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domenica 21 giugno 2020

Accanto Al Mostro

Appunto n. 29


ACCANTO AL MOSTRO

L'Anonima Sarda e le armi sepolte dai neofascisti nel Mugello, i guardoni testimoni, il censimento di migliaia di armi, sessantamila scapoli fiorentini analizzati, la mafia internazionale, le scarpe, il deposito di eroina tra Campi e Signa, la lettera che il Mostro ha voluto firmare.
Al centro sempre lei: Silvia Della Monica.
Voglio dedicare questo appunto alla persona che ritengo aver compreso più aspetti di questa immensa vicenda.
Riporto i movimenti a noi noti del magistrato fiorentino fuori dalle indagini sul Mostro, per farsi un quadro della situazione prima dell'orrenda missiva di Scopeti.
Silvia Della Monica dopo aver torchiato sardi e guardoni/testimoni, si sposta all'antidroga.
Il 21 Gennaio del 1983 festeggia un risultato incredibile sequestrando 81 chilogrammi di eroina, nascosti dentro scatole di scarpe all'interno dei magazzini di un calzaturificio tra Campi e Signa.
L'organizzazione criminale viene completamente sgominata nei mesi successivi, mentre a Giogoli il 9 Settembre dello stesso anno vengono uccisi due giovani turisti tedeschi.
Quattro mesi dopo, Rotella fa arrestare Mele e Mucciarini ritenendoli coinvolti negli omicidi del Mostro di Firenze mentre Silvia abbandona definitivamente il caso, totalmente assorbita dalla ricostruzione del giro internazionale di eroina.
Il 18 Aprile del 1984 sui giornali si continua a parlare dei suoi successi: la sua equipe è riuscita ad arrivare fino ai vertici dell'organizzazione mafiosa, arrestando anche i sette "cervelli finanziari".
Shoes Connection, questo il nome dato dai media statunitensi all'operazione che disintegra un giro criminale che ha fatturato mille miliardi in due anni.
Da Palermo a Firenze. E da Firenze a New York. Il successo della nostra è riconosciuto a livello mondiale.
Arriviamo al 21 Luglio del 1984. Sono passati altri tre mesi, ci sono 102 imputati, 50 già in galera. Dai picciotti ai finanzieri nessuno si salva, è la parola fine a quest'indagine.
La fine della Shoes Connection vede il ritorno del Mostro, dopo una settimana esatta:
29 Luglio 1984, Vicchio, duplice omicidio Rontini-Stefanacci.
Il delitto viene firmato senza l'utilizzo del silenziatore e questo consente - grazie a dei testimoni - di risalire all'ora esatta della morte dei giovani.
Il Mostro aveva interesse a farsi sentire?
Ma da chi...
Silvia di sicuro non sembra ascoltarlo, perché sui giornali di lei si continua a parlare esclusivamente per la lotta alla droga.
Nasce la Squadra Anti Mostro, ma lei non ne farà parte.



Ad un mese dal delitto di Vicchio, un giovane ventitreenne di origini olandesi viene trovato morto dopo essersi iniettato una dose di eroina.
Su La Repubblica del 30 Agosto 1984, Della Monica rilascia la seguente dichiarazione in riferimento alla fiala di Naloxone trovata nella tasca del giovane:
"Spesso questi ragazzi credono che con il Naloxone si possono salvare ma non si rendono conto che non fanno in tempo ad iniettarsi il medicinale".
Il Mostro rimane lontano dai suoi pensieri, almeno pubblicamente.
3 Ottobre 1984: i giornali riportano la scarcerazione degli ultimi due "mostri" del "clan" sardo (virgolette obbligatorie), Giovanni Mele e Piero Mucciarini.
Centinaia di migliaia di armi analizzate, sessantamila scapoli della provincia fiorentina messi sotto la lente d'ingrandimento ma del Mostro, quello vero, non c'è traccia.
Per ritrovare sui giornali il nome di Della Monica legato alla serie di delitti ai danni delle coppiette, è necessario l'intervento diretto del Mostro che le invia il noto e macabro plico dopo il suo ultimo delitto.
6, 7 oppure 8 Settembre 1985, Scopeti: viene uccisa una coppia di turisti francesi, in Italia per partecipare ad una fiera commerciale a Bologna.
La ragazza, Nadine Mauriot, era titolare di un negozio di scarpe e voleva vedere nuovi modelli da proporre ai suoi clienti.
Scarpe.
Ancora oggi siamo a chiederci se la coppia francese sia riuscita a partecipare all'esposizione bolognese.
Esistono diciassette scatti fotografici che testimoniano la loro breve vacanza e che potrebbero aiutare a far luce su numerosi aspetti della vicenda, ma sono a tutt'oggi segretati.



Il Mostro ritaglia un piccolo lembo del seno strappato a Nadine e lo inserisce in una busta che imbuca in una cassetta postale vicina ad una abitazione di appoggio di Della Monica. Abitazione non intestata a lei.
E la spedisce mentre Silvia non è presente, presa da altri pensieri.
E' costretta a tornare.
Silvia racconterà molti anni dopo in un intervento nella trasmissione "Chi L'Ha Visto?" del 6 Luglio 2011:
"Lettera che io avevo preventivato. Quindi Piero Vigna mi interrogò a lungo per sapere a chi l'avessi detto."
Scriverà su un documento ufficiale all'attenzione del "signor Procuratore della Repubblica" il 17 settembre 1985 (la versione completa si trova sulla nuova edizione del libro "Al Di Là Di Ogni Ragionevole Dubbio" di Paolo Cochi):
"Le rappresento che mi sono occupata delle indagini fino ai primi del gennaio 1984, epoca in cui chiesi al Procuratore della Repubblica Prof. Enzo Fileno CARABBA, di essere rilevata e sostituita da altro collega in quanto sia motivi di lavoro (ero impegnata nell'istruttoria contro TOMMASO SPADARO e altri conseguente al sequestro di circa 80 chili di eroina avvenuto in Firenze e dovendo espletare rogatorie in U.S.A.) sia motivi familiari (malattia e morte di mia madre), mi impedivano di dedicarmi con sufficiente possibilità di tempo all'assistenza al Giudice Istruttore, essendo stata formalizzata l'inchiesta.
La stampa, mio malgrado, ha sempre dato grosso risalto alla mia partecipazione alle indagini e ricordo in particolare un articolo apparso sulla Nazione di Firenze, scritto da Mario SPEZI, che faceva anche riferimento a persone della mia famiglia.
(vedi Appunto n. 14)
Inoltre lo stesso SPEZI nel suo libro sul mostro di Firenze, parlando degli inquirenti, ha più volte fatto riferimento alla mia persona e a certe impostazioni istruttorie da me date.
E' noto, peraltro, che da tempo io non mi occupo più del caso, sicchè l'inoltro della lettera proprio a me non posso che interpretarlo oltre che come sfida agli inquirenti anche come minaccia.
(CUT)
Devo segnalarLe che
il nostro Ufficio, soprattutto di pomeriggio, è accessibile senza adeguati controlli a chicchessia, e che io trascorro in Procura la maggior parte della giornata, trattenendomi per ragioni di lavoro, fino a notte inoltrata e, comunque, dopo la chiusura del portone principale, con conseguente rientro ad ora tarda all'abitazione.
Ritengo opportuno sottolineare che mi sembra probabile che l'autore dell'anonimo, soprattutto in assenza di pubblicizzazione del suo gesto, possa compiere un ulteriore passo e possa mettersi in contatto con me sia telefonicamente che di persona.
Ossequi."

Il 23 Settembre, come da lei predetto e comunicato in Procura, Silvia riceve una telefonata su una linea privata, non intestata a lei (anche questa!) da un sedicente signor Taddei Gianfranco, in cerca di compagnìa femminile. Non sarà possibile risalire all'ubicazione del chiamante.
Il 26 Settembre del 1985, a seguito di una fuga di notizie nella stessa Procura fiorentina (e che determina l'apertura di un'indagine interna), viene pubblicamente diffusa l'esistenza della lettera col lembo di seno.
Silvia Della Monica è di nuovo pubblicamente protagonista delle vicende del Mostro di Firenze.
Negli stessi giorni arrivano in Procura diverse lettere anonime, alcune vere e proprie minacce, alcune si teme addirittura consegnate a mano.



Avvocato Adriani intervistato su Nove.it il 19 Aprile 2018, riporto alcuni passi che personalmente ritengo interessanti:
"Si va oltre l'orrore: un lembo di seno della ragazza francese viene spedito da una cassetta delle lettere di San Piero a Sieve al magistrato Silvia Della Monica che fino al 1982 aveva indagato sul Mostro e che forse aveva capito qualcosa e quindi occorre punirla, intimorirla al punto da costringerla a richiedere la scorta."
"Probabilmente un assassino istrionico che
ha in odio i propri simili e le Istituzioni
, che prova piacere quando uccide, in un delirio di onnipotenza, e poi si compiace sui giornali del clamore suscitato dalle proprie gesta.
Nel 1981 accade però qualcosa per cui rischia di essere individuato, ma ha amicizie importanti in apparati pubblici e riesce a non farsi beccare.
"


LINK:



domenica 26 gennaio 2020

Scopeti 1983

Appunto n. 27

Scopeti 1983 - prima parte

Sì, 1983, non è un refuso. Le cronache immediatamente successive al duplice omicidio di quell'anno già ci presentano tra le righe la zona che diventerà tristemente nota solo il 9 settembre 1985.
Ma partiamo dall'inizio.

9 settembre 1983 - Giogoli - vittime Uwe Rüsch e Horst Meyer

I due giovani tedeschi erano arrivati a Firenze da qualche giorno con il camper, di giorno visitavano la città e la sera, invece che fermarsi in un camping, andavano alla ricerca di un posto appartato per dormire.
Nella notte di mercoledì (o di giovedì, lui non lo ricorda), il furgone fu visto da una guardia giurata della Metronotte, Giampiero Salvadori, che faceva il suo giro d'ispezione nei pressi delle cantine Serristori di San Casciano.
Il camper era posteggiato di fronte al cancello di una villa e il metronotte bussò allo sportello, con la pila illuminò il volto di Horst Wilhelm Meyer e gli disse che in quel punto non potevano sostare.
Vide nel furgone anche il Rusch Sens che dormiva e gli parve una ragazza.
(La Nazione, 11 settembre 1983)

Per collocare geograficamente di cosa parla l'articolo sul metronotte: le cantine Serristori erano sotto Villa Machiavelli, via Scopeti 64, secondo quanto riferitomi da abitanti della zona.
Il delitto dei francesi di due anni dopo avviene di fronte via Scopeti 124.
L'articolo specifica solo la zona da cui vennero allontanati i tedeschi, un punto favorevole per posizionare il furgoncino, di fronte al cancello di una villa.
Non mi risultano condizioni simili in altre ville della zona a parte quella di fronte agli orrori dell'85.
Due coppie straniere, entrambe in campeggio, nella stessa zona, vittime del mostro di Firenze.
È una coincidenza abbastanza inquietante.
Si può far correre la fantasia ed ipotizzare che il mostro abbia tratto spunto da questo articolo del 1983 per scegliere e studiarsi la zona degli Scopeti in vista dell'85.
Oppure aveva già scelto la piazzola fin dall'83 e il metronotte ha solo rimandato l'inevitabile?
Ma in questo secondo caso, perché intestardirsi sui due ragazzi tedeschi e seguirli (o cercarli) fino ad arrivare a Giogoli per commettere il delitto?
Meno probabile questa possibilità, anche perché i ragazzi andarono a giro anche il giorno dell'omicidio prima di riposizionarsi nello spiazzo di Giogoli all'ora di cena, difatti limitando la presenza del mezzo alla sola notte.
NB: dalle cantine alla piazzola di Scopeti sono meno di 2 minuti in auto, zona battuta dalla guardia giurata. Da Scopeti a Giogoli sono 15 minuti in auto, spostamento dei tedeschi.




La data.
I corpi dei giovani tedeschi vengono trovati ufficialmente il giorno 10, sabato, alle ore 19:30, da Rolf Reinecke che abitava nella villa adiacente, La Sfacciata.
In corsivo, dal blog Calibro22: alcuni testimoni vedevano i tedeschi la mattina quando facevano colazione, poi sparivano per tutto il giorno, quindi ricomparivano la sera intorno alle ore 20:00.
Da accertamenti testimoniali eseguiti su rogatoria, risulta che le vittime sarebbero partite da Monaco il 7 Settembre.
Il metronotte li allontanerebbe quindi dalla piazzola di Scopeti la notte del loro arrivo, mercoledì, oppure giovedì, esattamente il 7 o l'8 Settembre.
La mente corre nuovamente avanti di due anni, al delitto Nadine Mauriot - Jean Michel Kraveichvili, chissà se quella data era importante per lui o è stata solo una casualità, l'ennesima.
Evitiamo ogni commento personale e la aggiungiamo alle "inquietanti coincidenze".

*************

Scopeti 1983 - seconda parte

Trascorrono quattordici anni da quell'articolo.
E' il 1997, il GIDeS ha sostituito la Squadra Anti Mostro e il suo capo, Michele Giuttari, sta divorando ogni faldone dell'inchiesta, anche il più polveroso, a caccia di nuovi spunti.
Durante questa fase, salta fuori un nuovo testimone.

FIRENZE, S' INDAGA SU UN AGGUATO MANCATO
La piazzola degli Scopeti dove nel settembre del 1985 una coppia di francesi fu uccisa dal mostro potrebbe essere stata teatro di un altro delitto mancato.
La squadra mobile di Firenze sta verificando le dichiarazioni che un ex muratore di San Casciano, Giovanni Bonechi, 67 anni, ha rilasciato al Tg1 e al quotidiano 'La Nazione' .
Ieri Bonechi è stato ascoltato per due ore dal capo della mobile Michele Giuttari.
Ha raccontato che in un giorno imprecisato, forse nel 1983 o '84, andando a caccia parcheggiò la sua auto nei pressi della piazzola di Scopeti.
Erano le sei del mattino.
Nella piazzola c' era una tenda verde.
Bonechi stava inoltrandosi nella macchia quando gli si avvicinò un contadino che disse: "Attento perchè qui sparano. Stanotte ho sentito dei colpi, sono uscito per vedere che stava succedendo e vicino alla tenda, che è stata montata ieri sera da un uomo e da una donna, ho visto due bossoli".
I bossoli erano lì.
"Erano di pistola", sostiene Bonechi.
Nella tenda non c' era nessuno.
Forse gli occupanti avevano passato la notte altrove.
Poche ore più tardi la tenda non c' era più.
Ora la polizia sta cercando di identificare il contadino incontrato da Bonechi.
(La Repubblica, 5 gennaio 1997)

Sul fronte delle indagini ieri è stato interrogato, dal capo della Mobile Giuttari, un cacciatore di San Casciano.
L'uomo, Giovanni Bonechi, 66 anni, ha riferito che due anni prima circa del delitto degli Scopeti, nella stessa piazzola dove furono uccisi i due turisti tedeschi, trovò una tenda con fuori dei bossoli.
A segnalargliela era stato un contadino che nella notte aveva udito alcuni spari.
Una semplice testimonianza che avrebbe fatto pensare a un presunto mancato delitto ai danni di una coppietta: un episodio sul quale sono in corso accertamenti.
(Corriere della Sera, 5 gennaio 1997)




Una sintesi delle affermazioni del Bonechi, che ritagliamo da La Nazione:

Il mostro fallì un altro agguato.
Un cacciatore: "forse un altro delitto mancato"
Vide due bossoli di pistola in terra, e un contadino amico gli disse che qualcuno aveva sparato agli occupanti di una tenda
"Ho visto due bossoli agli Scopeti, in quegli anni. Ero andato lì a caccia e insieme a un contadino che abitava nella casa davanti vidi due bossoli per terra.

(l'articolo successivamente fornisce anche un'indicazione più precisa: "contadino che forse ha abitato quella casa sulla collinetta davanti alla piazzola")

Sono sicuro. Erano due bossoli di pistola.
Erano prima di arrivare agli Scopeti, lungo la strada, sulla sinistra.
C'era un contadino che mi conosceva per nome e mi chiamò e mi disse 'oh Bonechi, stanotte hanno sparato'.
Guardai i bossoli per terra, ma non li toccai.
Sarà stato l'80 o gli anni successivi.
Prima di quando ammazzarono i francesi.

(Bonechi poi si confonde sulle date e spara l'86)

Quel contadino ha sentito due botte, di notte. Me lo raccontò lui.
Disse che c'erano due in una tenda tirata su nel bosco e di averli visti scappare.
Lui li aveva visti fare la tenda.
Si salvarono perché si buttarono di sotto dal ciglio della strada.
E lui aveva visto questa scena." 
Bonechi avrebbe parlato dei bossoli con una troupe Tv che gli aveva chiesto di accompagnarla su uno dei luoghi della vicenda.
(La Nazione, 4 gennaio 1997)

Un racconto tardivo, troppo, che quindi solleva legittimi dubbi sulla sua veridicità.
Comunque il 14 Luglio 1997 il Bonechi è di fronte alla Corte, ma l'argomento della tenda e dei bossoli non viene affrontato.
E' una fase in cui si cerca di confermare o smentire la sudditanza psicologica di Lotti nei confronti del Pacciani, si scava quindi sulla sua sessualità.
Per intenderci, è la testimonianza divenuta nota per la frase che gli viene contestata dal Pubblico Ministero "il Lotti era un finocchio, nel senso che andava con gli uomini per pigliarlo in c**o e non per metterlo. Questa voce l'ho sentita tanto tempo fa nel paese di San Casciano, dai primi anni '80 in poi".
Non risulta sia stato rintracciato il testimone degli spari che abitava nei pressi della piazzola, se ancora vivo al momento degli accertamenti del '97.

Niente bossoli conservati, niente denuncia, rimane solo un racconto suggestivo da mettere nel mucchio assieme a tanti altri.


Calibro 22 - delitto Giogoli 1983 - link all'utilissimo blog

venerdì 19 ottobre 2018

Anonimo 1985

Appunto n. 26


9 Settembre 1985
Alle ore 14 di Lunedì un escursionista in cerca di funghi, Luca Santucci, rinviene il cadavere di Jean Michel Kraveichvilj e dà l'allarme.

*****

11 Settembre 1985
Viene inviata alla stazione dei Carabinieri di San Casciano la seguente lettera anonima:

Vogliate al più presto interrogare il nostro concittadino Pacciani Pietro nato a Vicchio e residente nel nostro paese in Piazza del Popolo a Mercatale V.P. Questo individuo a detta di molta gente è stato in carcere per 15 anni per avere ammazzato la propria fidanzata; conosce 1000 mestieri, un uomo scaltro, furbo, "un contadino con le scarpe grosse e il cervello fine". Tiene sotto sequestro tutta la famiglia, la moglie grulla, le figliole non le fa mai uscire di casa, non hanno amicizie. 
Vogliate intervenire ed interrogare l'individuo e le figlie. E' un tiratore scelto.



*****

Gennaio 1993
TG2 Pegaso: Fatti & Opinioni
Ruggero Perugini, capo della SAM, intervistato da Michele Cucuzza:

"Per quanto riguarda il discorso della lettera anonima, di lettere anonime non soltanto in coincidenza coi delitti del mostro, ne sono arrivate in quantità impressionanti che noi abbiamo puntualmente registrato e verificato. Le maglie troppo larghe, le maglie troppo larghe, qualche volta è un’espressione assolutamente, assolutamente impropria, soprattutto quando si tratta di approfondire vicissitudini, vicende di persone che rientrano nel novero dei sospetti, che supera le decine di migliaia e quindi, necessariamente no, non è possibile se non si adotti quello che è un metodo di ricerca, io sono convinto che in un inchiesta, un’indagine come questa poggia su tre elementi fondamentali: un metodo, che sia un metodo specifico, preciso, appositivamente studiato per il tipo di fine che deve conseguire, per il tipo di panorama investigativo che si trova davanti. Una collaborazione più totale, diretta, di tutti coloro che possono essere in qualche modo d’aiuto. La terza cosa è la fatica. Vorrei aggiungere la fortuna, ma non ci possiamo fare affidamento."

*****

24 Maggio 1994
Processo Pacciani.
Rosario Bevacqua, avvocato difensore di Pietro Pacciani, AB.
Paolo Canessa, Pubblico Ministero, PM.
Enrico Ognibene, Presidente.
Ruggero Perugini a deporre, RP.

AB: Poi dice per indurre, chiedo scusa, per far sì che il Pubblico Ministero emetta la informazione di garanzia e lei si preoccupa, lo dice più volte in vari rapporti, state attenti Pacciani deve uscire, se esce è un problema, lo dice più volte, lo indica più volte, qua.
RP: Eh sì. Sì, perché...
AB: State attenti, non lo fate uscire, bisogna addirittura... misura di prevenzione... lei manda...
RP: No, io con la misura di prevenzione non ho nulla a che vedere.
AB: Sì vabbè, ma insomma manda tutta una serie di documenti, addirittura anche al dottor Margara il quale per la prima volta, in prima richiesta non lo fa uscire Pacciani. C'è tutti i documenti agli atti. Lei però in questo documento a pagina 4 del volume C, questo per ricordarlo al signor Pubblico Ministero, parla di una circostanza che secondo me è un po' forzata, mi scusi.
RP: A sua disposizione.
AB: Ecco.
RP: Per chiarimenti.
AB: Subito dopo l'omicidio dell'85, dunque: “E' il caso di far rilevare che l'alibi da lui fornito ai carabinieri di San Casciano che subito dopo l'omicidio dell'85 perquisiscono la sua abitazione di Piazza del Popolo, 7 in quanto in Mercatale, insieme ad una lettera anonima” una lettera anonima, “che lo indica quale responsabile del duplice omicidio dei due cittadini francesi”.
RP: Vuole leggermi testualmente quello che scrivo io?
AB: Guardi, glielo do, così...
RP: Ah, la ringrazio.
AB: Ecco. “Che lo indica quale responsabile del duplice omicidio dei due cittadini francesi”.
RP: Vediamo subito. Mi consenta eh...
AB: Vero?
RP: Sto cercando di...
AB: E' il suo o non è il suo?
RP: Sì è vero. E' vero. Sì, l'ho firmato io quindi l'ho detto io. No, in effetti la lettera anonima dice: “Vogliate”... Prendo atto. Ha ragione. In effetti la lettera anonima che ho detto prima... che ho detto prima oltretutto imprecisa come indicazione, se non vado errato, dice: “Vogliate al più presto interrogare il nostro concittadino” o qualcosa del genere, “perché è un tiratore scelto”...
AB: Trattava male le figlie.
RP: Tratta male le figlie sì, è un tiratore scelto, sì, eccetera, eccetera. E' vero.
AB: E non c’entra assolutamente nulla con i duplici omicidi che lei già attribuisce.
RP: Mi perdoni.
Presidente: Non è esatto avvocato.
AB: Come?
Presidente: Non è esatto.
PM: Signori, la lettera anonima...
Presidente: Pubblico Ministero, per favore parlo io. E' stata mandata in occasione del duplice omicidio, sembra che un collegamento ci sia.
AB: Sissignore, però la leggiamo.
Presidente: Sotto questo profilo e basta.
AB: Certo signor Presidente però la lettera anonima dice tutt'altra cosa. Loro ce l'hanno agli atti.
Presidente: Certo, certo, certo.
AB: E' qualcosa di completamente asettico.
PM: Agli atti no perché gli anonimi non si possono tenere.
AB: Non ce l'hanno agli atti? Allora gliela leggo io.
PM: No. Non la può leggere avvocato.
Presidente: L’abbiamo cassata. Comunque via, il contenuto lo sappiamo avvocato, su.
AB: Ooohh!
RP: Sì.
Presidente: Diciamo però che è stata mandata...
AB: E' stata mandata l’11-9-85
PM: Questo è...
AB: L’11-9-85 alla caserma dei Carabinieri.
Presidente: E l’omicidio dei francesi era avvenuto?
AB: E' dell’8-9-85
Presidente: Appunto, dicevo.
PM: Se non è collegato almeno temporalmente, non lo so...
AB: Ma si dice: vogliate interrogare perché tratta male questo, fa questo..!
Presidente: Vabbè.
AB: Però, chiedo scusa signor Presidente, siccome si inizia questa indagine con questa spinta, con questo suggerimento indagativo io voglio ricordare anche al signor "questore" Perugini...

*****

1996
Grazie a Michele Giuttari, viene scoperto l'autore della lettera anonima dell'85 che punta il dito su Pacciani.
E' stata scritta da un banchiere le cui iniziali sono F e D.



*****

4 Marzo 1998
Aldo Colao, avvocato di parte civile della famiglia Mainardi, intervistato da Barbara Vallini.
Su Radio Radicale è disponibile l'intervista completa.

(cut)
Ho parlato anche dei feticci che nel 1981 erano stati visti da cinque persone che a sorpresa erano arrivati a Montefiridolfi per prendere una casa in affitto di fronte a quella di Pacciani e trovarono, appena arrivati in un resede non esposto sulla pubblica via ma riservato, in un resede di cui in quel periodo poteva disporre soltanto Pacciani, attaccati a un filo, queste cinque persone videro delle cose raccapriccianti.
Pezzettini di pelle e di peli.
A quell'epoca queste persone, nel 1981 io ricordo che ci sono stati due duplici omicidi con escissione del pube di due ragazze.
Nel 1981, a quell'epoca queste persone rabbrividirono e basta, si schifarono.
Ma poi queste persone nel 1985 fecero, considerando che nel frattempo avevano visto il loro vicino Pacciani il comportamento che teneva con le figlie, che aveva un fucile, che addirittura si intendeva di accoppiamenti di serpenti e che spariva il Sabato e la Domenica e che non c'era mai.
E quindi quando ci fu il delitto dell'85, gli omicidi dell'85, queste persone sospettarono che potesse essere il Pacciani uno degli autori.
Ma era un sospetto.
Quindi uno di questi scrisse addirittura una lettera anonima.
Uno di questi scrisse una lettera anonima.
Dice "attenzione a Pacciani Pietro, io non ho elementi però andate a controllarlo."
E poi...
Ma perché furono spinti a scrivere questa lettera anonima?
Perché quei feticci tornarono a mente.
Queste cose orribili tornarono a mente.
Quindi loro fecero il collegamento che queste parti che avevano viste attaccate a un filo potessero essere quelle parti che erano state escisse alle povere ragazze.
Ragion per cui ho portato anche questo riscontro alla Corte, per dire che il Lotti non si poteva essere inventato che il Vanni gli aveva detto che questo medico andava dal Pacciani a ritirare i feticci e veniva pagato per questo.
Tanto più che queste persone sono state riscontrate dal dottor Giuttari.
Mi riservavo di portarle al processo contro Pacciani Pietro però l'uomo è morto. Ora dovrà rendere conto in altra sede, ben altra sede, dei misfatti.
E naturalmente non potrò più portare queste persone, però in questa udienza del processo Vanni, in un'udienza del processo Vanni, il dottor Giuttari capo della Squadra Mobile, proprio sottoposto ad esame da parte di questa Parte Civile ha confermato che queste persone, queste cinque persone videro quelle cose raccapriccianti, molto strane.
E quindi è entrato anche nel Processo Vanni il fatto dei feticci.
E' per questo che io ho portato questo riscontro alla Corte.
Così come ho portato alla Corte il riscontro di questo medico ginecologo, quello che poteva avere un rapporto sia con Pacciani che con l'Angiolina, con la moglie.
Collegando anche una strana aggressione che l'Angiolina subì ad opera di una signora in pelliccia, bionda con parrucca rossa, così io mi ricordo, che aveva appunto dei capelli rossi e che le fornì, dopo un breve ragionare e stare insieme all'Angiolina, quindi vuol dire che l'Angiolina conosceva questa signora altrimenti non la faceva entrare, le dette il tavour.
Al che l'Angiolina si ribellò e intervennero i carabinieri.
Quindi questo significa che una persona di un ceto sociale ben diverso da quello dell'Angiolina perché aveva la pelliccia appunto, quindi naturalmente questo mi dette lo spunto di pensare che poteva essere una persona collegata in un certo qual modo a chi ancora magari o ricattato oppure perché ricattato in passato per cui doveva continuare a dare il denaro ancora, forse, molto probabilmente poteva essere questo medico.
Non dimentichiamoci che a Pacciani sono stati trovati ben 157 milioni di cui un rotolino di 11 milioni sono stati trovati recentemente in occasione della sua morte.
Quindi è molto strano per uno che aveva una pensione di 650 mila lire al mese che a stento basta per mangiare e pagare le cose indispensabili.
Io ho collegato che questa signora potesse in qualche modo essere andata a cancellare qualche prova.
E allora tutte queste cose ho fornito alla Corte.
(incomprensibile)
Sono tutti elementi di valutazione tratti dalle carte processuali.
Dalla documentazione in atti e naturalmente anche da logiche interconnessione fra questi fatti.

*****

18 Agosto 2018
Aldo Colao, intervistato da Raffaella Calandra.
I Racconti di Storiacce, terza puntata.
Su Radio 24 è disponibile l'intervista completa.

Il Mostro in realtà era una figura piuttosto aleatoria.
Si parlava del medico.
Perché non dimentichiamoci che in questi processi (perché due sono stati i Processi, uno a Pacciani Pietro finito poi con la Sentenza di rinvio della Cassazione che aveva annullato l'Assoluzione nel Processo di Appello di Pietro Pacciani nel '96).
Gli investigatori era tanto che gli stavano dietro.
E in particolar modo il dottor Perugini.
E questo venne fuori da lettere anonime di un fiorentino che fra l'altro era un cassiere di banca che io ho conosciuto ed era mio cliente.
Il quale io non potetti portare, lui e altre tre persone, cioè lui, la moglie ed un'altra coppia di coniugi i quali addirittura stavano vicini di casa a Pacciani ed avevano visto, horribile dictu, i feticci stesi al sole su un filo.
Però in Corte di Appello non furono accettati perché ovviamente ci fu la seconda fase in cui il Pacciani venne assolto.
(cut)
Il cliente in pratica non aveva fatto, che ora è morto anche lui, purtroppo gli anni passano, aveva detto "controllate il Pacciani Pietro il quale fa delle sevizie alle figlie. Le sentiamo urlare. Ed è un personaggio che dice che non ha armi e invece viceversa l'ho visto uscire con il fucile, è un personaggio che fa il buono ma in realtà è una tigre in famiglia e poi abbiamo visto anche delle strane cose che c'hanno fatto schifo attaccate a un filo e dopo il duplice omicidio che c'era stato a Scopeti.
Quindi metteteci gli occhi addosso."
Di là poi, loro dissero che era stato uno screening... Gli investigatori, vabbè...
Però la verità fu questa.
Fu questa lettera di questo ex cassiere di banca il quale mise sulla pista del Pacciani per il modo come si comportava con le figlie.
Perché le figlie venivano violentate sistematicamente l'una e l'altra e io proprio le ho interrogate insieme a Canessa, al PM, e stentatamente venne fuori che per abituarle al sesso gli introduceva dei cetrioli, delle zucchine nelle parti intime affinché queste povere bimbe fossero abituate al sesso.

*****

Il quadro descritto dall'avvocato Colao è molto più ricco di quanto emerso ufficialmente al primo Processo Pacciani.
Gli accusatori dietro la lettera anonima dell'85 sono almeno quattro, le loro identità sono conosciute agli inquirenti tant'è che sono pure clienti dell'avvocato.
Nella lettera non vi è alcun riferimento alla visione dei feticci "esposti al sole".
Nelle due interviste vi sono delle incongruenze probabilmente dettate dai molti anni trascorsi (ben venti tra un'intervista e l'altra).
Viene anche ridimensionata l'utilità dell'incrocio dei dati con i super computer dell'allora Squadra Anti Mostro.
Come più volte visto durante questi processi, la chiusura del Pubblico Ministero Canessa verso le lettere anonime è totale.
Una scelta per molti condivisibile e dovuta, anche se esistono rare eccezioni e in un caso di questa portata sarebbe stato auspicabile chiarire fin da subito certi aspetti dell'indagine.
Perché alcune domande su questo vicino restano.
L'ultimo duplice omicidio avviene solo due giorni prima di questa lettera. In quarantotto ore gli inquirenti ricevono il nome di Pietro Pacciani.
Il "pistaggio" è velato ma la vicinanza con la morte dei francesi non lascia spazio ad interpretazioni diverse.
Se la visione di Pacciani con i feticci non è una suggestione maturata negli anni successivi ma realmente avvenuta, allora perché non inserirla nella lettera? Perché girarci intorno?
E quella sigla in fondo alla lettera, così riconoscibile, che scopo aveva?



Storiacce - Radio24 (terza puntata)
Avvocato Colao - intervista 4 Marzo 1998 (Radio Radicale)
Perugini al TG2 (Insufficienza Di Prove)
Processo Pacciani 24 Maggio 1994 (Insufficienza Di Prove)

martedì 6 febbraio 2018

CLUB ANTI MOSTRO - La Prostituta e il Figlio Invisibile

Appunto n. 13

Sotto la sigla "Club Anti Mostro" pubblicherò una serie di informazioni che ho raccolto negli anni, a volte verbalmente e altre volte in forma scritta. Indagini amatoriali da parte di gruppi di appassionati di nera fiorentini. Perché anche nei primissimi anni 80 c'erano numerosi interessati ai fatti di cronaca che si trovavano e si scambiavano informazioni, che fissavano e facevano macchinate per raggiungere i luoghi degli omicidi a caccia di tracce. Un po' come avviene adesso. E nonostante non possedessero quell'utile strumento che è internet, avevano il vantaggio di effettuale i loro studi nello stesso periodo in cui i delitti avvenivano.
Alcune storie riguarderanno direttamente il Mostro Di Firenze, altre come in questo caso no, ma voglio nel mio piccolo rendere omaggio ai loro lavori che ci raccontano la Firenze di quegli anni. Non è un romanzo, sono tante piccole informazioni che alla fine hanno generato un quadro di insieme su personaggi legati alla prostituzione che dalla piazza arrivava fino a Santa Maria Novella.


Firenze, 1977. Dietro Piazza San Jacopino.
Una coppia di sposini sui trent'anni prende casa al quinto piano di una palazzina.
Partono per le vacanze e al loro ritorno, si ritrovano una denuncia per schiamazzi da parte degli abitanti del quarto piano. Ma i ragazzi, in quella casa, ancora non ci sono mai stati. Una vera e propria denuncia "preventiva". E' solo l'inizio.
La denuncia è stata sporta dalla più che settantenne signora G. vedova B.
Una vita intera trascorsa a prostituirsi.
Eccentrica, bassa, tarchiata, quando esce indossa una pelliccia voluminosa e una vistosa parrucca rossa che la rende inconfondibile. Nel quartiere è conosciuta come "la vecchia".
Quando rimane in casa, urla e impreca senza sosta, contro tutto e tutti.
I bambini del palazzo sanno che quando camminano per le scale, devono fare il massimo silenzio, perché lei li guarda dallo spioncino della porta e se sente un rumore, anche il più impercettibile, scatena la sua ira.
La notte la vedova B. posiziona sul pianerottolo un giradischi dal quale fa suonare a tutto volume, a ripetizione, canzoni romane sboccate, mentre lei fracassa il manico di un ombrello sulla ringhiera.
E quando non si improvvisa deejay, le cose vanno anche peggio: continue telefonate nel cuore della notte. A ripetizione. Senza sosta, fino al mattino.
La nuova coppia ci mette poco a scoprire che prima di loro questa signora irrefrenabile ha fatto scappare ben tredici inquilini.
Gli ultimi erano stati una signora molto anziana con il figlio pugile, un armadio di due metri che una mattina finì per perdere le staffe e, presa "la vecchia" per il bavero, la sbatacchiò contro il muro.
Prima ancora una coppia di anziani, il cui marito ebbe un esaurimento tale che cercò di buttarsi dal terrazzo.
Ma perché nessuno era mai riuscito a farsi valere con lei?
Da dove derivava tutta questa "intoccabilità" della vedova del quarto piano?
Forse dal suo amante, il maresciallo che le aveva pure regalato quell'appartamento?
Ma il maresciallo non era il suo unico amante, stando alle voci di quartiere anche il prete della Chiesa aveva una relazione con lei. Condividevano perfino il cognome.
La vecchia però non viveva sola. Aveva un figlio. I primi anni neanche se ne accorsero dell'esistenza di questo figlio, perché non si vedeva mai. Aveva lavorato per l'azienda telefonica poi diventata Sip (oggi Telecom).
Il figlio aveva circa 45 anni nel 1985.
Quelle rarissime volte che lo si vedeva in giro, anche lui indossava una parrucca rossa, come la madre.
Guidava una Vespa GTR celeste.
Non si hanno altre informazioni su di lui, perché la madre lo teneva segregato in casa.
Lo comandava, lo proteggeva dalle persone là fuori. Ciò che aveva fatto quel figlio, almeno ciò che era a conoscenza degli abitanti del quartiere, era terribile: aveva stuprato una ragazzina.
Una famiglia sicuramente atipica.
Una sera, guardando una trasmissione televisiva di approfondimento sul Massacro Del Circeo, madre e figlio passarono tutto il tempo ad urlare
"Bene! Uccidetele tutte quelle pu**ane! Sono solo delle pu**ane, meritano di morire!"

La coppia di sposini sopportò per otto anni quelle condizioni di convivenza infernale, poi si arrese.


La canzone preferita (Alvaro Amici, Sora Assunta, da YouTube)
Massacro del Circeo (Wikipedia)