Appunto n. 26
9 Settembre 1985
Alle ore 14 di Lunedì un escursionista in cerca di funghi, Luca Santucci, rinviene il cadavere di Jean Michel Kraveichvilj e dà l'allarme.
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11 Settembre 1985
Viene inviata alla stazione dei Carabinieri di San Casciano la seguente lettera anonima:
Vogliate al più presto interrogare il nostro concittadino Pacciani Pietro nato a Vicchio e residente nel nostro paese in Piazza del Popolo a Mercatale V.P. Questo individuo a detta di molta gente è stato in carcere per 15 anni per avere ammazzato la propria fidanzata; conosce 1000 mestieri, un uomo scaltro, furbo, "un contadino con le scarpe grosse e il cervello fine". Tiene sotto sequestro tutta la famiglia, la moglie grulla, le figliole non le fa mai uscire di casa, non hanno amicizie.
Vogliate intervenire ed interrogare l'individuo e le figlie. E' un tiratore scelto.
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Gennaio 1993
TG2 Pegaso: Fatti & Opinioni
Ruggero Perugini, capo della SAM, intervistato da Michele Cucuzza:
"Per quanto riguarda il discorso della lettera anonima, di lettere anonime non soltanto in coincidenza coi delitti del mostro, ne sono arrivate in quantità impressionanti che noi abbiamo puntualmente registrato e verificato. Le maglie troppo larghe, le maglie troppo larghe, qualche volta è un’espressione assolutamente, assolutamente impropria, soprattutto quando si tratta di approfondire vicissitudini, vicende di persone che rientrano nel novero dei sospetti, che supera le decine di migliaia e quindi, necessariamente no, non è possibile se non si adotti quello che è un metodo di ricerca, io sono convinto che in un inchiesta, un’indagine come questa poggia su tre elementi fondamentali: un metodo, che sia un metodo specifico, preciso, appositivamente studiato per il tipo di fine che deve conseguire, per il tipo di panorama investigativo che si trova davanti. Una collaborazione più totale, diretta, di tutti coloro che possono essere in qualche modo d’aiuto. La terza cosa è la fatica. Vorrei aggiungere la fortuna, ma non ci possiamo fare affidamento."
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24 Maggio 1994
Processo Pacciani.
Rosario Bevacqua, avvocato difensore di Pietro Pacciani, AB.
Paolo Canessa, Pubblico Ministero, PM.
Enrico Ognibene, Presidente.
Ruggero Perugini a deporre, RP.
AB: Poi dice per indurre, chiedo scusa, per far sì che il Pubblico Ministero emetta la informazione di garanzia e lei si preoccupa, lo dice più volte in vari rapporti, state attenti Pacciani deve uscire, se esce è un problema, lo dice più volte, lo indica più volte, qua.
RP: Eh sì. Sì, perché...
AB: State attenti, non lo fate uscire, bisogna addirittura... misura di prevenzione... lei manda...
RP: No, io con la misura di prevenzione non ho nulla a che vedere.
AB: Sì vabbè, ma insomma manda tutta una serie di documenti, addirittura anche al dottor Margara il quale per la prima volta, in prima richiesta non lo fa uscire Pacciani. C'è tutti i documenti agli atti. Lei però in questo documento a pagina 4 del volume C, questo per ricordarlo al signor Pubblico Ministero, parla di una circostanza che secondo me è un po' forzata, mi scusi.
RP: A sua disposizione.
AB: Ecco.
RP: Per chiarimenti.
AB: Subito dopo l'omicidio dell'85, dunque: “E' il caso di far rilevare che l'alibi da lui fornito ai carabinieri di San Casciano che subito dopo l'omicidio dell'85 perquisiscono la sua abitazione di Piazza del Popolo, 7 in quanto in Mercatale, insieme ad una lettera anonima” una lettera anonima, “che lo indica quale responsabile del duplice omicidio dei due cittadini francesi”.
RP: Vuole leggermi testualmente quello che scrivo io?
AB: Guardi, glielo do, così...
RP: Ah, la ringrazio.
AB: Ecco. “Che lo indica quale responsabile del duplice omicidio dei due cittadini francesi”.
RP: Vediamo subito. Mi consenta eh...
AB: Vero?
RP: Sto cercando di...
AB: E' il suo o non è il suo?
RP: Sì è vero. E' vero. Sì, l'ho firmato io quindi l'ho detto io. No, in effetti la lettera anonima dice: “Vogliate”... Prendo atto. Ha ragione. In effetti la lettera anonima che ho detto prima... che ho detto prima oltretutto imprecisa come indicazione, se non vado errato, dice: “Vogliate al più presto interrogare il nostro concittadino” o qualcosa del genere, “perché è un tiratore scelto”...
AB: Trattava male le figlie.
RP: Tratta male le figlie sì, è un tiratore scelto, sì, eccetera, eccetera. E' vero.
AB: E non c’entra assolutamente nulla con i duplici omicidi che lei già attribuisce.
RP: Mi perdoni.
Presidente: Non è esatto avvocato.
AB: Come?
Presidente: Non è esatto.
PM: Signori, la lettera anonima...
Presidente: Pubblico Ministero, per favore parlo io. E' stata mandata in occasione del duplice omicidio, sembra che un collegamento ci sia.
AB: Sissignore, però la leggiamo.
Presidente: Sotto questo profilo e basta.
AB: Certo signor Presidente però la lettera anonima dice tutt'altra cosa. Loro ce l'hanno agli atti.
Presidente: Certo, certo, certo.
AB: E' qualcosa di completamente asettico.
PM: Agli atti no perché gli anonimi non si possono tenere.
AB: Non ce l'hanno agli atti? Allora gliela leggo io.
PM: No. Non la può leggere avvocato.
Presidente: L’abbiamo cassata. Comunque via, il contenuto lo sappiamo avvocato, su.
AB: Ooohh!
RP: Sì.
Presidente: Diciamo però che è stata mandata...
AB: E' stata mandata l’11-9-85
PM: Questo è...
AB: L’11-9-85 alla caserma dei Carabinieri.
Presidente: E l’omicidio dei francesi era avvenuto?
AB: E' dell’8-9-85
Presidente: Appunto, dicevo.
PM: Se non è collegato almeno temporalmente, non lo so...
AB: Ma si dice: vogliate interrogare perché tratta male questo, fa questo..!
Presidente: Vabbè.
AB: Però, chiedo scusa signor Presidente, siccome si inizia questa indagine con questa spinta, con questo suggerimento indagativo io voglio ricordare anche al signor "questore" Perugini...
*****
1996
Grazie a Michele Giuttari, viene scoperto l'autore della lettera anonima dell'85 che punta il dito su Pacciani.
E' stata scritta da un banchiere le cui iniziali sono F e D.
*****
4 Marzo 1998
Aldo Colao, avvocato di parte civile della famiglia Mainardi, intervistato da Barbara Vallini.
Su Radio Radicale è disponibile l'intervista completa.
(cut)
Ho parlato anche dei feticci che nel 1981 erano stati visti da cinque persone che a sorpresa erano arrivati a Montefiridolfi per prendere una casa in affitto di fronte a quella di Pacciani e trovarono, appena arrivati in un resede non esposto sulla pubblica via ma riservato, in un resede di cui in quel periodo poteva disporre soltanto Pacciani, attaccati a un filo, queste cinque persone videro delle cose raccapriccianti.
Pezzettini di pelle e di peli.
A quell'epoca queste persone, nel 1981 io ricordo che ci sono stati due duplici omicidi con escissione del pube di due ragazze.
Nel 1981, a quell'epoca queste persone rabbrividirono e basta, si schifarono.
Ma poi queste persone nel 1985 fecero, considerando che nel frattempo avevano visto il loro vicino Pacciani il comportamento che teneva con le figlie, che aveva un fucile, che addirittura si intendeva di accoppiamenti di serpenti e che spariva il Sabato e la Domenica e che non c'era mai.
E quindi quando ci fu il delitto dell'85, gli omicidi dell'85, queste persone sospettarono che potesse essere il Pacciani uno degli autori.
Ma era un sospetto.
Quindi uno di questi scrisse addirittura una lettera anonima.
Uno di questi scrisse una lettera anonima.
Dice "attenzione a Pacciani Pietro, io non ho elementi però andate a controllarlo."
E poi...
Ma perché furono spinti a scrivere questa lettera anonima?
Perché quei feticci tornarono a mente.
Queste cose orribili tornarono a mente.
Quindi loro fecero il collegamento che queste parti che avevano viste attaccate a un filo potessero essere quelle parti che erano state escisse alle povere ragazze.
Ragion per cui ho portato anche questo riscontro alla Corte, per dire che il Lotti non si poteva essere inventato che il Vanni gli aveva detto che questo medico andava dal Pacciani a ritirare i feticci e veniva pagato per questo.
Tanto più che queste persone sono state riscontrate dal dottor Giuttari.
Mi riservavo di portarle al processo contro Pacciani Pietro però l'uomo è morto. Ora dovrà rendere conto in altra sede, ben altra sede, dei misfatti.
E naturalmente non potrò più portare queste persone, però in questa udienza del processo Vanni, in un'udienza del processo Vanni, il dottor Giuttari capo della Squadra Mobile, proprio sottoposto ad esame da parte di questa Parte Civile ha confermato che queste persone, queste cinque persone videro quelle cose raccapriccianti, molto strane.
E quindi è entrato anche nel Processo Vanni il fatto dei feticci.
E' per questo che io ho portato questo riscontro alla Corte.
Così come ho portato alla Corte il riscontro di questo medico ginecologo, quello che poteva avere un rapporto sia con Pacciani che con l'Angiolina, con la moglie.
Collegando anche una strana aggressione che l'Angiolina subì ad opera di una signora in pelliccia, bionda con parrucca rossa, così io mi ricordo, che aveva appunto dei capelli rossi e che le fornì, dopo un breve ragionare e stare insieme all'Angiolina, quindi vuol dire che l'Angiolina conosceva questa signora altrimenti non la faceva entrare, le dette il tavour.
Al che l'Angiolina si ribellò e intervennero i carabinieri.
Quindi questo significa che una persona di un ceto sociale ben diverso da quello dell'Angiolina perché aveva la pelliccia appunto, quindi naturalmente questo mi dette lo spunto di pensare che poteva essere una persona collegata in un certo qual modo a chi ancora magari o ricattato oppure perché ricattato in passato per cui doveva continuare a dare il denaro ancora, forse, molto probabilmente poteva essere questo medico.
Non dimentichiamoci che a Pacciani sono stati trovati ben 157 milioni di cui un rotolino di 11 milioni sono stati trovati recentemente in occasione della sua morte.
Quindi è molto strano per uno che aveva una pensione di 650 mila lire al mese che a stento basta per mangiare e pagare le cose indispensabili.
Io ho collegato che questa signora potesse in qualche modo essere andata a cancellare qualche prova.
E allora tutte queste cose ho fornito alla Corte.
(incomprensibile)
Sono tutti elementi di valutazione tratti dalle carte processuali.
Dalla documentazione in atti e naturalmente anche da logiche interconnessione fra questi fatti.
*****
18 Agosto 2018
Aldo Colao, intervistato da Raffaella Calandra.
I Racconti di Storiacce, terza puntata.
Su Radio 24 è disponibile l'intervista completa.
Il Mostro in realtà era una figura piuttosto aleatoria.
Si parlava del medico.
Perché non dimentichiamoci che in questi processi (perché due sono stati i Processi, uno a Pacciani Pietro finito poi con la Sentenza di rinvio della Cassazione che aveva annullato l'Assoluzione nel Processo di Appello di Pietro Pacciani nel '96).
Gli investigatori era tanto che gli stavano dietro.
E in particolar modo il dottor Perugini.
E questo venne fuori da lettere anonime di un fiorentino che fra l'altro era un cassiere di banca che io ho conosciuto ed era mio cliente.
Il quale io non potetti portare, lui e altre tre persone, cioè lui, la moglie ed un'altra coppia di coniugi i quali addirittura stavano vicini di casa a Pacciani ed avevano visto, horribile dictu, i feticci stesi al sole su un filo.
Però in Corte di Appello non furono accettati perché ovviamente ci fu la seconda fase in cui il Pacciani venne assolto.
(cut)
Il cliente in pratica non aveva fatto, che ora è morto anche lui, purtroppo gli anni passano, aveva detto "controllate il Pacciani Pietro il quale fa delle sevizie alle figlie. Le sentiamo urlare. Ed è un personaggio che dice che non ha armi e invece viceversa l'ho visto uscire con il fucile, è un personaggio che fa il buono ma in realtà è una tigre in famiglia e poi abbiamo visto anche delle strane cose che c'hanno fatto schifo attaccate a un filo e dopo il duplice omicidio che c'era stato a Scopeti.
Quindi metteteci gli occhi addosso."
Di là poi, loro dissero che era stato uno screening... Gli investigatori, vabbè...
Però la verità fu questa.
Fu questa lettera di questo ex cassiere di banca il quale mise sulla pista del Pacciani per il modo come si comportava con le figlie.
Perché le figlie venivano violentate sistematicamente l'una e l'altra e io proprio le ho interrogate insieme a Canessa, al PM, e stentatamente venne fuori che per abituarle al sesso gli introduceva dei cetrioli, delle zucchine nelle parti intime affinché queste povere bimbe fossero abituate al sesso.
*****
Il quadro descritto dall'avvocato Colao è molto più ricco di quanto emerso ufficialmente al primo Processo Pacciani.
Gli accusatori dietro la lettera anonima dell'85 sono almeno quattro, le loro identità sono conosciute agli inquirenti tant'è che sono pure clienti dell'avvocato.
Nella lettera non vi è alcun riferimento alla visione dei feticci "esposti al sole".
Nelle due interviste vi sono delle incongruenze probabilmente dettate dai molti anni trascorsi (ben venti tra un'intervista e l'altra).
Viene anche ridimensionata l'utilità dell'incrocio dei dati con i super computer dell'allora Squadra Anti Mostro.
Come più volte visto durante questi processi, la chiusura del Pubblico Ministero Canessa verso le lettere anonime è totale.
Una scelta per molti condivisibile e dovuta, anche se esistono rare eccezioni e in un caso di questa portata sarebbe stato auspicabile chiarire fin da subito certi aspetti dell'indagine.
Perché alcune domande su questo vicino restano.
L'ultimo duplice omicidio avviene solo due giorni prima di questa lettera. In quarantotto ore gli inquirenti ricevono il nome di Pietro Pacciani.
Il "pistaggio" è velato ma la vicinanza con la morte dei francesi non lascia spazio ad interpretazioni diverse.
Se la visione di Pacciani con i feticci non è una suggestione maturata negli anni successivi ma realmente avvenuta, allora perché non inserirla nella lettera? Perché girarci intorno?
E quella sigla in fondo alla lettera, così riconoscibile, che scopo aveva?
Storiacce - Radio24 (terza puntata)
Avvocato Colao - intervista 4 Marzo 1998 (Radio Radicale)
Perugini al TG2 (Insufficienza Di Prove)
Processo Pacciani 24 Maggio 1994 (Insufficienza Di Prove)
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venerdì 19 ottobre 2018
Anonimo 1985
sabato 31 marzo 2018
Telefono e Fumetti
Appunto n. 21
TELEFONO
Vicchio, 29 Luglio 1984.
Ore 21:05
Pia Rontini, 18 anni, esce di casa e si reca dal fidanzato Claudio Stefanacci, 22 anni.
Ore 21:15 circa
I due ragazzi escono a fare un giro in macchina.
Ore 21:45
Due testimoni, da posizioni differenti, sentono 3 colpi di arma da fuoco succeduti da altri 2 colpi, provenienti dalla Boschetta.
RELAZIONE DI SERVIZIO
Io sottoscritto Carabiniere MESSINA Francesco, appartenente alla Stazione di Borgo S.Lorenzo, addetto al Nucleo Operativo, in data 29-7-1984, ero stato comandato di servizio alla Centrale Operativa, con turno 20-24 e 00-08.
Durante tale turno di servizio, ho ricevuto le sottoelencate richieste di intervento:
-ore 00,45,
informato telefonicamente, da voce femminile che si qualificava per la signora Stefanacci di Vicchio, che il proprio figlio Claudio, stranamente, ancora non aveva rincasato ed era in compagnia della fidanzata RONTINI Pia;
-ore 03,45,
informato da telefonata anonima del seguente tenore:
"VENITE SUBITO A VICCHIO, LOCALITA' BOSCHETTA, SI SONO TROVATI DUE RAGAZZI MORTI" (fine della telefonata)
-la voce dell'interlocutore era stravolta e affannata-;
-ore 04,28,
informato telefonicamente da persona qualificatasi per il sig. FARINI, titolare del panificio Sagginale, che nell'omonima frazione si era verificato un incidente stradale senza feriti, nel quale erano coinvolti un autotreno ed un furgone.
-inviata un'autoradio con equipaggio composto dai C.ri MAUGERI Pietro e RICCI Giovanni, giunta sul posto comunicava che non aveva trovato alcun incidente- Lo sconosciuto interlocutore si esprimeva con accento toscano e dimostrava un'età non giovanile-
Borgo S.Lorenzo, lì 7-8-1984
C/re MESSINA Francesco
E' lecito pensare che la telefonata delle 3 e 45 sia stata effettuata da uno dei ragazzi che si era impegnato nelle ricerche della coppia.
Anticipa di pochi minuti un'altra telefonata, stavolta ai carabinieri di Pontassieve, ai quali viene comunicata la stessa triste scoperta.
Direi giusto il tempo di tornare alle rispettive abitazioni o trovare una cabina telefonica.
Quindi i corpi di Pia e Claudio sono stati trovati prima delle 3 e 45.
Ore 04:10
Arriva sul posto il maresciallo Polito di Vicchio.
Ore 04:20
Arriva sul posto il comandante Sticchi di Pontassieve.
Ore 05:00 circa
Arriva sul posto il magistrato Canessa.
La telefonata delle 4 e 28 però è diversa da tutte le altre. Molto diversa.
Chi l'ha fatta non era il testimone involontario di un incidente automobilistico ed è difficile ritenerlo un mitomane, vediamo perché analizziamo tutte le informazioni che l'anonimo interlocutore lascia - volontariamente - ai carabinieri di Borgo.
- uomo
- toscano
- non giovane
- signor Farini
- panificio
- frazione Sagginale
- incidente con autotreno
- no feriti
Il signor Farini fa pensare a un triste gioco di parole con il mestiere che dice di praticare.
Non è così. O meglio, lo è, ma solo in parte (lo capirete dopo aver letto l'analisi del fumetto).
Da sei mesi, precisamente dal 26 gennaio 1984, in galera con l'accusa di essere il "mostro di Firenze" c'è un certo Piero Mucciarini.
Non è il solo, a dire il vero, ma in questo contesto spicca rispetto agli altri nomi noti perché fa proprio il fornaio.
E nonostante l'omicidio di Vicchio, resterà in carcere altri due mesi, fino al 2 Ottobre 1984.
Mucciarini abita e lavora a Scandicci e per muoversi può contare solo sulla bicicletta, non avendo mai conseguito la patente di guida.
E il vero mostro colpisce a Vicchio, dalla parte opposta di Firenze, lontano da Scandicci, lontano dal fornaio che in quel momento è in galera accusato di essere l'autore dei delitti.
A 60 chilometri di distanza. Sia chiaro a tutti che il mostro, quello vero, può colpire ovunque nella provincia fiorentina, da una parte e dall'altra!
Ci viene poi indicata la frazione Sagginale, dove le attività commerciali attualmente sono soltanto tre: due trattorie e una pelletteria. Tenetela a mente. Nota bene: purtroppo non ho ancora scoperto se questa pelletteria esisteva già nel 1984. Sarebbe un bel colpo in "ottica fumetto".
Comunque, da Borgo se si prende la Sagginalese si arriva fino alla Boschetta. Potrebbe essere un'indicazione per le ricerche, "andate in quella direzione".
Ma, ipotizzando questo, significa forse che il mostro alle 4 e 28 non sa ancora che i ragazzi sono stati ritrovati?
Sono trascorse 6 ore dal duplice omicidio.
Dal ritrovamento dei corpi 45 minuti.
Di ipotesi se ne possono fare innumerevoli. Il mostro che assiste alle ricerche e poi fugge a casa quando imboccano la direzione giusta, impiegando quei minuti per tornare a... Scandicci? Il mostro che addirittura partecipa alle ricerche in prima persona e rimane lì fino all'arrivo del comandante Sticchi e prima di incrociare Canessa, per poi tornare a casa a fare la simpatica telefonata. Un'analisi approfondita la trovate nel libro di Valerio Scrivo, che consiglio. Ne aggiungo una mia: rimane nascosto dall'altra parte della Sieve (quattro metri che si attraversano senza bagnarsi le scarpe, d'estate) e osserva tutte le operazioni con un binocolo.
Oppure più semplicemente l'anonimo non c'entra niente con la vicenda e questo appunto non ha senso (probabile, probabilissimo).
Infine, la telefonata si chiude rassicurando che no, non ci sono feriti.
Dice il vero, non sono feriti, sono morti.
Non c'è nessuno da soccorrere. Nessuno da salvare. Nessuno che può ancora parlare.
Questa voglia di giocare con gli inquirenti avrà il suo culmine nel delitto successivo, l'ultimo del mostro.
FUMETTI
Basta la prima tavola per capire che questo giornaletto può interessarci:
"Una sera, sulle colline nei dintorni di Firenze..."
E' chiaro che la storia che leggeremo prende spunto dai fatti di cronaca della provincia fiorentina.
E' meno chiaro se la storia a fumetti a sua volta diventerà fonte di ispirazione per l'autore materiale degli omicidi di cui ci occupiamo o per sedicenti burloni armati solo di cornetta a marchio Sip.
Il fumetto in questione, nel tipico formato "alla Alan Ford" ma dai contenuti ben più violenti, è il numero 3 della collana "Attualità Gialla", pubblicato nel Gennaio 1982 dalla "Edifumetto" di Milano, la nota casa editrice "dello squalo", così come la chiamavamo da ragazzi.
All'interno vi sono tre storie, quella che ci interessa maggiormente è la prima che dà anche il titolo al volumetto:
"L'ASSASSINO DEL BISTURI
Chi è il misterioso mostro che uccide con il bisturi e asporta il pube alle ragazze?"
Purtroppo non ci è dato sapere chi ha scritto la storia né chi l'ha disegnata, perché in questo genere di pubblicazioni gli artisti preferivano non comparire per motivi professionali.
Ma cerchiamo di inquadrarla cronologicamente.
Fino al Gennaio 1982 il mostro era ritenuto colpevole dei seguenti duplici omicidi:
- 14 settembre 1974, Rabatta (Borgo San Lorenzo), vittime Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini, primo utilizzo dell'arma bianca per infierire su entrambi i corpi, successivamente si accanisce sul corpo della ragazza con quasi cento coltellate, atto finale del tralcio di vite nella vagina, nessuna traccia di sangue sul tralcio
- 6 giugno 1981, Mosciano di Scandicci, vittime Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio, asportazione del pube
- 22 ottobre 1981, Le Bartoline (Travalle di Calenzano, Prato), vittime Stefano Baldi e Susanna Cambi, asportazione del pube, ferite al seno sinistro
Gli autori del fumetto quindi, traggono spunto da questi tre fatti di cronaca per delineare il loro assassino. Il collegamento col '68 infatti arriverà solo dopo Baccaiano, nell'estate del 1982.
Considerati i tempi necessari alla realizzazione della storia, dei disegni e infine alla pubblicazione, è probabile che gli autori si siano messi al lavoro subito dopo il duplice omicidio delle Bartoline, cavalcando l'onda dello sgomento mediatico.
Quando irrompe nelle edicole il giornaletto, per chi scrive, il vero mostro sta ancora mettendo a fuoco la sua fantasia infernale.
Ha iniziato a interagire con la vittima femminile nel '74, ha compiuto l'asportazione del pube nell'estate dell'81, si è ripetuto in autunno aggiungendo un interessamento per il seno sinistro.
"E' pieno di guardoni!"
"Ma la polizia non fa niente?"
"La polizia ha ben altro a cui pensare."
"Ogni tanto ne beccano uno ma dopo qualche giorno lo fanno uscire... sono troppi!"
Nel fumetto, una giovane coppia si apparta in auto ad amoreggiare, in una piazzola piena di guardoni che litigano e addirittura pagano per i posti migliori.
A pagina 11, iniziamo a fare la conoscenza di due di questi "indiani":
Angelo Farini, professione tagliatore di pelle, è sposato e padre di famiglia, ma non sa che sua moglie ha già capito quali sono le sue attività notturne.
Alberto Rosa è l'amico con cui condivide questa passione, per loro ormai da anni irrinunciabile.
E' di nuovo sera e i due partono in cerca di una piazzola favorevole, sempre nella provincia fiorentina.
"Non vedo l'ora di sposarti... Sono stufa di far l'amore in macchina!"
"E' questione di poco, ormai: mancano solo due mesi..."
La seconda coppia che compare nel fumetto è chiaramente ispirata a Foggi e De Nuccio, i ragazzi infatti avevano programmato il matrimonio.
Alberto Rosa, ritenendosi soddisfatto dallo spettacolo inconsapevolmente offerto da "Sandro e Francesca" nella loro auto, se ne va a bere lasciando unico spettatore il Farini.
Pochi istanti prima di aver terminato l'amplesso, i due giovani vengono aggrediti da un uomo mascherato, armato di rivoltella, che li uccide.
Il signor Farini è impietrito, nascosto tra i cespugli, impossibilitato a scappare perché ciò significherebbe farsi scoprire dall'assassino.
Il mostro intanto trascina fuori dall'auto Francesca e la spoglia.
Quindi infierisce con una lama su entrambi i ragazzi e poi passa ad asportare i seni e il pube alla ragazza.
"...e il mostro omicida si impadronisce del macabro trofeo!"
"Magnifico!"
Tutto ciò è reso graficamente in modo esplicito nelle tavole del fumetto.
Il vero mostro non ha ancora asportato il seno alle sue vittime, nel fumetto lo fa già. Entrambi i seni.
Farini si sente male, vomita, è disgustato da ciò che ha visto.
Finalmente può scappare e raggiungere l'amico Rosa che lo attende in auto, entrambi bevono un goccio mentre Farini si confida.
"Ah, erano spari? Li ho scambiati per petardi..."
I cadaveri vengono scoperti da un contadino la mattina seguente. La polizia ritiene che l'autore possa essere un chirurgo, un macellaio o un infermiere. Si concentrano sui guardoni, ritenendo che il mostro si annidi tra loro.
Farini è conosciuto come guardone, quindi concorda con Rosa di riferire di essere sempre rimasti insieme (in realtà sappiamo che non è così).
La polizia non lo ritiene l'autore materiale del delitto, ma lo sbatte comunque in galera sperando che ciò lo porti a confessare quanto a sua conoscenza.
Il suo nome finisce in prima pagina.
Lo stesso giorno, Rosa riceve una telefonata dal mostro che lo minaccia:
"Così hai intenzione di scagionare il tuo amico, eh? Ti avverto. Se ti azzardi a dire che la sera del delitto Farini era con te, puoi ordinare la bara! Farai la fine di quei due sulle colline di Firenze!"
Frasi ad effetto, forse già sentite da chi ha seguito la vicenda processuale anche dopo la condanna dei Compagni di Merende.
Rosa cede alla minaccia, sconfessa l'alibi dell'amico che si ritrova quindi condannato per falsa testimonianza e sospettato come mostro.
"Il fatto che lei sia tagliatore di pelle lascia supporre che sappia maneggiare molto bene il coltello... e magari anche il bisturi!"
Nella sua cella, Farini si lascia andare ad una riflessione tanto tremenda quanto razionale:
"Se sto zitto, l'assassino si sentirà al sicuro e ucciderà ancora... E sarò scagionato!"
Vediamo quindi che il testimone dell'omicidio, non ha alcun bisogno di interloquire direttamente con il mostro per sapere come procedere.
Basta tacere e tutto si risolverà - per lui - in modo naturale, evitando ritorsioni contro la sua famiglia (sposato e padre di famiglia).
I contatti diretti, il mostro li ha voluti solo con Rosa, che non è testimone, ma che potrebbe fornire l'alibi e scagionare Farini.
Il mostro vuole Farini in galera finché gli farà comodo, ha in pugno la situazione.
Nella realtà, Enzo Spalletti la sera del delitto del 6 Giugno 1981 stava facendo il guardone assieme all'amico Fosco Fabbri, che poi lo aveva lasciato da solo. La citazione nel fumetto è palese. Anche la telefonata che intima a non far niente. E il fatto che Spalletti resterà in carcere finché non avviene il duplice omicidio delle Bartoline.
"Trascorrono alcuni mesi. Una sera..."
Siamo alla terza coppia di giovani appartati in auto, in una piazzola sulle colline toscane, si chiamano Mario e Stefania.
Effettivamente sono trascorsi alcuni mesi, tra il giugno e l'ottobre del 1981. Il mostro è pronto a colpire di nuovo.
La coppia è consapevole dell'esistenza del mostro ma si sentono al sicuro, perché ufficialmente è dietro le sbarre.
Il punto è proprio questo: finché gli inquirenti sbattono in galera qualcuno additandolo come autore dei delitti, "lui" troverà sempre delle coppiette appartate e potrà proseguire la sua delirante caccia.
Sono in molti a ritenere che gli omicidi venivano commessi di volta in volta per far uscire di galera qualcuno.
Come se non esistesse alcuna fantasia maniacale dietro il mostro di Firenze ma solo la necessità di scarcerare sardi e guardoni.
Non sono d'accordo.
Ma torniamo alla finzione. Il maniaco li sorprende durante l'amplesso, spara, ma non li uccide. Li trascina entrambi fuori dall'auto, anche il Baldi e la Cambi vennero trascinati fuori. Ormai è chiaro che è la notte del 22 Ottobre 1981 anche nel fumetto.
Poi viene ripetuto il "macabro rituale" così come già visto poche pagine addietro.
"A questi ragazzi sono stati inferti oltre cento colpi di bisturi!"
"Dunque il mostro è ancora in circolazione!"
A questo punto gli autori mescolano le carte inserendoci anche le coltellate subìte dalla Pettini nel '74.
A differenza della realtà, si procede spediti verso la conclusione.
"Le incisioni sono state praticate con abilità professionale da una mano esperta."
Farini esce finalmente di galera e ritrova l'amico Alberto Rosa che si scusa per l'alibi mancato e racconta della minaccia subìta.
Intanto gli psicologi interpellati concordano che il maniaco è un individuo frustrato e impotente che placa la sua "felice follia" col sangue delle vittime, forse un chirurgo impazzito. Un tiratore scelto, poche pallottole e tutte a segno. Forse addirittura mangia i feticci.
Vengono sguinzagliati agenti in borghese nel giro dei guardoni.
Dopo alcuni mesi di appostamenti infruttuosi, due finti guardoni sentono degli spari. Viene allertata la centrale.
E' il mostro, ha aggredito un'altra coppia di giovani. L'uomo giace esanime all'esterno dell'auto. Ora il maniaco sta trascinando fuori anche la donna.
Le asporta il pube mentre è ancora viva, ma viene interrotto da alcuni rumori. Sono arrivati gli agenti.
Scappa verso la provinciale a bordo di un'Alfa 2000 di colore blu, inseguito dalle volanti della polizia.
Dal sito Insufficienza Di Prove:
"Il 15 agosto 1982, gli agenti della squadra mobile si recarono nei pressi di Firenzuola, sull'Appennino tosco emiliano, presso il podere Ca' Burraccia, dove nell'abitazione di Giovanni Calamosca arrestarono Francesco Vinci".
Dal sito Insufficienza Di Prove:
"Il 15 agosto 1982, gli agenti della squadra mobile si recarono nei pressi di Firenzuola, sull'Appennino tosco emiliano, presso il podere Ca' Burraccia, dove nell'abitazione di Giovanni Calamosca arrestarono Francesco Vinci".
Prosegue l'inseguimento sulle tavole del fumetto:
"Si sta dirigendo sugli Appennini!"
"Si sta dirigendo sugli Appennini!"
Improvvisamente, dietro una curva sopraggiunge un autocarro.
L'auto del mostro sbanda e finisce in un dirupo, esplodendo.
Il corpo è completamente carbonizzato, l'auto risulta rubata. Non sapremo mai chi era il mostro.
Del fumetto.
"Un mese più tardi, nei dintorni di Prato..."
Un'altra coppia.
Asportazione di entrambi i seni e del pube.
"Il maniaco del bisturi è davvero morto?
Oppure ha trovato un discepolo?"
Fine.
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martedì 27 marzo 2018
DNA 1
Appunto n. 20
Ricollegando le rivelazioni di Pacciani del 18 Ottobre 1994 precedenti alla sentenza di primo grado e quanto appreso dalle parole di Giuttari nell'articolo del 2006 e sui suoi libri, oltre all'assoluta certezza dell'imputato di risultare estraneo ai fatti se confrontato con i reperti acquisiti sui luoghi degli omicidi, emerge che qualcuno ben informato si era mosso per aiutarlo ad essere assolto.
Non è detto che l'anonimo fosse materialmente in possesso dei reperti, anche se Giuttari ci dice che i risultati delle analisi erano assenti nei faldoni dell'inchiesta e il materiale fu trovato per caso da uno dei suoi agenti all'interno di un fascicolo, ma comunque questo sconosciuto è informato circa le prove raccolte e - cosa ben più inquietante - i risultati delle perizie effettuate che scagionerebbero il contadino di Mercatale.
Teniamo presente che siamo in una fase processuale in cui i Carabinieri, così come la difesa Pacciani e l'avvocato di parte civile Santoni Franchetti, propendono per la Pista Sarda e l'estraneità del contadino.
Nonostante queste clamorose rivelazioni, la situazione non si smuove di una virgola e Pacciani scivola verso la condanna.
Reperti con tracce biologiche probabilmente dell'imprendibile assassino, richiesta di confronto col DNA dell'imputato, prove e perizie che spariscono e ricompaiono, niente sembra essere importante, almeno ricostruendo quei giorni da un punto di vista esterno.
Pietro Pacciani:
"Gli ho anche qui un coso, gli ho fatto degli appunti di tutto quello...
C'è questa lettera appunto dell'anonimo, ma ce n'è diverse di quelle lettere comunque e ce n'è una che parla di questi trucchi che potevan fare e l'hanno presentata, l'hanno mandate... anche al Ministero l'hanno... Questo l'hanno mandato una copia alla Repubblica, una copia a Renzo Ventura, all'ora c'avevo Renzo Ventura d'avvocato, una copia a Pietro Fioravanti, una copia al dirigente della SAM e una copia a La Nazione in Via Palunieri 12.
E qui dicano, giusto, lo chiedo io alla signorìa vostra, ma lo chiessi già, lo chiessi già questo fatto, chiedo l'analisi dì DNA, perché chiamai la Magistratura apposta, vennero, non è stata fatta.
Io una volta, per dimostrà la mia innocenza, l'impronte digitali, la cosa, l'analisi dì DNA, tutto quello che c'è di bisogno.
E lo dice anche qui, questo, quest'anonimo: c'ha dei fazzoletti intrisi di sangue e gli ha fatto fare, dice, l'analisi, il DNA, e l'è in possesso suo, questo qui.
E glienno in possesso suo insomma, questi qui.
E poi c'è, viene dalle unghia, non so, trovonno dei... della pelle di questa colluttazione di questo ragazzo giovane, no, che ci fu la colluttazione e gli trovonno della pelle nell'unghie.
Insomma gli è stato fatto questo.
Io voglio il DNA.
Mi sia fatto in presenza a voi, qua, per dimostrà la mia innocenza.
Io sono stato a operammi a Pisa e so il gruppo che ho io.
E' giusto? Lo so.
Però dovete vedello voi stessi davanti alla Corte.
Bhe, io... Io le voglio presentare queste... Se lei, voialtri vu lo permettete, questi documenti..."
Pubblico Ministero:
"Gradirei vederli, Presidente..."
* voci fuori microfono *
Presidente:
"Allora, lei ci consegna tutte queste carte alle quali ha fatto riferimento.
Allora, aspetti eh.
Questo è un... sì... Questa è una memoria, a sua firma..
Questa è la lettera anonima..."
Pubblico Ministero:
"Mi sembra che l'anonima non si può prendere."
Presidente:
"Va allegato...
Mostro di Firenze... Sono sempre l'anonimo...
Questo ce lo lascia... Sì...
Queste sono le foto...
Questa è la partecipazione di nozze... Prendo tutto..."
Pietro Pacciani:
"La letterina che si parla, appunto gli è di questa figliola che l'8 Settembre si andette alla festa a Cerbaia più altro per saluta' codesta figliola. E di codesti blocchi ce n'è un'infinità a casa mia e li raccattavo tutti lì, in questa nettezza. Sì, e trovai tanta di quella roba, l'è ancora lì, si puole anche constatare di persona. E quella avanzata l'ho tutta alla casa mia, lì."
Presidente:
"Vabbè... Poi consegneremo alle parti questa documentazione così che la possano vedere."
Pubblico Ministero:
"Oh, bene."
Pacciani chiede la prova del DNA (AUDIO da 1:46:48)
Giuttari ritrova i reperti (Appunto n. 19)
Ricollegando le rivelazioni di Pacciani del 18 Ottobre 1994 precedenti alla sentenza di primo grado e quanto appreso dalle parole di Giuttari nell'articolo del 2006 e sui suoi libri, oltre all'assoluta certezza dell'imputato di risultare estraneo ai fatti se confrontato con i reperti acquisiti sui luoghi degli omicidi, emerge che qualcuno ben informato si era mosso per aiutarlo ad essere assolto.
Non è detto che l'anonimo fosse materialmente in possesso dei reperti, anche se Giuttari ci dice che i risultati delle analisi erano assenti nei faldoni dell'inchiesta e il materiale fu trovato per caso da uno dei suoi agenti all'interno di un fascicolo, ma comunque questo sconosciuto è informato circa le prove raccolte e - cosa ben più inquietante - i risultati delle perizie effettuate che scagionerebbero il contadino di Mercatale.
Teniamo presente che siamo in una fase processuale in cui i Carabinieri, così come la difesa Pacciani e l'avvocato di parte civile Santoni Franchetti, propendono per la Pista Sarda e l'estraneità del contadino.
Nonostante queste clamorose rivelazioni, la situazione non si smuove di una virgola e Pacciani scivola verso la condanna.
Reperti con tracce biologiche probabilmente dell'imprendibile assassino, richiesta di confronto col DNA dell'imputato, prove e perizie che spariscono e ricompaiono, niente sembra essere importante, almeno ricostruendo quei giorni da un punto di vista esterno.
Pietro Pacciani:
"Gli ho anche qui un coso, gli ho fatto degli appunti di tutto quello...
C'è questa lettera appunto dell'anonimo, ma ce n'è diverse di quelle lettere comunque e ce n'è una che parla di questi trucchi che potevan fare e l'hanno presentata, l'hanno mandate... anche al Ministero l'hanno... Questo l'hanno mandato una copia alla Repubblica, una copia a Renzo Ventura, all'ora c'avevo Renzo Ventura d'avvocato, una copia a Pietro Fioravanti, una copia al dirigente della SAM e una copia a La Nazione in Via Palunieri 12.
E qui dicano, giusto, lo chiedo io alla signorìa vostra, ma lo chiessi già, lo chiessi già questo fatto, chiedo l'analisi dì DNA, perché chiamai la Magistratura apposta, vennero, non è stata fatta.
Io una volta, per dimostrà la mia innocenza, l'impronte digitali, la cosa, l'analisi dì DNA, tutto quello che c'è di bisogno.
E lo dice anche qui, questo, quest'anonimo: c'ha dei fazzoletti intrisi di sangue e gli ha fatto fare, dice, l'analisi, il DNA, e l'è in possesso suo, questo qui.
E glienno in possesso suo insomma, questi qui.
E poi c'è, viene dalle unghia, non so, trovonno dei... della pelle di questa colluttazione di questo ragazzo giovane, no, che ci fu la colluttazione e gli trovonno della pelle nell'unghie.
Insomma gli è stato fatto questo.
Io voglio il DNA.
Mi sia fatto in presenza a voi, qua, per dimostrà la mia innocenza.
Io sono stato a operammi a Pisa e so il gruppo che ho io.
E' giusto? Lo so.
Però dovete vedello voi stessi davanti alla Corte.
Bhe, io... Io le voglio presentare queste... Se lei, voialtri vu lo permettete, questi documenti..."
Pubblico Ministero:
"Gradirei vederli, Presidente..."
* voci fuori microfono *
Presidente:
"Allora, lei ci consegna tutte queste carte alle quali ha fatto riferimento.
Allora, aspetti eh.
Questo è un... sì... Questa è una memoria, a sua firma..
Questa è la lettera anonima..."
Pubblico Ministero:
"Mi sembra che l'anonima non si può prendere."
Presidente:
"Va allegato...
Mostro di Firenze... Sono sempre l'anonimo...
Questo ce lo lascia... Sì...
Queste sono le foto...
Questa è la partecipazione di nozze... Prendo tutto..."
Pietro Pacciani:
"La letterina che si parla, appunto gli è di questa figliola che l'8 Settembre si andette alla festa a Cerbaia più altro per saluta' codesta figliola. E di codesti blocchi ce n'è un'infinità a casa mia e li raccattavo tutti lì, in questa nettezza. Sì, e trovai tanta di quella roba, l'è ancora lì, si puole anche constatare di persona. E quella avanzata l'ho tutta alla casa mia, lì."
Presidente:
"Vabbè... Poi consegneremo alle parti questa documentazione così che la possano vedere."
Pubblico Ministero:
"Oh, bene."
Pacciani chiede la prova del DNA (AUDIO da 1:46:48)
Giuttari ritrova i reperti (Appunto n. 19)
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