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venerdì 4 maggio 2018

il Mostro di Vicchio

Appunto n. 22

Nel precedente appunto ci siamo concentrati su un uomo dall'accento toscano, non più giovane, che la notte del duplice omicidio Rontini - Stefanacci fa una strana telefonata ai carabinieri di Borgo San Lorenzo. Le sue frasi fanno riferimento a un vecchio fumetto ispirato al mostro. Fumetto divenuto a sua volta fonte di ispirazione per i macabri assalti del killer, anticipando l'asportazione del seno della vittima femminile.
Non è l'unico fatto interessante di quei giorni.
Un uomo alto "non più giovane con accento toscano" è stato anche visto, da più persone. E tutte ne danno una descrizione molto - troppo - simile.
Nel libro "Al Di Là Di Ogni Ragionevole Dubbio" troviamo diversi verbali che ci consegnano un individuo quantomeno sospetto che si aggira per Vicchio, proprio intorno alla data del duplice omicidio.
Il consiglio è quello di leggerli nella loro interezza, qua ne riporto brevemente alcuni dati in ordine cronologico che evidenziano l'univocità del soggetto.

NB: l'individuo di nostro interesse non viene mai visto arrivare o andarsene in auto o con altro mezzo.





14 LUGLIO 1984, sabato

- riva del fiume Sieve
- 40/45 anni
- alto 180 cm
- corporatura robusta e prestante
- capelli corti con riga sul lato sinistro, stempiato, castano chiaro o biondo o rossiccio
- viso leggermente ovale
- senza occhiali
- molto distinto, forse un professionista
- pantaloni beige o grigio chiari
- camicia parzialmente sbottonata, senza maniche o tirate su

A dieci metri dall'imbocco della stradina del delitto, da dietro un cespuglio spia le persone sotto di lui, intente a prendere il sole o pescare sulla riva del fiume. Ad un certo punto cade un grosso sasso che allarma i presenti. Si girano verso di lui che quindi scappa tra le frasche, senza scusarsi, incurante di dove vada a finire il sasso.

(Tiziana S., 5 Agosto 1984, ore 10:30 presso CC di Vicchio)

***

21 LUGLIO 1984 ipotetico: "circa due sabati prima dell'omicidio"

- ore 18:00
bar La Spiaggia
- consuma qualcosa per 10 minuti
- persona non del luogo, mai vista
- 45 anni
- alto 180 cm
- molto robusto
- capelli corti rossicci biondi e stempiato
- occhi marrone chiaro
- viso tondo
- colorito roseo
- labbra carnose
- senza barba né baffi
- maglietta chiara e forse jeans

Rivolgendosi ad una cliente:
"Hai ancora la tenda in quel posto?"
La ragazza risponde di sì con tono scocciato.
"Allora questa sera vengo a trovarti..."
La ragazza dice che quella sera non ci sarà, paga il gelato e se ne va frettolosamente.

(Emanuela B., 2 Agosto 1984, ore 13:30 presso CC di Vicchio)

***

22 LUGLIO 1984, domenica

- ore 17:00
- bar La Spiaggia
- forse non ordina niente
- persona non del luogo, mai vista
- alto 175 cm
- corporatura robusta
- viso rotondo e roseo
- capelli biondi corti lisci con ciuffo, forse stempiato
- 45 anni
- pantaloni e maglietta scura
- accento toscano
- quando parla non sembra del tutto normale
- scruta vogliosamente dall'alto al basso

"Quante siete a lavorare qui?"
Dice che aveva visto una signora mora ed un'altra moretta.
Pia è presente nel bar, al banco accanto, lui rimane anche quando lei termina il turno alle 17:45, curiosando dentro e fuori dal locale.

(Luciana L., barista, 2 Agosto 1984, ore 12:25)

***

28 LUGLIO 1984, sabato

- ore 19:30
bar La Spiaggia
- consuma un caffè
- maglietta chiara e forse jeans

Raggiunge la barista dietro la macchina del caffè.
La chiama per nome.
Chiede se va a ballare.

(Emanuela B., 2 Agosto 1984, presso CC di Vicchio)

***

29 LUGLIO 1984, domenica

- ore 16:45
- bar La Torre
- consuma una birra
- persona non del luogo, mai vista
- alto 1,75 cm
- corporatura robusta
- fronte alta e stempiata
- capelli molto corti biondi sul rossiccio
- occhi marroni
- naso normale
- mani grandi e grosse
- anello vistoso con stemma squadrato
- completo beige, camicia celestina, cravatta scura, scarpe scure
- mano davanti alla bocca, arrabbiato, digrignava, non era un tic
- nessun segno particolare
- somiglia ad un loro conoscente di Borgo San Lorenzo ma non è lui

La testimonianza ormai la conosciamo tutti, come detto qui mi limito a sintetizzare i dati:
- coppia giovane, panda chiara, riconosciuta come Rontini - Stefanacci da tutti e tre
- arriva al bar dopo di loro
- se ne va appena vanno via loro

(testimoni Baldo Bardazzi + padre Piero + sorella, verbale del 1 Agosto 1984, ore 8:35, CC di Vicchio)

*

- ore 20:00
- bar La Spiaggia
- consuma un caffè
- persona non del luogo, mai vista
- alto
- corporatura robusta
- stempiato
- capelli corti e chiari
- molto distinto
- sguardo serio "mussoliniano"
- giacca chiara e pantaloni scuri nonostante il caldo
- molto somigliante all'identikit (non è specificato ma si presume quello di Bardazzi) a parte la bocca superiore che vede più pronunciata

Il testimone è incerto tra il sabato e la domenica, ma vista la precisa testimonianza di Emanuela del sabato e il riscontro con l'identikit, il diverso abbigliamento fa propendere per la domenica.

(Franco L., 1 Agosto 1984, ore 21:00)

***

31 LUGLIO 1984, martedì

In Piazza Giotto si tengono i funerali dei due giovani, lì dove anche Stefania Pettini trascorreva il tempo dieci anni prima.
Bardazzi è presente con la polizia per identificare l'avventore del bar, ma l'esito è negativo.

***

1 AGOSTO 1984, mercoledì

- ore 10:00 oppure 11:00
- bar La Spiaggia
- chiede solo un caffè
- nessuna interazione, nessun approccio spregiudicato né domande particolari

(Luciana L., barista, 2 Agosto 1984, ore 12:25)





Queste testimonianze rese nell'immediatezza dei fatti (e per questo sicuramente molto più affidabili e sincere di tante rese a decenni di distanza) ci consegnano un personaggio ben preciso, che da metà luglio si aggira per Vicchio. Che approccia le colleghe della futura vittima, interagisce con loro in modo diretto, anche con le clienti.
Addirittura si parla di tenda da campeggio e visite notturne un anno prima dell'ultimo colpo del mostro, a Scopeti.
Che sembra studiare una possibile via di fuga dalla piazzola, attraverso i pochi metri della Sieve.
Che segue le vittime in un bar.
Che parla di discoteca, altro input che ci riporta al delitto Gentilcore - Pettini del 1974.
Al funerale non si fa vedere.
La mattina successiva si ferma a prendere un caffè ma a quanto pare non spiccica parola.
Dopo quel caffè non lo rivedranno più.
Abbiamo dei probabili pedinamenti ai danni di Pia Rontini, testimoniati da Mauro Poggiali che riaccompagnava la ragazza dal bar. In almeno un paio di occasioni ha notato un'auto amaranto che li seguiva lungo quei 750 metri di tratta.
Dal blog Calibro22 si riporta inoltre che "durante tutta la settimana precedente vi sono vari avvistamenti in prossimità dello svincolo per la fattoria La Rena di una Renault rosso bordeaux di vecchio tipo ferma con una sola persona a bordo".

Per chi scrive, questo individuo deve essere tenuto in seria considerazione, unitamente alla telefonata, quando si ragiona del caso "Mostro Di Firenze".



Al Di Là Di Ogni Ragionevole Dubbio (acquista l'essenziale testo di Cochi - Cappelletti - Bruno)
la Telefonata del probabile Mostro (Appunto n. 21)
Mauro Poggiali racconta i pedinamenti dell'auto amaranto (Insufficienza Di Prove)

sabato 31 marzo 2018

Telefono e Fumetti

Appunto n. 21

TELEFONO

Vicchio, 29 Luglio 1984.

Ore 21:05
Pia Rontini, 18 anni, esce di casa e si reca dal fidanzato Claudio Stefanacci, 22 anni.

Ore 21:15 circa
I due ragazzi escono a fare un giro in macchina.

Ore 21:45
Due testimoni, da posizioni differenti, sentono 3 colpi di arma da fuoco succeduti da altri 2 colpi, provenienti dalla Boschetta.

RELAZIONE DI SERVIZIO


Io sottoscritto Carabiniere MESSINA Francesco, appartenente alla Stazione di Borgo S.Lorenzo, addetto al Nucleo Operativo, in data 29-7-1984, ero stato comandato di servizio alla Centrale Operativa, con turno 20-24 e 00-08.
Durante tale turno di servizio, ho ricevuto le sottoelencate richieste di intervento:


-ore 00,45,
informato telefonicamente, da voce femminile che si qualificava per la signora Stefanacci di Vicchio, che il proprio figlio Claudio, stranamente, ancora non aveva rincasato ed era in compagnia della fidanzata RONTINI Pia;


-ore 03,45,
informato da telefonata anonima del seguente tenore:
"VENITE SUBITO A VICCHIO, LOCALITA' BOSCHETTA, SI SONO TROVATI DUE RAGAZZI MORTI" (fine della telefonata)
-la voce dell'interlocutore era stravolta e affannata-;


-ore 04,28,
informato telefonicamente da persona qualificatasi per il sig. FARINI, titolare del panificio Sagginale, che nell'omonima frazione si era verificato un incidente stradale senza feriti, nel quale erano coinvolti un autotreno ed un furgone.
-inviata un'autoradio con equipaggio composto dai C.ri MAUGERI Pietro e RICCI Giovanni, giunta sul posto comunicava che non aveva trovato alcun incidente- Lo sconosciuto interlocutore si esprimeva con accento toscano e dimostrava un'età non giovanile-


Borgo S.Lorenzo, lì 7-8-1984


C/re MESSINA Francesco


E' lecito pensare che la telefonata delle 3 e 45 sia stata effettuata da uno dei ragazzi che si era impegnato nelle ricerche della coppia.
Anticipa di pochi minuti un'altra telefonata, stavolta ai carabinieri di Pontassieve, ai quali viene comunicata la stessa triste scoperta.
Direi giusto il tempo di tornare alle rispettive abitazioni o trovare una cabina telefonica.
Quindi i corpi di Pia e Claudio sono stati trovati prima delle 3 e 45.

Ore 04:10
Arriva sul posto il maresciallo Polito di Vicchio.

Ore 04:20
Arriva sul posto il comandante Sticchi di Pontassieve.

Ore 05:00 circa
Arriva sul posto il magistrato Canessa.

La telefonata delle 4 e 28 però è diversa da tutte le altre. Molto diversa.
Chi l'ha fatta non era il testimone involontario di un incidente automobilistico ed è difficile ritenerlo un mitomane, vediamo perché analizziamo tutte le informazioni che l'anonimo interlocutore lascia - volontariamente - ai carabinieri di Borgo.

- uomo
- toscano
- non giovane
- signor Farini
- panificio
- frazione Sagginale
- incidente con autotreno
- no feriti

Il signor Farini fa pensare a un triste gioco di parole con il mestiere che dice di praticare.
Non è così. O meglio, lo è, ma solo in parte (lo capirete dopo aver letto l'analisi del fumetto).
Da sei mesi, precisamente dal 26 gennaio 1984, in galera con l'accusa di essere il "mostro di Firenze" c'è un certo Piero Mucciarini.
Non è il solo, a dire il vero, ma in questo contesto spicca rispetto agli altri nomi noti perché fa proprio il fornaio.
E nonostante l'omicidio di Vicchio, resterà in carcere altri due mesi, fino al 2 Ottobre 1984.
Mucciarini abita e lavora a Scandicci e per muoversi può contare solo sulla bicicletta, non avendo mai conseguito la patente di guida.
E il vero mostro colpisce a Vicchio, dalla parte opposta di Firenze, lontano da Scandicci, lontano dal fornaio che in quel momento è in galera accusato di essere l'autore dei delitti.
A 60 chilometri di distanza. Sia chiaro a tutti che il mostro, quello vero, può colpire ovunque nella provincia fiorentina, da una parte e dall'altra!
Ci viene poi indicata la frazione Sagginale, dove le attività commerciali attualmente sono soltanto tre: due trattorie e una pelletteria. Tenetela a mente. Nota bene: purtroppo non ho ancora scoperto se questa pelletteria esisteva già nel 1984. Sarebbe un bel colpo in "ottica fumetto".
Comunque, da Borgo se si prende la Sagginalese si arriva fino alla Boschetta. Potrebbe essere un'indicazione per le ricerche, "andate in quella direzione".
Ma, ipotizzando questo, significa forse che il mostro alle 4 e 28 non sa ancora che i ragazzi sono stati ritrovati?
Sono trascorse 6 ore dal duplice omicidio.
Dal ritrovamento dei corpi 45 minuti.
Di ipotesi se ne possono fare innumerevoli. Il mostro che assiste alle ricerche e poi fugge a casa quando imboccano la direzione giusta, impiegando quei minuti per tornare a... Scandicci? Il mostro che addirittura partecipa alle ricerche in prima persona e rimane lì fino all'arrivo del comandante Sticchi e prima di incrociare Canessa, per poi tornare a casa a fare la simpatica telefonata. Un'analisi approfondita la trovate nel libro di Valerio Scrivo, che consiglio. Ne aggiungo una mia: rimane nascosto dall'altra parte della Sieve (quattro metri che si attraversano senza bagnarsi le scarpe, d'estate) e osserva tutte le operazioni con un binocolo.
Oppure più semplicemente l'anonimo non c'entra niente con la vicenda e questo appunto non ha senso (probabile, probabilissimo).
Infine, la telefonata si chiude rassicurando che no, non ci sono feriti.
Dice il vero, non sono feriti, sono morti.
Non c'è nessuno da soccorrere. Nessuno da salvare. Nessuno che può ancora parlare.
Questa voglia di giocare con gli inquirenti avrà il suo culmine nel delitto successivo, l'ultimo del mostro.



FUMETTI

Basta la prima tavola per capire che questo giornaletto può interessarci:
"Una sera, sulle colline nei dintorni di Firenze..."
E' chiaro che la storia che leggeremo prende spunto dai fatti di cronaca della provincia fiorentina.
E' meno chiaro se la storia a fumetti a sua volta diventerà fonte di ispirazione per l'autore materiale degli omicidi di cui ci occupiamo o per sedicenti burloni armati solo di cornetta a marchio Sip.
Il fumetto in questione, nel tipico formato "alla Alan Ford" ma dai contenuti ben più violenti, è il numero 3 della collana "Attualità Gialla", pubblicato nel Gennaio 1982 dalla "Edifumetto" di Milano, la nota casa editrice "dello squalo", così come la chiamavamo da ragazzi.
All'interno vi sono tre storie, quella che ci interessa maggiormente è la prima che dà anche il titolo al volumetto:

"L'ASSASSINO DEL BISTURI
Chi è il misterioso mostro che uccide con il bisturi e asporta il pube alle ragazze?"

Purtroppo non ci è dato sapere chi ha scritto la storia né chi l'ha disegnata, perché in questo genere di pubblicazioni gli artisti preferivano non comparire per motivi professionali.
Ma cerchiamo di inquadrarla cronologicamente.
Fino al Gennaio 1982 il mostro era ritenuto colpevole dei seguenti duplici omicidi:

- 14 settembre 1974, Rabatta (Borgo San Lorenzo), vittime Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini, primo utilizzo dell'arma bianca per infierire su entrambi i corpi, successivamente si accanisce sul corpo della ragazza con quasi cento coltellate, atto finale del tralcio di vite nella vagina, nessuna traccia di sangue sul tralcio

- 6 giugno 1981, Mosciano di Scandicci, vittime Giovanni Foggi e Carmela De Nuccio, asportazione del pube

- 22 ottobre 1981, Le Bartoline (Travalle di Calenzano, Prato), vittime Stefano Baldi e Susanna Cambi, asportazione del pube, ferite al seno sinistro

Gli autori del fumetto quindi, traggono spunto da questi tre fatti di cronaca per delineare il loro assassino. Il collegamento col '68 infatti arriverà solo dopo Baccaiano, nell'estate del 1982.
Considerati i tempi necessari alla realizzazione della storia, dei disegni e infine alla pubblicazione, è probabile che gli autori si siano messi al lavoro subito dopo il duplice omicidio delle Bartoline, cavalcando l'onda dello sgomento mediatico.
Quando irrompe nelle edicole il giornaletto, per chi scrive, il vero mostro sta ancora mettendo a fuoco la sua fantasia infernale.
Ha iniziato a interagire con la vittima femminile nel '74, ha compiuto l'asportazione del pube nell'estate dell'81, si è ripetuto in autunno aggiungendo un interessamento per il seno sinistro.

"E' pieno di guardoni!"
"Ma la polizia non fa niente?"
"La polizia ha ben altro a cui pensare."
"Ogni tanto ne beccano uno ma dopo qualche giorno lo fanno uscire... sono troppi!"

Nel fumetto, una giovane coppia si apparta in auto ad amoreggiare, in una piazzola piena di guardoni che litigano e addirittura pagano per i posti migliori.
A pagina 11, iniziamo a fare la conoscenza di due di questi "indiani":
Angelo Farini, professione tagliatore di pelle, è sposato e padre di famiglia, ma non sa che sua moglie ha già capito quali sono le sue attività notturne.
Alberto Rosa è l'amico con cui condivide questa passione, per loro ormai da anni irrinunciabile.
E' di nuovo sera e i due partono in cerca di una piazzola favorevole, sempre nella provincia fiorentina.

"Non vedo l'ora di sposarti... Sono stufa di far l'amore in macchina!"
"E' questione di poco, ormai: mancano solo due mesi..."

La seconda coppia che compare nel fumetto è chiaramente ispirata a Foggi e De Nuccio, i ragazzi infatti avevano programmato il matrimonio.
Alberto Rosa, ritenendosi soddisfatto dallo spettacolo inconsapevolmente offerto da "Sandro e Francesca" nella loro auto, se ne va a bere lasciando unico spettatore il Farini.
Pochi istanti prima di aver terminato l'amplesso, i due giovani vengono aggrediti da un uomo mascherato, armato di rivoltella, che li uccide.
Il signor Farini è impietrito, nascosto tra i cespugli, impossibilitato a scappare perché ciò significherebbe farsi scoprire dall'assassino.
Il mostro intanto trascina fuori dall'auto Francesca e la spoglia.
Quindi infierisce con una lama su entrambi i ragazzi e poi passa ad asportare i seni e il pube alla ragazza.
"...e il mostro omicida si impadronisce del macabro trofeo!"
"Magnifico!"
Tutto ciò è reso graficamente in modo esplicito nelle tavole del fumetto.
Il vero mostro non ha ancora asportato il seno alle sue vittime, nel fumetto lo fa già. Entrambi i seni.
Farini si sente male, vomita, è disgustato da ciò che ha visto.
Finalmente può scappare e raggiungere l'amico Rosa che lo attende in auto, entrambi bevono un goccio mentre Farini si confida.
"Ah, erano spari? Li ho scambiati per petardi..."
I cadaveri vengono scoperti da un contadino la mattina seguente. La polizia ritiene che l'autore possa essere un chirurgo, un macellaio o un infermiere. Si concentrano sui guardoni, ritenendo che il mostro si annidi tra loro.
Farini è conosciuto come guardone, quindi concorda con Rosa di riferire di essere sempre rimasti insieme (in realtà sappiamo che non è così).
La polizia non lo ritiene l'autore materiale del delitto, ma lo sbatte comunque in galera sperando che ciò lo porti a confessare quanto a sua conoscenza.
Il suo nome finisce in prima pagina.
Lo stesso giorno, Rosa riceve una telefonata dal mostro che lo minaccia:

"Così hai intenzione di scagionare il tuo amico, eh? Ti avverto. Se ti azzardi a dire che la sera del delitto Farini era con te, puoi ordinare la bara! Farai la fine di quei due sulle colline di Firenze!"

Frasi ad effetto, forse già sentite da chi ha seguito la vicenda processuale anche dopo la condanna dei Compagni di Merende.

Rosa cede alla minaccia, sconfessa l'alibi dell'amico che si ritrova quindi condannato per falsa testimonianza e sospettato come mostro.

"Il fatto che lei sia tagliatore di pelle lascia supporre che sappia maneggiare molto bene il coltello... e magari anche il bisturi!"

Nella sua cella, Farini si lascia andare ad una riflessione tanto tremenda quanto razionale:
"Se sto zitto, l'assassino si sentirà al sicuro e ucciderà ancora... E sarò scagionato!"

Vediamo quindi che il testimone dell'omicidio, non ha alcun bisogno di interloquire direttamente con il mostro per sapere come procedere.
Basta tacere e tutto si risolverà - per lui - in modo naturale, evitando ritorsioni contro la sua famiglia (sposato e padre di famiglia).
I contatti diretti, il mostro li ha voluti solo con Rosa, che non è testimone, ma che potrebbe fornire l'alibi e scagionare Farini.
Il mostro vuole Farini in galera finché gli farà comodo, ha in pugno la situazione.

Nella realtà, Enzo Spalletti la sera del delitto del 6 Giugno 1981 stava facendo il guardone assieme all'amico Fosco Fabbri, che poi lo aveva lasciato da solo. La citazione nel fumetto è palese. Anche la telefonata che intima a non far niente. E il fatto che Spalletti resterà in carcere finché non avviene il duplice omicidio delle Bartoline.

"Trascorrono alcuni mesi. Una sera..."

Siamo alla terza coppia di giovani appartati in auto, in una piazzola sulle colline toscane, si chiamano Mario e Stefania.
Effettivamente sono trascorsi alcuni mesi, tra il giugno e l'ottobre del 1981. Il mostro è pronto a colpire di nuovo.
La coppia è consapevole dell'esistenza del mostro ma si sentono al sicuro, perché ufficialmente è dietro le sbarre.
Il punto è proprio questo: finché gli inquirenti sbattono in galera qualcuno additandolo come autore dei delitti, "lui" troverà sempre delle coppiette appartate e potrà proseguire la sua delirante caccia.
Sono in molti a ritenere che gli omicidi venivano commessi di volta in volta per far uscire di galera qualcuno.
Come se non esistesse alcuna fantasia maniacale dietro il mostro di Firenze ma solo la necessità di scarcerare sardi e guardoni.
Non sono d'accordo.
Ma torniamo alla finzione. Il maniaco li sorprende durante l'amplesso, spara, ma non li uccide. Li trascina entrambi fuori dall'auto, anche il Baldi e la Cambi vennero trascinati fuori. Ormai è chiaro che è la notte del 22 Ottobre 1981 anche nel fumetto.
Poi viene ripetuto il "macabro rituale" così come già visto poche pagine addietro.

"A questi ragazzi sono stati inferti oltre cento colpi di bisturi!"
"Dunque il mostro è ancora in circolazione!"

A questo punto gli autori mescolano le carte inserendoci anche le coltellate subìte dalla Pettini nel '74.
A differenza della realtà, si procede spediti verso la conclusione.

"Le incisioni sono state praticate con abilità professionale da una mano esperta."

Farini esce finalmente di galera e ritrova l'amico Alberto Rosa che si scusa per l'alibi mancato e racconta della minaccia subìta.
Intanto gli psicologi interpellati concordano che il maniaco è un individuo frustrato e impotente che placa la sua "felice follia" col sangue delle vittime, forse un chirurgo impazzito. Un tiratore scelto, poche pallottole e tutte a segno. Forse addirittura mangia i feticci.
Vengono sguinzagliati agenti in borghese nel giro dei guardoni.
Dopo alcuni mesi di appostamenti infruttuosi, due finti guardoni sentono degli spari. Viene allertata la centrale.
E' il mostro, ha aggredito un'altra coppia di giovani. L'uomo giace esanime all'esterno dell'auto. Ora il maniaco sta trascinando fuori anche la donna.
Le asporta il pube mentre è ancora viva, ma viene interrotto da alcuni rumori. Sono arrivati gli agenti.
Scappa verso la provinciale a bordo di un'Alfa 2000 di colore blu, inseguito dalle volanti della polizia.
Dal sito Insufficienza Di Prove:
"Il 15 agosto 1982, gli agenti della squadra mobile si recarono nei pressi di Firenzuola, sull'Appennino tosco emiliano, presso il podere Ca' Burraccia, dove nell'abitazione di Giovanni Calamosca arrestarono Francesco Vinci".

Prosegue l'inseguimento sulle tavole del fumetto:
"Si sta dirigendo sugli Appennini!"

Improvvisamente, dietro una curva sopraggiunge un autocarro.
L'auto del mostro sbanda e finisce in un dirupo, esplodendo.
Il corpo è completamente carbonizzato, l'auto risulta rubata. Non sapremo mai chi era il mostro.
Del fumetto.

"Un mese più tardi, nei dintorni di Prato..."

Un'altra coppia.
Asportazione di entrambi i seni e del pube.

"Il maniaco del bisturi è davvero morto?
Oppure ha trovato un discepolo?"

Fine.

giovedì 10 agosto 2017

l'inattendibilità di Lotti 2: i lamenti di Pia

Appunti n. 3

Come abbiamo precedentemente visto, per rafforzare l'attendibilità dei racconti di Lotti, Canessa parte con lo smentire le voci di paese sull'ingenuità del personaggio.
Stavolta inizieremo ad affrontare un argomento molto più serio, vale a dire se il racconto di Lotti sull'omicidio di Pia e Claudio è verosimile o no.
Secondo il Lotti, Pia mentre veniva trascinata fuori dall'auto gemeva e si lamentava. Per la Difesa di Vanni ciò è impossibile in quanto la ragazza doveva già essere in coma a causa dei colpi subìti.
Lungi da me volermi lanciare in azzardate ipotesi data la mia incompetenza in materia, ricostruiamo quanto emerso in Aula.
Il 6 Novembre 1997 tornano in aula Mauro Maurri e Giovanni Marello, autori delle autopsie. I due dottori non hanno elementi nuovi da presentare, quindi si limitano a rianalizzare quanto già verbalizzato rispondendo alle domande del PM e degli Avvocati.

"immediata e profonda perdita di coscienza (cut) la ragazza non ha potuto muoversi nemmeno minimamente"

A domanda specifica di Nino Filastò, Maurri risponde che l'emissione di un gemito involontario era possibile. E' possibile che emettesse dell'aria ma non è detto che fosse volontario, poteva essere generato dal diaframma.
La ferita alla gola non ha compromesso le corde vocali.
Un gemito. In un primo momento un lamento poi diventato un gorgoglìo. Indicativamente, entro i dieci secondi dal colpo critico ricevuto, era possibile l'emissione di un suono, di un rumore.
Non se la sente di essere così preciso in merito ai dieci secondi ma anche il professor Marello concorda sulla possibilità.
Per la posizione della ragazza, il sangue poteva non defluire nei polmoni e consentire quindi l'emissione di suoni, anche per più di dieci secondi.

Infine nell'udienza del 20 Febbraio 1998 il PM riepiloga quanto riferito dal duo di esperti per avvalorare le parole di Lotti.

La Difesa Vanni non mancherà di sottolineare quanto le parole di Lotti vengano di volta in volta "aggiustate" per risultare più credibili: dalle iniziali urla della ragazza, ci si ritrova alla fine con dei più realistici "lamenti". (aggiornamento del 30/12/2017)

NB: ancora una volta, l'autore non ha interesse a sposare la pista "CdM"

FONTI:
6 Novembre 1997 (audio)