stanno dando la caccia".
Piero Poggio
Montespertoli (Firenze). Antonella Migliorini, 20 anni, e il fidanzato Paolo Mainardi, 22 anni, le ultime vittime del mostro che terrorizza Firenze.
LA MAMMA DI PAOLO Montespertoli (Firenze). La mamma di Paolo Mainardi con alcuni parenti. "Paolo e Antonella avevano deciso di sposarsi", dice la signora Mainardi "e probabilmente l'avrebbero già fatto se qualche mese fa non fosse mancato mio marito". I due ragazzi sono stati uccisi mentre erano appartati in auto alla periferia del paese. Il mostro si è avvicinato all'auto e ha sparato diversi colpi con una pistola calibro 22. Antonella è morta subito. Paolo, rimasto ferito, ha tentato di fuggire con l'auto, ma è finito in un fosso, dove il mostro l'ha colpito a morte.
LA MAMMA DI ANTONELLA Montespertoli (Firenze). Adriana Migliorini, madre di Antonella, la ragazza uccisa dal mostro con il fidanzato. "Mi auguro che si scopra chi è il maniaco e perché ha massacrato i nostri figli e altri poveri ragazzi", dice.
EMEROTECA di Flanz Vinci (articoli scannerizzati da giornali e riviste d'epoca)
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