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domenica 21 giugno 2020

Accanto Al Mostro

Appunto n. 29


ACCANTO AL MOSTRO

L'Anonima Sarda e le armi sepolte dai neofascisti nel Mugello, i guardoni testimoni, il censimento di migliaia di armi, sessantamila scapoli fiorentini analizzati, la mafia internazionale, le scarpe, il deposito di eroina tra Campi e Signa, la lettera che il Mostro ha voluto firmare.
Al centro sempre lei: Silvia Della Monica.
Voglio dedicare questo appunto alla persona che ritengo aver compreso più aspetti di questa immensa vicenda.
Riporto i movimenti a noi noti del magistrato fiorentino fuori dalle indagini sul Mostro, per farsi un quadro della situazione prima dell'orrenda missiva di Scopeti.
Silvia Della Monica dopo aver torchiato sardi e guardoni/testimoni, si sposta all'antidroga.
Il 21 Gennaio del 1983 festeggia un risultato incredibile sequestrando 81 chilogrammi di eroina, nascosti dentro scatole di scarpe all'interno dei magazzini di un calzaturificio tra Campi e Signa.
L'organizzazione criminale viene completamente sgominata nei mesi successivi, mentre a Giogoli il 9 Settembre dello stesso anno vengono uccisi due giovani turisti tedeschi.
Quattro mesi dopo, Rotella fa arrestare Mele e Mucciarini ritenendoli coinvolti negli omicidi del Mostro di Firenze mentre Silvia abbandona definitivamente il caso, totalmente assorbita dalla ricostruzione del giro internazionale di eroina.
Il 18 Aprile del 1984 sui giornali si continua a parlare dei suoi successi: la sua equipe è riuscita ad arrivare fino ai vertici dell'organizzazione mafiosa, arrestando anche i sette "cervelli finanziari".
Shoes Connection, questo il nome dato dai media statunitensi all'operazione che disintegra un giro criminale che ha fatturato mille miliardi in due anni.
Da Palermo a Firenze. E da Firenze a New York. Il successo della nostra è riconosciuto a livello mondiale.
Arriviamo al 21 Luglio del 1984. Sono passati altri tre mesi, ci sono 102 imputati, 50 già in galera. Dai picciotti ai finanzieri nessuno si salva, è la parola fine a quest'indagine.
La fine della Shoes Connection vede il ritorno del Mostro, dopo una settimana esatta:
29 Luglio 1984, Vicchio, duplice omicidio Rontini-Stefanacci.
Il delitto viene firmato senza l'utilizzo del silenziatore e questo consente - grazie a dei testimoni - di risalire all'ora esatta della morte dei giovani.
Il Mostro aveva interesse a farsi sentire?
Ma da chi...
Silvia di sicuro non sembra ascoltarlo, perché sui giornali di lei si continua a parlare esclusivamente per la lotta alla droga.
Nasce la Squadra Anti Mostro, ma lei non ne farà parte.



Ad un mese dal delitto di Vicchio, un giovane ventitreenne di origini olandesi viene trovato morto dopo essersi iniettato una dose di eroina.
Su La Repubblica del 30 Agosto 1984, Della Monica rilascia la seguente dichiarazione in riferimento alla fiala di Naloxone trovata nella tasca del giovane:
"Spesso questi ragazzi credono che con il Naloxone si possono salvare ma non si rendono conto che non fanno in tempo ad iniettarsi il medicinale".
Il Mostro rimane lontano dai suoi pensieri, almeno pubblicamente.
3 Ottobre 1984: i giornali riportano la scarcerazione degli ultimi due "mostri" del "clan" sardo (virgolette obbligatorie), Giovanni Mele e Piero Mucciarini.
Centinaia di migliaia di armi analizzate, sessantamila scapoli della provincia fiorentina messi sotto la lente d'ingrandimento ma del Mostro, quello vero, non c'è traccia.
Per ritrovare sui giornali il nome di Della Monica legato alla serie di delitti ai danni delle coppiette, è necessario l'intervento diretto del Mostro che le invia il noto e macabro plico dopo il suo ultimo delitto.
6, 7 oppure 8 Settembre 1985, Scopeti: viene uccisa una coppia di turisti francesi, in Italia per partecipare ad una fiera commerciale a Bologna.
La ragazza, Nadine Mauriot, era titolare di un negozio di scarpe e voleva vedere nuovi modelli da proporre ai suoi clienti.
Scarpe.
Ancora oggi siamo a chiederci se la coppia francese sia riuscita a partecipare all'esposizione bolognese.
Esistono diciassette scatti fotografici che testimoniano la loro breve vacanza e che potrebbero aiutare a far luce su numerosi aspetti della vicenda, ma sono a tutt'oggi segretati.



Il Mostro ritaglia un piccolo lembo del seno strappato a Nadine e lo inserisce in una busta che imbuca in una cassetta postale vicina ad una abitazione di appoggio di Della Monica. Abitazione non intestata a lei.
E la spedisce mentre Silvia non è presente, presa da altri pensieri.
E' costretta a tornare.
Silvia racconterà molti anni dopo in un intervento nella trasmissione "Chi L'Ha Visto?" del 6 Luglio 2011:
"Lettera che io avevo preventivato. Quindi Piero Vigna mi interrogò a lungo per sapere a chi l'avessi detto."
Scriverà su un documento ufficiale all'attenzione del "signor Procuratore della Repubblica" il 17 settembre 1985 (la versione completa si trova sulla nuova edizione del libro "Al Di Là Di Ogni Ragionevole Dubbio" di Paolo Cochi):
"Le rappresento che mi sono occupata delle indagini fino ai primi del gennaio 1984, epoca in cui chiesi al Procuratore della Repubblica Prof. Enzo Fileno CARABBA, di essere rilevata e sostituita da altro collega in quanto sia motivi di lavoro (ero impegnata nell'istruttoria contro TOMMASO SPADARO e altri conseguente al sequestro di circa 80 chili di eroina avvenuto in Firenze e dovendo espletare rogatorie in U.S.A.) sia motivi familiari (malattia e morte di mia madre), mi impedivano di dedicarmi con sufficiente possibilità di tempo all'assistenza al Giudice Istruttore, essendo stata formalizzata l'inchiesta.
La stampa, mio malgrado, ha sempre dato grosso risalto alla mia partecipazione alle indagini e ricordo in particolare un articolo apparso sulla Nazione di Firenze, scritto da Mario SPEZI, che faceva anche riferimento a persone della mia famiglia.
(vedi Appunto n. 14)
Inoltre lo stesso SPEZI nel suo libro sul mostro di Firenze, parlando degli inquirenti, ha più volte fatto riferimento alla mia persona e a certe impostazioni istruttorie da me date.
E' noto, peraltro, che da tempo io non mi occupo più del caso, sicchè l'inoltro della lettera proprio a me non posso che interpretarlo oltre che come sfida agli inquirenti anche come minaccia.
(CUT)
Devo segnalarLe che
il nostro Ufficio, soprattutto di pomeriggio, è accessibile senza adeguati controlli a chicchessia, e che io trascorro in Procura la maggior parte della giornata, trattenendomi per ragioni di lavoro, fino a notte inoltrata e, comunque, dopo la chiusura del portone principale, con conseguente rientro ad ora tarda all'abitazione.
Ritengo opportuno sottolineare che mi sembra probabile che l'autore dell'anonimo, soprattutto in assenza di pubblicizzazione del suo gesto, possa compiere un ulteriore passo e possa mettersi in contatto con me sia telefonicamente che di persona.
Ossequi."

Il 23 Settembre, come da lei predetto e comunicato in Procura, Silvia riceve una telefonata su una linea privata, non intestata a lei (anche questa!) da un sedicente signor Taddei Gianfranco, in cerca di compagnìa femminile. Non sarà possibile risalire all'ubicazione del chiamante.
Il 26 Settembre del 1985, a seguito di una fuga di notizie nella stessa Procura fiorentina (e che determina l'apertura di un'indagine interna), viene pubblicamente diffusa l'esistenza della lettera col lembo di seno.
Silvia Della Monica è di nuovo pubblicamente protagonista delle vicende del Mostro di Firenze.
Negli stessi giorni arrivano in Procura diverse lettere anonime, alcune vere e proprie minacce, alcune si teme addirittura consegnate a mano.



Avvocato Adriani intervistato su Nove.it il 19 Aprile 2018, riporto alcuni passi che personalmente ritengo interessanti:
"Si va oltre l'orrore: un lembo di seno della ragazza francese viene spedito da una cassetta delle lettere di San Piero a Sieve al magistrato Silvia Della Monica che fino al 1982 aveva indagato sul Mostro e che forse aveva capito qualcosa e quindi occorre punirla, intimorirla al punto da costringerla a richiedere la scorta."
"Probabilmente un assassino istrionico che
ha in odio i propri simili e le Istituzioni
, che prova piacere quando uccide, in un delirio di onnipotenza, e poi si compiace sui giornali del clamore suscitato dalle proprie gesta.
Nel 1981 accade però qualcosa per cui rischia di essere individuato, ma ha amicizie importanti in apparati pubblici e riesce a non farsi beccare.
"


LINK:



domenica 26 gennaio 2020

Scopeti 1983

Appunto n. 27

Scopeti 1983 - prima parte

Sì, 1983, non è un refuso. Le cronache immediatamente successive al duplice omicidio di quell'anno già ci presentano tra le righe la zona che diventerà tristemente nota solo il 9 settembre 1985.
Ma partiamo dall'inizio.

9 settembre 1983 - Giogoli - vittime Uwe Rüsch e Horst Meyer

I due giovani tedeschi erano arrivati a Firenze da qualche giorno con il camper, di giorno visitavano la città e la sera, invece che fermarsi in un camping, andavano alla ricerca di un posto appartato per dormire.
Nella notte di mercoledì (o di giovedì, lui non lo ricorda), il furgone fu visto da una guardia giurata della Metronotte, Giampiero Salvadori, che faceva il suo giro d'ispezione nei pressi delle cantine Serristori di San Casciano.
Il camper era posteggiato di fronte al cancello di una villa e il metronotte bussò allo sportello, con la pila illuminò il volto di Horst Wilhelm Meyer e gli disse che in quel punto non potevano sostare.
Vide nel furgone anche il Rusch Sens che dormiva e gli parve una ragazza.
(La Nazione, 11 settembre 1983)

Per collocare geograficamente di cosa parla l'articolo sul metronotte: le cantine Serristori erano sotto Villa Machiavelli, via Scopeti 64, secondo quanto riferitomi da abitanti della zona.
Il delitto dei francesi di due anni dopo avviene di fronte via Scopeti 124.
L'articolo specifica solo la zona da cui vennero allontanati i tedeschi, un punto favorevole per posizionare il furgoncino, di fronte al cancello di una villa.
Non mi risultano condizioni simili in altre ville della zona a parte quella di fronte agli orrori dell'85.
Due coppie straniere, entrambe in campeggio, nella stessa zona, vittime del mostro di Firenze.
È una coincidenza abbastanza inquietante.
Si può far correre la fantasia ed ipotizzare che il mostro abbia tratto spunto da questo articolo del 1983 per scegliere e studiarsi la zona degli Scopeti in vista dell'85.
Oppure aveva già scelto la piazzola fin dall'83 e il metronotte ha solo rimandato l'inevitabile?
Ma in questo secondo caso, perché intestardirsi sui due ragazzi tedeschi e seguirli (o cercarli) fino ad arrivare a Giogoli per commettere il delitto?
Meno probabile questa possibilità, anche perché i ragazzi andarono a giro anche il giorno dell'omicidio prima di riposizionarsi nello spiazzo di Giogoli all'ora di cena, difatti limitando la presenza del mezzo alla sola notte.
NB: dalle cantine alla piazzola di Scopeti sono meno di 2 minuti in auto, zona battuta dalla guardia giurata. Da Scopeti a Giogoli sono 15 minuti in auto, spostamento dei tedeschi.




La data.
I corpi dei giovani tedeschi vengono trovati ufficialmente il giorno 10, sabato, alle ore 19:30, da Rolf Reinecke che abitava nella villa adiacente, La Sfacciata.
In corsivo, dal blog Calibro22: alcuni testimoni vedevano i tedeschi la mattina quando facevano colazione, poi sparivano per tutto il giorno, quindi ricomparivano la sera intorno alle ore 20:00.
Da accertamenti testimoniali eseguiti su rogatoria, risulta che le vittime sarebbero partite da Monaco il 7 Settembre.
Il metronotte li allontanerebbe quindi dalla piazzola di Scopeti la notte del loro arrivo, mercoledì, oppure giovedì, esattamente il 7 o l'8 Settembre.
La mente corre nuovamente avanti di due anni, al delitto Nadine Mauriot - Jean Michel Kraveichvili, chissà se quella data era importante per lui o è stata solo una casualità, l'ennesima.
Evitiamo ogni commento personale e la aggiungiamo alle "inquietanti coincidenze".

*************

Scopeti 1983 - seconda parte

Trascorrono quattordici anni da quell'articolo.
E' il 1997, il GIDeS ha sostituito la Squadra Anti Mostro e il suo capo, Michele Giuttari, sta divorando ogni faldone dell'inchiesta, anche il più polveroso, a caccia di nuovi spunti.
Durante questa fase, salta fuori un nuovo testimone.

FIRENZE, S' INDAGA SU UN AGGUATO MANCATO
La piazzola degli Scopeti dove nel settembre del 1985 una coppia di francesi fu uccisa dal mostro potrebbe essere stata teatro di un altro delitto mancato.
La squadra mobile di Firenze sta verificando le dichiarazioni che un ex muratore di San Casciano, Giovanni Bonechi, 67 anni, ha rilasciato al Tg1 e al quotidiano 'La Nazione' .
Ieri Bonechi è stato ascoltato per due ore dal capo della mobile Michele Giuttari.
Ha raccontato che in un giorno imprecisato, forse nel 1983 o '84, andando a caccia parcheggiò la sua auto nei pressi della piazzola di Scopeti.
Erano le sei del mattino.
Nella piazzola c' era una tenda verde.
Bonechi stava inoltrandosi nella macchia quando gli si avvicinò un contadino che disse: "Attento perchè qui sparano. Stanotte ho sentito dei colpi, sono uscito per vedere che stava succedendo e vicino alla tenda, che è stata montata ieri sera da un uomo e da una donna, ho visto due bossoli".
I bossoli erano lì.
"Erano di pistola", sostiene Bonechi.
Nella tenda non c' era nessuno.
Forse gli occupanti avevano passato la notte altrove.
Poche ore più tardi la tenda non c' era più.
Ora la polizia sta cercando di identificare il contadino incontrato da Bonechi.
(La Repubblica, 5 gennaio 1997)

Sul fronte delle indagini ieri è stato interrogato, dal capo della Mobile Giuttari, un cacciatore di San Casciano.
L'uomo, Giovanni Bonechi, 66 anni, ha riferito che due anni prima circa del delitto degli Scopeti, nella stessa piazzola dove furono uccisi i due turisti tedeschi, trovò una tenda con fuori dei bossoli.
A segnalargliela era stato un contadino che nella notte aveva udito alcuni spari.
Una semplice testimonianza che avrebbe fatto pensare a un presunto mancato delitto ai danni di una coppietta: un episodio sul quale sono in corso accertamenti.
(Corriere della Sera, 5 gennaio 1997)




Una sintesi delle affermazioni del Bonechi, che ritagliamo da La Nazione:

Il mostro fallì un altro agguato.
Un cacciatore: "forse un altro delitto mancato"
Vide due bossoli di pistola in terra, e un contadino amico gli disse che qualcuno aveva sparato agli occupanti di una tenda
"Ho visto due bossoli agli Scopeti, in quegli anni. Ero andato lì a caccia e insieme a un contadino che abitava nella casa davanti vidi due bossoli per terra.

(l'articolo successivamente fornisce anche un'indicazione più precisa: "contadino che forse ha abitato quella casa sulla collinetta davanti alla piazzola")

Sono sicuro. Erano due bossoli di pistola.
Erano prima di arrivare agli Scopeti, lungo la strada, sulla sinistra.
C'era un contadino che mi conosceva per nome e mi chiamò e mi disse 'oh Bonechi, stanotte hanno sparato'.
Guardai i bossoli per terra, ma non li toccai.
Sarà stato l'80 o gli anni successivi.
Prima di quando ammazzarono i francesi.

(Bonechi poi si confonde sulle date e spara l'86)

Quel contadino ha sentito due botte, di notte. Me lo raccontò lui.
Disse che c'erano due in una tenda tirata su nel bosco e di averli visti scappare.
Lui li aveva visti fare la tenda.
Si salvarono perché si buttarono di sotto dal ciglio della strada.
E lui aveva visto questa scena." 
Bonechi avrebbe parlato dei bossoli con una troupe Tv che gli aveva chiesto di accompagnarla su uno dei luoghi della vicenda.
(La Nazione, 4 gennaio 1997)

Un racconto tardivo, troppo, che quindi solleva legittimi dubbi sulla sua veridicità.
Comunque il 14 Luglio 1997 il Bonechi è di fronte alla Corte, ma l'argomento della tenda e dei bossoli non viene affrontato.
E' una fase in cui si cerca di confermare o smentire la sudditanza psicologica di Lotti nei confronti del Pacciani, si scava quindi sulla sua sessualità.
Per intenderci, è la testimonianza divenuta nota per la frase che gli viene contestata dal Pubblico Ministero "il Lotti era un finocchio, nel senso che andava con gli uomini per pigliarlo in c**o e non per metterlo. Questa voce l'ho sentita tanto tempo fa nel paese di San Casciano, dai primi anni '80 in poi".
Non risulta sia stato rintracciato il testimone degli spari che abitava nei pressi della piazzola, se ancora vivo al momento degli accertamenti del '97.

Niente bossoli conservati, niente denuncia, rimane solo un racconto suggestivo da mettere nel mucchio assieme a tanti altri.


Calibro 22 - delitto Giogoli 1983 - link all'utilissimo blog

mercoledì 14 marzo 2018

la Valigia dei Tedeschi

Appunto n. 15

Il 9 settembre 1983 vengono uccisi nel loro furgoncino volkswagen i giovani turisti Horst Wilhelm Meyer e Jens-Uwe Rüsch.
Qui di seguito trascrivo un intervento della difesa Pacciani che meriterebbe maggiore attenzione.

Processo Pacciani, 24 Ottobre 1994.

Avvocato Fioravanti:
"E i due giovani sono morti.
Che indagini!
Paurose.
E una valigia, con tutti gli effetti dei tedeschi?!
Ce lo può raccontare Congiu.
O qualcuno dei carabinieri.
Fu trovata quattro mesi dopo, l'hanno cercata spasmodicamente anche tramite consolato tedesco!
Fu trovata in uno stipetto dei carabinieri in Borgo Ognissanti!
Ma guarda un po'..!
E quello non poteva essere un cimelio?
Che indagini.
Trentacinque persone su ventidue metri quadri.
Trentacinque persone che calpestavano. Giudici, avvocati, ispettori di polizia. Calpestavano, in quello spazio.
E dopo volevano rilevare le impronte, ci diranno quelli della SAM.
Tutto da rifare, lo diceva anche Bartali. L'è tutto da rifare.
E per Pacciani, l'è tutto da rifare non esiste.
Perché per Pacciani un processo del genere non si fa due volte.
Per Pacciani o è assolto o è la morte.
Quella morte che lui non ha dato a quei sedici ragazzi.
Ma io non vi voglio impietosire, io vi voglio portare sul filo dei fatti concreti, storici.
Non il "nome storico" e il "contenuto non storico".
Questo lo facciano gli altri.
Io sono un avvocato che amo oltretutto quest'uomo.
Lo amo perché è sprovveduto.
Perché in qualche momento è stato ignorante, perché in qualche altro momento è stato bugiardo.
Ma io voglio bene a quest'uomo perché ha bisogno di essere difeso.
Se sono vuote queste parole, scusatemi. Io vado avanti nella caccia alle streghe.
Questa è una caccia alle streghe, spietata caccia alle streghe."



La Nazione
20 Luglio 1982
Un appello dei carabinieri per il mostro, Un appello è rivolto dal comando del nucleo investigativo dei carabinieri di Borgo Ognissanti a una persona che ha dato più volte il suo contributo anonimo all’indagine sui delitti del maniaco perché si rimetta in contatto con loro. L’uomo, che nella sua ultima lettera si è firmato "un cittadino amico" e che ha scritto tre volte (cut)

Per ogni ulteriore approfondimento attorno al 20 Luglio 1982 consiglio il blog di Frank Powerful linkato in fondo all'articolo.



FIORAVANTI processo pacciani del 24 ottobre 1994 (AUDIO file 3 dal minuto 51)

ricerca Borgo Ognissanti (dall'utile blog di Frank Powerful)

venerdì 2 febbraio 2018

Golden Gay

Appunto n. 12

La prima parte che leggerete è una mia trascrizione personale perché in rete non ne trovo traccia, la seconda invece è ripresa dal sempre essenziale sito di Flanz.



23 Maggio 1994, Processo Pacciani.

Avvocato Santoni Franchetti:

"Non so se ve ne ricorderete ma uno degli investigatori del delitto del 1983, quello dei tedeschi, dei ragazzi tedeschi nel camper, disse che a una distanza di circa 10 metri dal luogo del delitto era stata rinvenuta e fotografata la copertina di una rivista pornografica. Intorno a questa rivista pornografica vi erano ritagliate pezzi - ritagliate dico con delle forbici, non so anche se vi erano pezzi di fotografie strappate - di altre riviste pornografiche. La difesa siccome questo argomento era stato oggetto di studio da parte di una perizia dei professori modenesi, chiese al Pubblico Ministero di vedere la copertina repertata ma non mi sembra acquisita agli atti e pertanto oggi se ne chiede l'acquisizione spiego brevemente l'importanza del reperto. Quando vidi la copertina che nelle fotografie non si vedeva peraltro molto bene, fui colpito da una circostanza singolare: che su quella copertina si faceva riferimento a un delitto, il cosiddetto Delitto Leroux. Cercammo questa rivista per due motivi fondamentali: sulla rivista si porta il numero 5 e se si va a leggere l'ottica di questi delitti cioè del modo di esecuzione noi vediamo che 74, 81, 81, 82, 83 questo è il quinto delitto. Ma la cosa più singolare è la data di questa rivista, che è del 1981. Ovvero sia è impossibile che quella rivista fosse stata lasciata prima di quella notte. Anche perché gli investigatori dissero - e l'avevano repertata proprio per quel motivo - che la fotografia, quella copertina non portava nessun segno di agenti atmosferici, pioggia, rugiada, sole. E quindi doveva essere stata messa per forza quella notte. Quindi noi ritroviamo quella notte una rivista di due anni prima, ricordiamoci che la serie dei delitti con una certa peculiarità incomincia nel Giugno del 1981, la rivista nasce nell'Aprile del 1981 e che porta "numero 5" come quel delitto e fa un riferimento a un altro delitto. Ritrovata la rivista, e per quello ne chiediamo l'acquisizione perché non era facile nemmeno trovarla, l'abbiamo trovata presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, non esisteva né a Milano né da altre parti. La rivista tratta e quindi chiedo che ne siano acquisite anche le pagine, di un tribunale che fa delle vendette. Cioè oggetto di questa rivista che non è omosessuale ma eterosessuale, a dispetto del nome "Golden Gay" è una rivista eterosessuale a tutto tondo, parla di un tribunale che fa delle vendette. E si conclude questi delitti in un modo molto simile a quello operato sulle vittime dei delitti che vanno dall'81 all'85. Atteso quello che ha detto l'attività investigativa e cioè che quella rivista non poteva essere che lasciata la notte del delitto, atteso il riferimento al numero 5, atteso l'anno di pubblicazione il 1981, atteso il contenuto singolarissimo un tribunale che incarica una persona di compiere una vendetta che poi viene sviluppata in modo molto simile a quello dei delitti, si ha ragione di credere, di ritenere come d'altronde fu pensato in quel periodo, che questa rivista, cioè questa pagina, sia stata posta o dall'autore, o dagli autori o da persone che avevano rapporti con l'autore di questo omicidio.
Quindi io chiedo che venga acquisita agli atti processuali.
Non solo, ma mi riservo, c'è una caratteristica in questa copertina.
E' stata strappata, almeno sembra, bisognerebbe farla vedere Presidente, da una parete.
Era stata appiccicata, forse con della colla o dello scotch, infatti sul retro si vede lo scollamento. La carta patinata è stata tolta e quindi non è possibile nemmeno pensare che questa pagina sia stata tagliata, strappata dalla rivista ma era stata proprio incorniciata. Cioè gli era stato dato un valore specifico. Io penso che anche il dottor Perugini possa vederla eventualmente se la Corte lo riterrà opportuno e le parti saranno consenzienti, per sapere se questo corrisponde a verità. La ringrazio.
Dopo le parti posso produrla, la difesa e il Pubblico Ministero ne hanno già avuto copia."

Presidente:

"La Corte provvedendo sull'istanza di produzione formulata dalla Parte Civile rappresentata dall'avvocato Santoni Franchetti e sentite le altre parti, ritenuto che anche alla produzione documentale in questione si applica il regime di ammissibilità richiamato nella precedente ordinanza odierna e sancito l'articolo 468 codice procedura penale che anche questa produzione è perciò allo stato inammissibile non risultando provata l'impossibilità di tempestiva richiesta a norma dell'articolo 493 comma terzo codice di procedura penale, respinge allo stato l'istanza di produzione.
E quindi questo lo ridiamo all'avvocato Santoni e questa la alleghiamo al verbale."


20 Ottobre 1994, Processo Pacciani.

Avvocato Santoni Franchetti:

"C'è una circostanza importante, verrà ritrovato accanto, a cinque metri circa dal furgone, una rivista, ci sono le fotografie, una rivista che si chiama "Golden Gay" di cui avevamo chiesto l'acquisizione, Presidente, del giornale, era tardiva, ma tardivamente l'avevamo scoperta, però c'è la fotografia e quindi ne possiamo parlare. Ed è una fotografia strana perché parla, questa rivista, di una setta di persone incappucciate e di un patto di sangue, compiono una vendetta con un atto finale che è simile - anche se compiuto a volte su uomini o su donne - a quello fatto dal mostro. La circostanza sarebbe per voi importante se si fosse usato il vecchio rito, acquisizione di altri atti. Nell'agosto del 1983 fu compiuta la perizia psichiatrica su Francesco Vinci. Fu dichiarato completamente sano di mente e lui parlò nell'agosto del 1983 di uomini incappucciati - c'è la perizia - nelle sue ricostruzioni e di patto di sangue. Guarda caso, dopo un mese e mezzo noi troviamo una rivista dell'aprile del 1981, cioè di prima, di pochi mesi prima che cominciassero questi delitti, in cui si parla di uomini incappucciati e di patto di sangue. Combinazione. È una combinazione. Ma chi ce l'ha messa? Dicono i Carabinieri: non era sgualcita, non era bagnata dalla rugiada, da nulla, è stata messa quella notte. Allora, quella notte qualcuno si è divertito a mettere una rivista del 1981 che parla di patto di sangue e di uomini incappucciati. Esattamente quello che dice - e la perizia non è agli atti purtroppo, ma c'è – di Francesco Vinci. Strano, molto, molto strano. Questa difesa di parte civile le cose le deve dire. Arriviamo invece, ed è molto importante, forse il delitto più importante: al 1984, dicevo l'85, l'84 è certamente importante perché voi dovete valutare, e anche su questo aspetto una risposta dalla Corte, un fatto importante. Signori, dopo il 1981 incomincia nei giovani una psicosi. Noi non si va più a fare l'amore in macchina perché veniamo uccisi. Le ragazze, ovviamente, si rifiutavano. Io mi ricordo nell'83 stavo a Borgo San Lorenzo e le coppie si radunavano intorno a un ospedale ancora non ultimato, proprio vicino al paese, nel paese e si vedeva quaranta macchine, cinquanta macchine, venti macchine a volte, tutte vicino, coi Carabinieri che ogni tanto venivano a controllare. La psicosi era enorme. Siamo nell'83. Trovare una coppia, più c'erano le pattuglie della Polizia, pattuglie del Carabinieri, volontari che andavano per le campagne a vedere, a guardare, cacciatori. Una psicosi. È logico, siamo nell'83 devono ancora avvenire il delitto dell'84 e dell'85. Trovare una coppia è difficilissimo, perché i luoghi, i posti sono migliaia. Pensate, il "mostro" colpisce sempre vicino a delle strade abbastanza importanti, ma se uno andasse nelle stradine di campagna poi ve ne è una varietà infinita e le coppie hanno paura; trovare qualcuno senza farsi notare è difficile. E sarà molto importante dopo. Talché nel 1984 penso che purtroppo per i poveri ragazzi di Vicchio fossero fra i pochi a uscire la sera in quel modo. Ma avranno pensato: 'Proprio qui deve venire a colpire?' Tra l'altro la strada è l'unico - io conosco i luoghi del delitto - quella strada è difficilissima da vedere se c'è una macchina, perché? Perché sale cosi, poi fa una curva, un rientro e non si vede da nessuna parte. Cioè, qualcuno dall'esterno non può vedere quel posto, l'hanno detto i Carabinieri, e poi i posti sono sempre lì. Il ragazzo d'altronde ha messo la macchina con la propria spalliera attaccata a una macchia, sulla destra c'è una casa e un prato. Quindi se viene qualcuno lo vede. Lì, con la macchina rivolta verso la strada. Ciononostante l'attacco verrà portato proprio dalla spalliera del guidatore, attaccata alla macchia. Sicché fa presupporre che la persona, o le persone che hanno aggredito quella coppia fossero già lì quando loro sono arrivati. Che vuol dire questo? E vorrà dire dopo, perché conoscere quel posto che non si vede, vivaddio, non può l'omicida aver girato in tutte le stradine, sono, ripeto, migliaia, tutte quelle di campagna, quelle sterrate, per vedere i posti possibili. Deve essere qualcuno che lo conosce molto bene e stiamo attenti, è a pochissimi chilometri dalla zona di Vicchio, è proprio, è quella zona lì. Ma questo delitto non ci dà altre connotazioni salvo una che viene, purtroppo, portato ulteriore oltraggio al seno della ragazza, ed è significativo. Purtroppo sono domande senza risposta. Noi vediamo che in tutti i delitti c'è qualche cosa di oltre, di di più: nel '74 c'è il vestito là sotto, e questo potrebbe essere importante in futuro per voi nel connotare psicologicamente l'omicida. C'è il vestito, poi sarà trovata a Calenzano una pietra rossa misteriosa: i Carabinieri faranno indagini incredibili.. Una pietra da salotto, un fermaporte di marmo, in mezzo a un bosco. Una pietra che ha un certo valore? Non riescono a capirlo. Verrà poi trovata la rivista. Verranno poi fatti altri dati connotativi come il taglio al seno. Nell'81 c'è invece il taglio al pube. Ogni volta c'è un qualcosa di più."


4 Giugno 1997, Processo Compagni Di Merende.

Avvocato Santoni Franchetti:

"Riguardando le carte, mi accorsi che nel delitto del 1983 ai tedeschi, accanto, c'erano delle riviste pornografiche, che nessuno aveva guardato perché le indagini non sempre furono fatte con molta attenzione. State bene attenti perché è fondamentale. Guardando un momento meglio queste riviste, ce n'era una sola, una pagina intera con attorno dei brandelli di foto. E in questa pagina intera notai una cosa strana, che oggi però acquista un significato completamente diverso. Guardando la data, vidi che era del 1981. Dissi 'o mio Dio, come fa a essere una rivista del 1981 se il delitto è del 1983?’. Anche perché, nei rapporti dei Carabinieri c'era scritto che quella rivista era stata messa, e non poteva che essere stata messa quella notte, perché non mostrava i segni di deterioramento che il sole o la rugiada potevano portare. E che poi, che fosse lì dal 1981 era impossibile. Anche perché Presidente, i testi sentiti, gli abitanti - c'è una casa proprio accanto - dissero: 'questo non è luogo dove le coppie vengono a far l'amore, guardoni non ci sono', quindi riviste pornografiche è difficile... ma è del 1981. E lo sapete Presidente di quand'è il primo numero? Il primo numero era dell'aprile del 1981. Quindi quando esce Stefano Mele, esce anche questa rivista che guarda caso era stata appesa a una parte perché dietro si vede lo scotch attaccato e poi quando viene staccata va via e resta la pagina strappata. Ora Presidente, visto che in questo processo appare la figura di Francesco Vinci, è importante parlare un momento - e ve la vorrei far vedere, c'è lo strumento, perché sennò sarà un po' difficile farla, vedere a tutta la Corte - perché dice delle cose, questa rivista, fondamentali. La prima pagina.
(CUT)

Dunque, ripeto, questa rivista è del 1981, va bene? E parla, lo vedremo poi nelle foto a riprova di quello che dico, parla di un gruppo di persone gay che compie delle vendette contro chi gli ha portato dei torti. In fondo vi è la punizione e vedremo che quella punizione portata a coloro che hanno osato offendere questo gruppo di persone è una punizione uguale a quella che avviene nell'omicidio. Però, Presidente, annuncio prima di vedere le immagini, che chiederemo, ai sensi dell'articolo 238 ter di procedura penale, l'acquisizione - il signor Pubblico Ministero dovrà dare il suo parere - della perizia psichiatrica che fu effettuata su Francesco Vinci nell'agosto del 1983. Che cosa voglio dire? Quando leggerò i brani di questa perizia psichiatrica, in cui lui fa delle dichiarazioni importantissime e Francesco Vinci credo che sia morto, non ne dubito, non lo so, ho parlato, non ho letto gli atti.Presidente, intanto leggo che cosa scrive, che cosa dice Francesco Vinci nel 1983, nell'agosto, cioè due mesi prima l'omicidio. Interrogato sulle macchie di Rorschach lui dice: "mah, a me sembra che siano due persone queste qui che stanno portando via una persona così, per le braccia. Sono due esseri umani, va bene, che stanno trascinando via un'altra persona. Ci sono, credo, delle persone con dei mantelli e dei cappucci che portano via un'altra persona".
E i commenti degli psichiatri dicono: ‘ma questo è imputato di omicidio di questo genere e ci dà queste risposte?'.
"E quei tali coi cappucci a che cosa le fanno pensare". "Mah, che sia un tipo di reato, un sequestro di persone, non so, cose del genere". E poi continua: "che cos'è questa?" "Una vagina". Sta interpretando le macchie di Rorschach. Ognuno dice è libero di interpretare a suo modo, fanno gli psichiatri. Certamente è molto strano. E poi continua: "Questi sono uomini incappucciati, questi sono uomini mascherati che legano le mani a un altro uomo, che portano via, e questo è sangue, un altro uomo”. Allora, noi sappiamo che nel 1983, due mesi prima l'omicidio, Francesco Vinci parla in questa perizia di uomini incappucciati, di uomini mascherati e parla esattamente di legame di sangue. Legame di sangue. Io, cioè, che è un giuramento di sangue. Ora io, Presidente le dico questo: quando voi vedrete ora non le possiamo vedere però è interessante la prima foto, perché vi spiegherà il seguito lui, secondo la tesi oggi del Lotti, dell'accusa verrà liberato perché delle persone non vogliono che lui ingiustamente, o giustamente poi non lo sappiamo, rimanga comunque in carcere. Si parla di uomini mascherati e in quella rivista vi sono uomini mascherati. Ve lo farò vedere, va bene? In quella rivista vi sono uomini mascherati. E la punizione è esattamente la stessa che viene, vi è sfondamento anale, in questa rivista la punizione è questa, la morte atroce per sfondamento anale, mentre in questi delitti abbiamo una punizione comunque con asportazione del pube con questo segno.
(CUT)
Insomma, per me è piuttosto importante vedere che una persona, che si dice oggi liberata da costoro, due mesi prima dell'omicidio viene a parlare di pluralità di persone e di persone incappucciate, di persone legate da un giuramento di sangue. Dopo due mesi io mi ritrovo sul luogo dell'omicidio una rivista del 1981, pressoché in data dell'inizio di questi omicidi, che mi parla di uomini incappucciati, di giuramento di sangue - testuale, in quella rivista c'è scritto giuramento di sangue - e di punizione simile a quella che viene compiuta contro. Io che cosa devo pensare, Presidente? Quello che pensai allora: la rivista fu lasciata sul luogo del delitto apposta come messaggio a Francesco Vinci per dirgli: il giuramento di sangue è stato adempiuto.
(CUT)
Allora dico, questo fatto è fondamentale perché serve a illustrare questa vicenda. Ma vi dirò di più: il Lotti non ha saputo indicare quando avvenne il colloquio fra il Vanni ed il Vinci in San Casciano. Allora dico, ma signori della Corte, possiamo investigare su questo?
(CUT)
Quelli che mi interessano molto sono tutti quegli accertamenti oggettivi che meglio servono a strutturare una sentenza. Perché prima, ripeto, bisogna vagliare questi fatti e poi arrivare alle eventuali condanne o assoluzioni che esse siano. Questo è il senso e lo è sempre stato, Presidente, da 23 anni, di questa parte civile che ha combattuto. Perché questo è un processo anomalo, è diverso, ve l'ho detto. Troppi errori sono stati commessi e non si potrà mai rinfacciare niente a nessuno se siamo esseri civili non lo potremo mai rinfacciare, perché la premessa che ho compiuto inizialmente, la mia premessa iniziale fondamentale, questo è un processo anomalo, misterioso e quindi difficile. I moventi ci sono sostanzialmente sconosciuti. Perché una cosa così atroce, quando parla di vedere quelle maledette fotografie, ne vengo ogni volta sconvolto, Presidente, perché sono una cosa veramente atroce e dietro non ci può essere una banalità, ma qualche cosa di estremamente più complesso che ancora ci è sfuggito."



Come si vedrà nel corso del processo ai Compagni di Merende, l'avvocato propenderà per la ricostruzione del PM. Quindi Francesco Vinci legato a Vanni e Pacciani e via proseguendo nelle confessioni di Lotti.
Personalmente le parole di Vinci durante i test con le macchie non mi impressionano in direzione "secondo e terzo livello del mostro", mi sembrano più in sintonia con l'ambiente dei sequestri.
Quello che mi ha fatto interessare al Golden Gay è piuttosto la - seppur minima - possibilità che chi l'ha posizionato a Giogoli fosse a conoscenza delle risposte di Francesco ai test con gli psichiatri.
Qualche considerazione al di là dell'idea dell'avvocato condivisibile o meno: come si intravede nella foto, la copertina non ha l'angolo in alto a sinistra. Questo fa sorgere il sospetto che la rivista fosse stata trovata come allegato ad un'altra pubblicazione. Negli anni '80 infatti era pratica comune riempire le edicole di pacchetti con più riviste vecchie a poche lire (soprattutto in periodi estivi, ma c'era anche chi abbondava in tal senso durante tutto l'anno come la vecchia edicola all'esterno della Stazione di Santa Maria Novella). Altre volte una vecchia pubblicazione veniva inserita come allegato a una nuova ma privata di un angolo.
C'erano i pacchetti con Topolino, Braccio Di Ferro, con i super-eroi, e poi ovviamente con i giornaletti porno.
Il Golden Gay peraltro andò molto male sia in patria (era infatti la traduzione di una rivista francese) che in Italia dove infatti durò pochi numeri. Non stupisce che sia rimasto tra gli inveduti da riciclare.

AGGIORNAMENTO:
Come ipotizzato sopra, adesso ne abbiamo conferma da queste copie di SuperSex, rivista maggiore della stessa casa editrice del Golden Gay e sempre traduzione della versione pubblicata originariamente in Francia.
Manca l'angolo in alto a sinistra in quanto copie vecchie omaggio ad altre riviste.






Santoni Franchetti - deposizione del 23 Maggio 1994 (AUDIO, dal minuto 30)
Santoni Franchetti - deposizione 20 Ottobre 1994 (TRASCRIZIONE)
Maresciallo Storchi - deposizione del 29 Aprile 1994 (TRASCRIZIONE)
Santoni Franchetti - deposizione del 4 Giugno 1997 (TRASCRIZIONE)